Redazione

14 Dicembre 2025

Il diritto di non far niente

Una volta la domenica era una cosa semplice. Non perché fosse migliore. Semplice perché non pretendeva niente da te. Ci si svegliava un po’ più tardi. Si girava per casa senza un vero scopo. C’era sempre qualcuno che diceva: “Che facciamo?”. E qualcun altro rispondeva: “Mah”. Fine del programma. Non era ozio filosofico, intendiamoci. Era una sospensione. Un tempo un po’ molle, che serviva a far passare la settimana e a preparare, senza saperlo, quella dopo.
13 Dicembre 2025

Terzo movimento

Mi avevano detto “Prima della Scala” e io avevo immaginato la scena: ingresso principale, tappeto, un nome pronunciato bene, magari perfino un sorriso che non sottintenda “che ci fa lui qui?”. Sono arrivato in anticipo, che è una forma di superstizione. Ho attraversato la piazza con l’aria studiata di chi finge di non essere intimidito dai luoghi che intimidiscono. Avevo il frac giusto, il papillon giusto, l’ansia sbagliata. Davanti all’entrata principale c’era quella luce che non illumina: consacra. Lampadari, velluti, persone che sembravano nate già in abito scuro. Io ho mostrato il mio invito — o meglio, quello che credevo fosse un invito. L’addetto l’ha guardato un secondo, poi mi ha guardato un secondo, come se stesse mettendo insieme due pezzi che non combaciavano.
12 Dicembre 2025

Questa stanza senza pareti

Continuando nel nostro cammino di sperimentazione, questo è il primo di una serie di testi  che affrontano temi civili del presente (guerre, migrazioni, lavoro, diritti, ambiente) con il linguaggio della poesia. Testi da leggere, ascoltare, mettere in musica. Qua, si sieda pure qua E mi dica cosa sente in questa stanza senza pareti. Non c’è molto da mostrare, lo vede, solo scaffali mezzo vuoti e un vento leggero che porta voci lontane. È tutto qui: la cultura abita dove passa l’aria. Io ci lavoro così, con una sedia che scricchiola e una finestra che non chiudo mai. Perché qui, quando arriva una storia, bisogna farla entrare intera, con il rumore dei passi e la polvere del viaggio.
11 Dicembre 2025

La politica urlata

Se c’è una cosa che la storia insegna, e insegna sempre con una certa ironia, è che la lingua pubblica non è mai neutra. È un sismografo dei tempi, certo, ma anche un arnese con cui i tempi stessi vengono plasmati. Ogni epoca ha avuto il suo registro: il latino limpido dei senatori romani che sapevano bene quanto una parola sbagliata potesse costare una congiura; la spavalderia dei tribuni che parlavano al popolo e si concedevano toni più ruvidi; la retorica fiammeggiante delle assemblee rivoluzionarie dove il volume contava quanto l’argomento. E poi — come in una specie di movimento pendolare — la restaurazione della misura, del decoro, del “parlare per costruire”.