Redazione

4 Aprile 2026

La lezione che non tenevo io

Quando mi invitarono a tenere una lezione all’università della Terza età, pensai che ci fosse stato un errore. Succede. Il mondo è pieno di persone competenti, ma ogni tanto chiamano me. Forse perché ho un’aria riflessiva. È uno dei grandi equivoci della mia vita. In realtà passo molto tempo a fissare il vuoto con espressione intensa, sperando che nessuno verifichi il contenuto. Il titolo dell’incontro era Capire il presente. Una richiesta sproporzionata. Io faccio già fatica a capire i menù digitali, le ricevute del bancomat e certe confezioni di medicinali che sembrano progettate da persone ostili all’umanità. E avrei dovuto spiegare il presente a persone che avevano visto molto più passato di me. Il passato, tra le altre cose, ha il brutto vizio di rendere il presente confrontabile. Accettai. Lo faccio sempre quando una cosa mi sembra chiaramente inadatta a me. È una forma di autolesionismo con buone maniere.
30 Marzo 2026

La fine dell’appartenenza

Non ricordo quando fu l’ultima volta che vidi un simbolo. Una bandiera. Un logo. Una sede con una targa. Qualcosa che dicesse: qui si sta da una parte. All’inizio non ci feci caso. Sembrava solo un cambiamento di stile. Meno colori. Meno slogan. Più sobrietà. Poi sparirono anche i nomi. Le persone non dicevano più “io sono di…”. Dicevano: “su questo tema sono più vicino a…” Era una frase elegante. Sembrava più intelligente. E in parte lo era. Il sistema politico si era adattato. Niente più partiti stabili. Niente più programmi complessivi. Solo piattaforme. Su ogni singolo tema — lavoro, scuola, sicurezza — venivano costruite maggioranze variabili. Fluide.
28 Marzo 2026

Marosa di Giorgio

Mi cercò lei. Non al telefono, che sarebbe stato volgare. Non in sogno, che sarebbe stato troppo facile. Mi cercò in quel modo che hanno certi autori quando non vogliono essere ricordati, ma convocati. Entrò da una porta che non avevo visto. Portava con sé un odore di arance fredde, di terra bagnata e di tovaglie riposte da anni in un armadio di campagna. Non sembrava un’apparizione. Sembrava una donna tornata per controllare se, nel frattempo, il mondo avesse imparato almeno a guardare meglio un fiore.
28 Marzo 2026

Lasciare scorrere, più o meno

Mi sono svegliato con una sensazione strana. Non era ansia. Non era entusiasmo. Era… assenza di programma. La cosa mi ha preoccupato. Ho fatto il caffè, mi sono scottato la lingua — segno che il mondo funzionava ancora — e ho deciso di uscire. Senza motivo. Che, per me, è già un motivo sospetto. Camminavo cercando di sembrare una persona che passeggia. Non è facile. La gente intorno a me sembrava sapere cosa stava facendo. Io osservavo. Con un certo sospetto. Quando qualcuno è sereno, penso sempre che abbia perso un’informazione importante.