Redazione

13 Gennaio 2026

Come si trasmette davvero la cultura

C’è una domanda che riguarda tutti noi: se oggi possiamo registrare tutto, perché facciamo sempre più fatica a trasmettere ciò che sappiamo? Viviamo immersi in un’epoca che ha fatto della conservazione un feticcio. Archiviamo messaggi, immagini, video, gesti. Registriamo lezioni, tutorial, procedure. Accumuliamo dati come se la memoria fosse, finalmente, al sicuro. Eppure basta guardarsi intorno per accorgersi che molte competenze si stanno assottigliando, che alcuni mestieri diventano impraticabili, che certi gesti non passano più di mano in mano. Il paradosso è evidente: mai così tanta memoria, mai così fragile la trasmissione.
12 Gennaio 2026

Il micelio e la mappa: dove finisce la città?

Di notte, se guardi una foto satellitare della Pianura Padana, succede una cosa strana. Non vedi più città. Vedi una costellazione continua. Un mare di luci che non rispetta confini amministrativi, non obbedisce alle mappe scolastiche, non si ferma al cartello “fine centro abitato”. È come se l’Italia del Nord si fosse trasformata in un’unica creatura luminosa, con vene e capillari, nodi e diramazioni. E allora la domanda non è più “quanto cresce una città?”. La domanda è “che cos’è, oggi, una città?”.
11 Gennaio 2026

Geografia di un mondo possibile

Per molto tempo abbiamo dato per scontata un’idea semplice: perché il mondo resti in piedi serve qualcuno che lo regga. Un impero, una potenza guida, un centro capace di garantire sicurezza, commercio, regole. Roma ieri. Londra poi. Washington oggi. Ogni volta con un nome rassicurante: pax. Quando questo centro comincia a incrinarsi, la reazione è quasi automatica. Paura. Disordine. Vuoto di potere. Come se l’alternativa all’egemonia fosse solo il caos. E se non fosse così? Proviamo a smontare l’idea che senza un egemone il mondo sia destinato a rompersi. E facciamolo non con previsioni, ma con la storia. Una storia che raramente entra nei nostri manuali di relazioni internazionali.
10 Gennaio 2026

L’uomo che vendeva tempo

Sono entrato dal tabaccaio per comprare una cosa normale. Una ricarica, due caramelle, un gratta e vinci: un piccolo gesto da adulto che finge di avere la giornata in mano. Dietro il banco c’era un uomo nuovo. Nuovo come certe insegne che spuntano una mattina e tu ti chiedi se ieri avevi gli occhiali sporchi o se il quartiere, di notte, cambia gestione. «Buongiorno», ho detto. Lui mi ha guardato con una calma sospetta. «Quanti?» «Quanti… cosa?» Mi ha indicato un listino appeso dietro di lui. Non sigarette, non bolli. Minuti.