Redazione

4 Maggio 2026

Milano ti misura. Poi ti prende

Ci sono città che ti accolgono. Milano no. Milano ti esamina. Ti guarda arrivare con quell’aria intelligente e un po’ diffidente di chi non ha nessuna intenzione di facilitarti il compito. Non ti sorride subito. Non ti abbraccia. Non ti dice: accomodati. Ti dice piuttosto: vediamo. Vediamo come entri. Vediamo come guardi. Vediamo se hai capito dove sei. E forse è proprio per questo che, alla fine, la ami.
30 Aprile 2026

La giornata del libro è passata. E forse va bene così

Adesso che la Giornata del libro è passata, forse si può parlare dei libri con un po’ più di verità e un po’ meno cerimonia. È finita la parte in cui tutti, giustamente, dicono che leggere è importante, che i libri aprono la mente, che una società senza lettura si impoverisce. Tutte cose vere. Ma anche cose che, ripetute nel giorno giusto, rischiano di suonare come certe frasi affettuose dette per calendario: sincere, magari, ma un po’ costrette. Forse i libri meritano un’altra temperatura. Meno celebrativa, più reale.
20 Aprile 2026

Made in MiC, al Salone del Mobile il Ministero della Cultura porta in scena le radici profonde del design italiano

Che cosa succede quando il patrimonio culturale smette di essere soltanto memoria e torna a farsi materia viva del presente? È la domanda che attraversa Made in MiC, l’iniziativa con cui il Ministero della Cultura entra nel sistema del Salone del Mobile.Milano 2026. Non come ospite occasionale, ma come presenza che prova a spostare il discorso: ricordando che il design italiano non nasce dal nulla, e che ogni oggetto contemporaneo porta con sé una genealogia lunga, stratificata, spesso invisibile.
13 Aprile 2026

Persia, America e la lunga biografia degli imperi

Quando la Persia governava mezzo mondo, l’America non era ancora un nome della storia. Non era una potenza, non era uno Stato, non era un’idea politica. Era un immenso spazio abitato da molte società diverse, distribuite fra foreste, pianure, fiumi, deserti, coste. Comunità vive, complesse, radicate. Ma senza un centro unico, senza una capitale, senza una struttura capace di trasformare quel territorio in una forma comune di comando. Dall’altra parte del mondo, invece, quella forma esisteva già. L’impero achemenide, al suo culmine sotto Dario e Serse, si estendeva dal Mediterraneo orientale fino all’Indo e governava popoli diversi attraverso province, tributi, strade, corrieri, gerarchie, esercito e una solida amministrazione imperiale. Aveva soprattutto una qualità decisiva: la capacità di rendere governabile la vastità.