Redazione

1 Luglio 2026

Isaac Asimov

Ci sono giorni in cui il futuro sembra arrivare tutto insieme. Una macchina scrive un articolo, un’altra ricostruisce una voce, una terza decide quali notizie mostrarci. Le chiamiamo intelligenti, anche se non sappiamo ancora bene che cosa significhi. E più diventano capaci, più le nostre domande sembrano antiche: chi è responsabile delle loro decisioni? Una regola può impedire il male? E che cosa accade quando gli uomini cominciano a fidarsi delle macchine più di quanto si fidino del proprio giudizio? Stavo pensando proprio alle Tre Leggi della Robotica. Mi chiedevo se potessero ancora dirci qualcosa oppure se fossero soltanto un’elegante invenzione letteraria del secolo scorso. «Erano entrambe le cose.» La voce arriva dalla stanza accanto, benché non ricordassi di avere lasciato aperta alcuna porta.
27 Giugno 2026

Il metodo del biscotto

Non avevo mai fatto il babysitter. Avevo custodito un gatto per tre giorni, ma al ritorno della proprietaria l’animale aveva sviluppato un rapporto più profondo con il termosifone che con me. Una volta mi avevano affidato anche una pianta grassa. Era morta. Non so come si possa far morire una pianta grassa. Credo si sia lasciata andare. Per questo, quando Laura mi disse: «Me lo tieni mezz’ora? Ho una video call urgente», avrei dovuto essere prudente. Invece guardai il bambino. Cinque anni, capelli biondi, una buffa maglietta con disegnata una cravatta, sguardo fermo. Teneva in mano un camion dei pompieri e lo faceva passare ripetutamente sul piede della madre. «È tranquillo», disse Laura. Il bambino fece passare il camion sul mio piede. «Molto tranquillo», dissi.
27 Giugno 2026

I due bambini di Irene

L’8 dicembre 1941 una ragazza di diciotto anni si presentò davanti al vescovo di Carpi accompagnata da due bambini. Si chiamava Irene Bertoni. Veniva da Mirandola. Fino a pochi mesi prima era stata una studentessa liceale. Per la legge italiana dell’epoca non era ancora maggiorenne. Non aveva marito. Non aveva partorito. Eppure indicò quei due bambini come figli suoi. Al vescovo Federico Della Zuanna disse: «Non sono nati da me, ma è come se li avessi partoriti io». Il vescovo la benedisse. Non sappiamo, almeno dalle fonti pubblicamente accessibili finora consultate, come si chiamassero quei bambini. Non conosciamo la loro età, il modo in cui fossero arrivati nella canonica di San Giacomo Roncole, che cosa ricordassero delle famiglie d’origine. Nella fotografia della storia sono rimasti accanto a Irene, ma leggermente fuori fuoco. È forse proprio questo a renderli così importanti.
23 Giugno 2026

Morandi in Cina: quando un pittore diventa una palette

L’artista delle bottiglie silenziose è oggi una presenza familiare nel gusto cinese. La sua fortuna mostra come reputazione culturale, riconoscibilità e mercato possano alimentarsi a vicenda. C’è un paradosso nella fortuna internazionale di Giorgio Morandi. Uno degli artisti italiani più appartati del Novecento è diventato, in Cina, uno dei più riconoscibili. Morandi non ha dipinto grandi eventi storici. Non ha cercato lo scandalo. Non ha costruito attorno a sé un personaggio pubblico. Per quasi tutta la vita ha lavorato a Bologna, tornando sugli stessi oggetti: bottiglie, scatole, brocche, ciotole. Li spostava di pochi centimetri, cambiava la luce, modificava le distanze. Poi ricominciava. Eppure, proprio questa pittura silenziosa ha trovato in Asia, e soprattutto in Cina, un pubblico vasto e trasversale. Tanto che è diventato possibile affermare, almeno come provocazione culturale, che Morandi vi sia oggi più familiare di alcuni grandi maestri italiani del passato, persino di Caravaggio.