Il portiere mi disse che il teatro era chiuso. Io dissi che anch’io, in fondo, ero chiuso, ma avevo la chiave sbagliata. Mi fece entrare lo stesso. Nel corridoio dei camerini, odore di cipria e sigaro, si sentiva una risata di metronomo: ta–ta–ta, come se l’orologio ridacchiasse.
Bussai. La porta si aprì quel tanto che basta a far passare un sopracciglio.
«Cercavo il signor Marx.»
«Se cerchi il capitale, hai sbagliato secolo. Se cerchi Groucho, entra. Ma sappi che non accetto resi sulle delusioni.»