Redazione

26 Settembre 2026

Il diritto di mandarli a casa

Ho letto Karl Popper da giovane, quando studiavo Scienze politiche. Erano anni in cui le grandi ideologie esercitavano ancora un fascino potente. Promettevano di spiegare la storia, qualche volta perfino di conoscerne in anticipo la direzione. Popper insegnava a diffidare proprio di questo: delle teorie che pretendono di avere sempre ragione e di chi, sentendosi dalla parte giusta della storia, finisce per considerare un ostacolo chiunque gli si opponga. Molte pagine lette allora si sono inevitabilmente allontanate. È rimasta, però, una domanda. Non chi dovrebbe governare, ma come possiamo impedire che governanti incapaci o pericolosi facciano troppo danno. Sembra una distinzione da filosofi. In realtà cambia il modo di guardare alla democrazia. Per secoli abbiamo cercato di stabilire chi fosse più adatto a comandare: i sapienti, i virtuosi, i migliori, il popolo, una classe sociale, un uomo investito da Dio o dalla storia. Anche oggi, quando scegliamo un leader, continuiamo spesso a cercare qualità eccezionali. Competenza, coraggio, capacità di decidere. Qualcuno al quale affidarsi. Popper parte invece da un’ipotesi meno entusiasmante ma più realistica: chiunque arrivi al potere può sbagliare. Può rivelarsi inadeguato, può cedere alla tentazione di abusare del proprio ruolo. Perfino una persona capace e animata dalle migliori intenzioni può prendere decisioni sbagliate. Non esiste un sistema sicuro per riconoscerla prima e, soprattutto, non esiste un’investitura che la renda infallibile dopo.
8 Settembre 2026

L’Africa non era così piccola

L’ONU invita a cambiare il planisfero che conosciamo da secoli. Non è solo una questione geografica: le mappe raccontano anche chi occupa il centro del mondo. C’è una carta geografica che quasi tutti abbiamo conosciuto da bambini. Stava appesa alla parete della scuola, spesso accanto alla lavagna. L’Europa al centro, la Russia distesa per mezza parete, il Canada enorme e una Groenlandia grande quasi quanto l’Africa. Nessuno ci spiegava che quell’immagine non era il mondo. Era uno dei molti modi possibili di rappresentarlo. Il 4 settembre l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato, con 164 voti favorevoli, sei astensioni e il solo voto contrario degli Stati Uniti, una risoluzione intitolata Correct the Map: correggere la mappa. L’iniziativa è stata presentata dal Togo, a nome dei paesi africani, e sostenuta dall’Unione Africana. A leggere molti titoli sembrerebbe che l’ONU abbia deciso di sostituire il vecchio planisfero con uno nuovo. Non è esattamente così. La risoluzione non è vincolante, non mette al bando la proiezione di Mercatore e non impone un’unica carta ufficiale. Invita governi, scuole, mezzi d’informazione, istituzioni e piattaforme digitali a usare, quando si devono confrontare le dimensioni dei continenti, mappe che ne rispettino le reali proporzioni. Fra quelle indicate c’è Equal Earth, una proiezione realizzata nel 2018 dai cartografi Bojan Šavrič, Tom Patterson e Bernhard Jenny. Mantiene corretti i rapporti fra le superfici e cerca, nello stesso tempo, di conservare ai continenti un aspetto riconoscibile. I bordi sono curvi, quasi a ricordare che dietro quella figura distesa su un foglio continua a esserci un pianeta rotondo.
6 Settembre 2026

Una forma nuova per un progetto che cresce

In questi mesi Canale Cultura è cambiato. Non nell’idea da cui era partito, ma nelle possibilità che ha cominciato a intravedere. All’inizio c’era una convinzione piuttosto semplice. Esiste una cultura che fatica a trovare spazio nei grandi circuiti dell’informazione e ancora meno ne trova nel rumore quotidiano dei social. È la cultura custodita negli archivi, nei piccoli musei, nelle biblioteche e nei territori. Vive nelle storie locali, nelle fotografie dimenticate, nelle opere che abbiamo davanti agli occhi e che spesso non sappiamo più guardare. Ma è anche la cultura delle domande del presente. Quelle che non ammettono risposte frettolose e chiedono attenzione, competenza, qualche minuto in più. Da questa convinzione sono nati articoli, rubriche, interviste, documentari e progetti audiovisivi. Abbiamo costruito siti e canali di distribuzione. Incontrato studiosi, autori, produttori, amministratori e persone che conservano materiali preziosi, talvolta senza sapere come restituirli al pubblico. Ci siamo imbattuti anche in filmati realizzati da enti, musei e istituzioni con grande cura e investimenti importanti, ma rimasti quasi invisibili dopo poche presentazioni. Materiali che meriterebbero una seconda vita, un pubblico nuovo, un contesto capace di rimetterli in circolazione. È stato allora che abbiamo capito che Canale Cultura non era più soltanto un progetto editoriale. Stava prendendo la forma di qualcosa di più ampio: un luogo d’incontro tra ricerca e divulgazione, memoria e linguaggi contemporanei, produzione e distribuzione. Un piccolo ecosistema culturale che prova a trasformare patrimoni dispersi in racconti pubblici. Dagli archivi alle storie, dalle storie alle persone. La decisione di diventare Associazione di Promozione Sociale nasce da qui.
6 Settembre 2026

Il vecchio e il lago

A Laveno non avevo trovato Arlecchino. La cosa, dopo qualche giorno, aveva smesso di preoccuparmi. Continuavo a guardare le barche, però. Questo sì. Mi capitava di fermarmi davanti ai piccoli porti, di rallentare passando vicino a un cantiere, di guardare gli alberi che spuntavano dietro una siepe o sopra un muro. Non cercavo più un modello preciso. Cercavo qualcosa che non sapevo ancora definire. Un pomeriggio mi fermai vicino a una spiaggetta che conoscevo appena. Poca gente. Due asciugamani, un cane che aveva deciso di entrare in acqua senza chiedere il permesso a nessuno, qualche barca alla boa. Una, soprattutto. Non era grande. Da lontano non aveva niente di speciale. Scafo chiaro, linea semplice, un po’ vecchia maniera. La guardai abbastanza a lungo da accorgermi che qualcuno, sulla riva, stava guardando me. Era un uomo anziano. Molto anziano, avrei detto. Ma era uno di quegli uomini per cui l’età sembra una notizia che riguarda soprattutto l’anagrafe.