Redazione

1 Febbraio 2026

Perché l’Occidente favorì la nascita di Israele

La domanda torna spesso, magari pronunciata sottovoce, ma non per questo meno importante: l’Occidente ha sostenuto la nascita dello Stato di Israele per riparare alla Shoah o anche per “togliersi di mezzo” gli ebrei europei? La risposta onesta è scomoda, perché non è un sì o un no. È un intreccio. Nel 1945 l’Europa è un continente in macerie, morali prima ancora che materiali. Milioni di persone sono sfollate. Tra loro decine di migliaia di ebrei sopravvissuti ai campi, spesso senza casa, senza famiglia, senza un Paese disposto ad accoglierli davvero. I campi per profughi restano pieni. Il ritorno alla “normalità” è, per molti, una promessa vuota. In quel vuoto prende forza un’idea che esisteva già da decenni: il sionismo. Dopo Auschwitz non è più solo un progetto politico, diventa una risposta esistenziale. Per una parte consistente dell’opinione pubblica occidentale, soprattutto negli Stati Uniti, sostenere una patria ebraica significa trasformare il “mai più” in qualcosa di concreto. Ma la storia non si muove mai per un solo motivo.
31 Gennaio 2026

La scusa valida fino a martedì

Sono salito sul treno con l’aria di chi, per una volta, ha tutto sotto controllo: biglietto, telefono carico, perfino una bottiglietta d’acqua. In pratica, un adulto. Per cinque minuti. Poi è arrivato il controllore. Non quello “biglietto, grazie” e via. Questo camminava lento, come se non controllasse i QR code ma le coscienze. Aveva la faccia di uno che ti perdona solo dopo averti capito. Gli ho mostrato il biglietto con una certa fierezza. Io, nella vita, sbaglio molto. Ma i codici a barre mi riescono. Lui ha annuito. «Perfetto.» Io ho già respirato. E poi lui ha aggiunto: «E l’alibi?»
29 Gennaio 2026

Come si sposta il confine del possibile

All’inizio c’è sempre una frase che sembra folle. Compra la Groenlandia. Alza i dazi al 100%. Metti in discussione la NATO. Poi arriva il silenzio. E infine la trattativa. Ma a quel punto il mondo è già mezzo metro più in là. Quando si osserva lo stile negoziale di Donald Trump, l’errore più comune è liquidarlo come caos, improvvisazione, istinto. In realtà molte delle sue mosse diventano sorprendentemente leggibili se le guardiamo con un’altra lente: non quella della diplomazia tradizionale, ma quella della psicologia.
27 Gennaio 2026

La retorica dell’odio

Ci sono immagini che non chiedono permesso. Non entrano nella tua giornata: la interrompono. Ti fermano con una calma implacabile, quella calma che hanno le prove. E capisci subito che non stai guardando “il passato”. Stai guardando una persona che qualcuno ha tentato di cancellare con metodo, con disciplina, con burocrazia.