Redazione

6 Dicembre 2025

Il piano sbagliato della pace

Quando sbaglio piano, di solito non è mai solo il piano. Quella mattina ero in un immenso centro congressi di vetro e acciaio, in una città qualunque che avrebbe potuto essere ovunque. Di quei posti dove l’aria condizionata ha più carattere delle persone. Mi avevano convocato per un’intervista sul ruolo dei media in tempo di guerra. Cose serie, raccontate con luci gentili e domande rassicuranti. Il programma era semplice, come sempre sulla carta: ingresso, corridoio, ascensore interno, piano 7, sala “Bernini”, trucco leggero, quindici minuti in cui avrei dovuto spiegare come “la gente normale” vive le guerre dal divano di casa. Poi un caffè troppo corto e il ritorno in albergo con una vaga sensazione di inutilità dignitosa. Entro nell’ascensore interno con la mia cartellina. Fuori, un mare di roll-up, loghi di tv, registi che parlano più con le mani che con la bocca. Dentro, il solito specchio crudele e una colonna di pulsanti illuminati. Io premo 7. Almeno, ne sono convinto.
5 Dicembre 2025

L’Europa non è un’idea da abbattere

C’è un tratto che colpisce nelle ultime parole di Donald Trump sull’Europa: non è la durezza, non è la postura muscolare, non è nemmeno l’ennesima polemica sulle politiche migratorie o sulla transizione energetica. È l’ambizione di trasformare una valutazione politica in una diagnosi culturale definitiva. L’Europa, secondo la nuova National Security Strategy pubblicata a Washington, sarebbe vittima di una “erosione civilizzazionale”. Un continente che si starebbe perdendo, per colpa di scelte sbagliate e identità confuse. Il punto è che questa lettura non è neutrale. È un racconto costruito, calibrato per servire una visione del mondo molto precisa: quella di un’America che torna a chiedere fedeltà, non collaborazione; che vuole alleati obbedienti, non partner autonomi; che preferisce un’Europa litigiosa a un’Europa capace di decidere da sola
4 Dicembre 2025

Hannah Arendt

Hannah Arendt è arrivata una sera in cui non avevo nessuna voglia di parlare di politica. Ero rimasto da solo nello studio, i computer spenti, solo una lampada accesa sul tavolo. Stavo rileggendo alcune sue pagine per preparare un pezzo su “banalità del male” e algoritmi: Eichmann a Gerusalemme sullo stesso tavolo del portatile con aperto un social qualunque. Da una parte le frasi sulla burocrazia del male, dall’altra il flusso anonimo di insulti, slogan, campagne montate in serie. Mi sono alzato per prendere un altro libro, e quando mi sono voltato lei era seduta sulla sedia davanti al mio posto, come se fosse stata lì da sempre. Capelli raccolti, sigaretta tra le dita, sguardo vivo e un po’ divertito. Non aveva nulla del monumento; sembrava piuttosto una donna abituata a entrare nelle stanze di lavoro degli altri per chiedere conto di quello che ci fanno.
3 Dicembre 2025

Dove comincia una comunità

Non avevo programmato niente. Non c’è stato un momento fondativo, nessuna frase epica appuntata su un taccuino. È successo semplicemente così: qualche anno fa ho iniziato a lavorare ogni giorno dentro una cooperativa sociale di tipo B. Per chi non la conosce, una cooperativa di tipo B è una realtà che unisce lavoro e inclusione: produce beni o servizi come qualunque impresa, ma lo fa con una missione precisa — inserire nel mondo produttivo persone con disabilità o con fragilità sociali, offrendo loro un posto di lavoro vero, retribuito, stabile, con la stessa dignità degli altri lavoratori. È un modello italiano, riconosciuto dalla legge, che prova a trasformare la vulnerabilità in partecipazione. Non un laboratorio protetto: un’impresa che compete, produce, fattura, ma che mette al centro chi normalmente viene lasciato ai margini