Redazione

20 Agosto 2026

Il silenzio come bene raro

Non lo incontriamo per caso. Lo cerchiamo. Lo prenotiamo. A volte lo paghiamo. Come se fosse una risorsa naturale in via di esaurimento, da proteggere o da conquistare per qualche ora. Non è sempre stato così. Il silenzio, un tempo, era la condizione normale delle cose. Interrotto, certo, ma non invaso. C’erano rumori, voci, lavori. Ma c’era anche spazio. Tra un suono e l’altro. Tra una parola e la successiva. Oggi quello spazio si è ristretto. Viviamo immersi in un flusso continuo: notifiche, sottofondi, commenti, spiegazioni. Anche ciò che nasce per rilassarci spesso arriva già accompagnato da un rumore. Come se il vuoto facesse paura. Come se il silenzio dovesse essere subito riempito, giustificato, tradotto. Eppure il silenzio non è assenza. È presenza non mediata.
20 Agosto 2026

Gianmaria Testa, l’uomo che cantava piano

Ci sono cantanti che entrano in scena. Gianmaria Testa sembrava arrivare da un’altra stanza. Portava con sé una chitarra, una voce bassa e un modo di stare davanti al pubblico che non chiedeva attenzione. La otteneva proprio per questo. Non conquistava la sala: aspettava che la sala si avvicinasse. Era nato nelle Langhe, nel 1958. Per molti anni aveva lavorato come ferroviere, fino a diventare capostazione a Cuneo. Non si trattava di una parentesi pittoresca da inserire nella biografia di un artista. Il treno, la frontiera, il binario, l’attesa e la partenza sarebbero diventati il paesaggio profondo delle sue canzoni.
20 Agosto 2026

Il Papa di Dan Brown

Nel 1968, in un campo dell'Andalusia, quattro ragazze dissero di aver visto la Madonna. Il luogo si chiamava El Palmar de Troya, poco più di un villaggio nella provincia di Siviglia. C'erano olivi, terra bruciata dal sole. Non c'era ancora una basilica. Non c'erano cardinali, vescovi o papi. C'era soltanto un racconto. Ed è forse da qui che bisogna cominciare. Perché mezzo secolo dopo quel racconto avrebbe prodotto una Chiesa, una gerarchia, un papa alternativo a quello di Roma, una grande basilica circondata da mura e, infine, qualcosa che nessuno dei primi veggenti avrebbe potuto immaginare: un posto in un romanzo di Dan Brown.
15 Agosto 2026

Il ramo sul tetto

A Ferragosto le strade hanno un modo tutto loro di sembrare abbandonate. Non sono davvero vuote. Sono sospese. Le serrande abbassate, i distributori deserti, qualche automobile parcheggiata davanti a una casa con le persiane chiuse. Anche la Rossa sembrava essersene accorta e procedeva senza fretta, come se avesse capito che quel giorno nessuno aveva veramente un posto dove arrivare. Io, invece, avevo un problema molto concreto. Avevo fame. Il primo bar era chiuso. Il secondo anche. Il terzo esponeva un cartello scritto a mano: CHIUSO PER FERIE. BUON FERRAGOSTO. «Molto gentili», dissi. «Ma avrei preferito un panino.» Continuai. Fu poco dopo, attraversando un paese che non avevo nessun motivo particolare per attraversare, che vidi una casa. O meglio, vidi qualcosa sopra una casa. Era un vecchio edificio in ristrutturazione. Pietra sotto, mattoni nuovi sopra. Il tetto era quasi terminato. Sul punto più alto qualcuno aveva piantato un ramo. Non un rametto decorativo. Una bella frasca verde che si vedeva dalla strada.