Quando abbiamo cominciato a lavorare a Canale Cultura l’idea era abbastanza semplice. Fare un buon sito culturale.
Sembra poco, detto così. In realtà significava già prendere qualche decisione. Non inseguire le notizie a tutti i costi. Non parlare soltanto agli specialisti. Non confondere la cultura con l’accademia e nemmeno con quella specie di intrattenimento culturale nel quale, alla fine, tutto deve essere facile, veloce e possibilmente divertente.
Volevamo soprattutto raccontare delle cose che ci interessavano.
La storia, certamente. Ma anche i libri, la musica, il cinema, i territori, le persone. E poi alcune domande sul presente che difficilmente trovano posto nella cronaca quotidiana perché richiedono un po’ più di tempo. L’intelligenza artificiale, il cambiamento della televisione, la memoria dei luoghi, la trasformazione dei piccoli paesi.
Canale Cultura è cresciuto così. In maniera abbastanza disordinata, a dire il vero.
Ed è forse una delle cose che oggi mi piacciono di più.