Redazione

15 Febbraio 2026

La politica della demolizione

C’è una parola che torna, quasi ossessiva, nell’aria geopolitica di questo inizio 2026: demolire. Non correggere. Non riformare. Demolire. Il linguaggio che descrive la politica internazionale sembra uscito da un cantiere: ruspe, catene, palle da demolizione. Il Munich Security Conference ha scelto per il suo rapporto annuale un titolo che è già una diagnosi: “Under Destruction”. E l’idea di fondo è brutale nella sua semplicità: l’ordine internazionale costruito dal 1945 in poi non sta “scricchiolando”, sta venendo preso a colpi.
14 Febbraio 2026

Cerimonia di chiusura per un volontario distratto

Mi ero offerto come volontario. Non per senso del dovere. Per prudenza. Dopo la figuraccia della cerimonia di apertura, ho pensato che il posto più sicuro fosse ai margini. Pettorina arancione, mappa dei settori, sorriso neutro. Io dovevo solo indicare i bagni. Quando mi hanno trascinato in cabina stampa, ho capito che il destino non ama i margini. “Nessuno vuole parlare,” mi hanno detto. “Troppo rischio.” “Ma io non sono un conduttore.” “Appunto.”
11 Febbraio 2026

Federico Fellini

A Cinecittà l’aria sa sempre un po’ di polvere e di promessa. Io avevo il taccuino aperto e una domanda chiusa in gola: oggi le immagini sono ovunque, ma mi pare che dicano sempre meno. Lui non entrò. Comparve. Come un regista che arriva quando il set è già stanco. A. “Non sei venuto a chiedermi un parere. Sei venuto a chiedermi il permesso.” Q. “Il permesso di cosa?” A. “Di dire che ti spaventa l’immagine quando diventa rumore.”
7 Febbraio 2026

E se fossimo noi l’anomalia?

Sono entrato nella metropolitana di Londra con la stessa fiducia con cui si entra in un museo contemporaneo: sai che qualcosa ti giudicherà, ma non sai bene cosa. Era una mattina umida, da cartolina grigia. Avevo un appuntamento a King’s Cross, una di quelle riunioni in cui tutti dicono “interesting” e nessuno ammette che non ha capito. Avevo fatto colazione con un caffè che costava come un piccolo mutuo e mi ero convinto, come sempre in viaggio, di essere una persona nuova. Più disciplinata. Più internazionale. Più… adatta. Sotto terra, naturalmente, l’ego si ridimensiona subito. Alla biglietteria automatica ho litigato con la macchina. La macchina ha vinto. Ho comprato la Oyster, l’ho appoggiata dove non andava, l’ho appoggiata dove andava ma nel verso sbagliato, l’ho appoggiata con troppa convinzione. Ho sentito un bip che mi è parso di scherno. Poi ho visto lui. Non “uno”, proprio “lui”: un Neanderthal.