Redazione

24 Febbraio 2026

Perché ci attrae il modello americano?

Noi europei diciamo “America” e spesso non stiamo parlando di un Paese. Stiamo parlando di una promessa. Di un pacchetto di immagini che ci arriva addosso da decenni, lucido, coerente, quasi inevitabile. Libertà. Velocità. Reinvenzione. Successo visibile. E una politica che sembra sempre una scena decisiva, mai una riunione di condominio. La prima cosa che ci attrae, psicologicamente, è l’idea che tu possa ricominciare. Non domani. Oggi. Cambi città, cambi lavoro, cambi storia. Ti presenti con un nome e con un progetto. E il mondo, almeno nel racconto, non ti chiede permesso.
24 Febbraio 2026

Quando le opere si ascoltano

Il 3 dicembre 2025 il Louvre e il Musée du quai Branly – Jacques Chirac hanno inaugurato insieme la Galerie des cinq continents, nell’ala Denon, ripensata e riaperta in una nuova configurazione. Il punto non è “aggiungere” una stanza esotica al tempio dell’arte europea. Il punto è fare una cosa più rischiosa: mettere le opere in conversazione, senza chiedere loro il passaporto. La nuova galleria riunisce 130 opere da più istituzioni: nuclei del Louvre, capolavori del Quai Branly e prestiti (o depositi) da altri musei e collezioni, inclusa la Nigeria. E, cosa tutt’altro che secondaria, questa presentazione si accompagna a un invito esplicito a interrogarsi sulla provenienza: come gli oggetti sono arrivati fin qui, con quali passaggi, con quali ombre.
15 Febbraio 2026

La politica della demolizione

C’è una parola che torna, quasi ossessiva, nell’aria geopolitica di questo inizio 2026: demolire. Non correggere. Non riformare. Demolire. Il linguaggio che descrive la politica internazionale sembra uscito da un cantiere: ruspe, catene, palle da demolizione. Il Munich Security Conference ha scelto per il suo rapporto annuale un titolo che è già una diagnosi: “Under Destruction”. E l’idea di fondo è brutale nella sua semplicità: l’ordine internazionale costruito dal 1945 in poi non sta “scricchiolando”, sta venendo preso a colpi.
14 Febbraio 2026

Cerimonia di chiusura per un volontario distratto

Mi ero offerto come volontario. Non per senso del dovere. Per prudenza. Dopo la figuraccia della cerimonia di apertura, ho pensato che il posto più sicuro fosse ai margini. Pettorina arancione, mappa dei settori, sorriso neutro. Io dovevo solo indicare i bagni. Quando mi hanno trascinato in cabina stampa, ho capito che il destino non ama i margini. “Nessuno vuole parlare,” mi hanno detto. “Troppo rischio.” “Ma io non sono un conduttore.” “Appunto.”