Redazione

25 Novembre 2025

Elsa Morante

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ma è anche il giorno in cui, nel 1985, è morta Elsa Morante, l’autrice de “La Storia”, quella che più di altre ha messo nero su bianco la vulnerabilità dei corpi e la violenza muta della Storia. Stasera, sulla scrivania ho gli appunti che ho utilizzato per l'articolo sulle sorelle Mirabal, e una vecchia copia stropicciata de “La Storia”, aperta proprio sulle pagine dedicate a Ida. Sto cercando un modo per tenere insieme questi due piani, la cronaca e la letteratura, quando qualcuno bussa. Un colpo secco, antico, come sulle porte di legno. Alzo gli occhi e la vedo lì. Cappotto scuro, foulard, sguardo che non ha bisogno di presentazioni. «Signora Morante?» Sorride appena, come chi non ha tempo da perdere con lo stupore altrui. «Mi ha chiamata lei» dice. «O almeno, ha pensato a me forte abbastanza da costringermi a venire.»
25 Novembre 2025

Le farfalle non muoiono

Le sorelle Mirabal viaggiano su una strada di montagna, nella Repubblica Dominicana del 1960. L’aria è già buia, il motore della jeep tossisce ad ogni curva, e per un attimo sembra quasi una di quelle sere in cui tutto può ancora cambiare. Ma loro no, loro non cambieranno direzione. Vanno a trovare i mariti in carcere, perché qualcuno deve pur ricordare ai potenti che ogni prigione produce sempre un soprassalto di dignità. Le chiamano “las mariposas”, le farfalle.
23 Novembre 2025

Quando la Terra chiede attenzione

La COP30 di Belém si è presentata da subito come un passaggio importante, non tanto perché promettesse svolte storiche, ma perché metteva molti Paesi davanti alla domanda più semplice e più difficile: quanto siamo davvero disposti a cambiare? Belém non ha il tono trionfale di altre conferenze e forse, proprio per questo, aiuta a vedere meglio le differenze di sensibilità tra gli Stati, ciò che ognuno porta con sé e ciò che ognuno teme di perdere.
22 Novembre 2025

Il discorso del Presidente

Io continuo a ripeterlo: non ho il fisico per le responsabilità. Neanche per quelle piccole, tipo scegliere tra latte intero o scremato. Ogni volta che qualcuno mi affida qualcosa, anche una cosa banale, io entro in uno stato di crisi spirituale degno di un monaco tibetano che ha perso il libretto delle istruzioni dell’universo. Eppure, quella notte, sembrava andare tutto nella solita, prevedibile disfunzione. Ero rimasto sveglio per colpa della mia moka. Ha settant’anni, la stessa età di molte delle mie insicurezze, e da un po’ fa quel rumore metallico che somiglia al pianto sommesso di uno che chiede di andare in pensione ma nessuno lo ascolta. Io, con la delicatezza psicologica di un diplomato all’Accademia dei Malintesi, le stavo parlando come se fosse un animale ferito. «Dai, piccola. Fammi questo favore. Solo un caffè decente, e poi ti lascio in pace per due ore.» È stato allora che il telefono ha vibrato. “White House.Washington, D.C.”