Redazione

23 Maggio 2026

La prova extraterrestre

Decisi di dimostrare scientificamente che il presidente della nazione più potente del mondo era un alieno un martedì mattina, dopo aver visto tre minuti di un suo comizio. Non fu un’intuizione politica. Fu un riflesso biologico. Il mio organismo, che negli anni aveva sopportato governi tecnici, talk show del martedì sera e conferenze stampa con la parola “resilienza”, davanti a quella massa compatta di capelli, abbronzatura e sintassi ellittica ebbe una reazione precisa: questo non può essere interamente terrestre.
22 Maggio 2026

Venezia 2026, la Biennale delle voci minori: padiglioni da attraversare in ascolto

Alla 61ª Biennale Arte, “In Minor Keys”, l’eredità curatoriale di Koyo Kouoh diventa una mappa di suoni, corpi, memorie e fragilità. Non una classifica dei padiglioni, ma un itinerario tra opere che chiedono meno consumo e più attenzione.
17 Maggio 2026

Zofia Rydet

Una donna di sessantasette anni bussa a una porta. Non cerca un ministro, un generale, un poeta famoso. Non cerca la scena madre della Storia. Non cerca la piazza, il comizio, la fabbrica, il monumento. Cerca una stanza. Chiede di entrare. Saluta. Parla con chi vive lì. Poi sistema la macchina fotografica e guarda. Davanti a lei c’è una persona seduta nella propria casa: un uomo, una donna, una coppia, un bambino, un’anziana. Dietro, una parete. E su quella parete, un mondo: fotografie di famiglia, immagini sacre, quadri, calendari, fiori finti, centrini, tappeti, mobili, oggetti poveri e ostinati. Da questo gesto semplice nasce uno dei grandi progetti fotografici del Novecento europeo: Zapis socjologiczny, il Registro sociologico di Zofia Rydet.
17 Maggio 2026

Il consulente di ansia comparata

Io non dovevo essere lì. E quando dico “lì”, non intendo in senso filosofico, come quando uno si sveglia la mattina e si domanda perché sia nato in un Paese dove per rinnovare la carta d’identità elettronica bisogna prendere appuntamento tre mesi prima. Intendo proprio lì. Su Air Force One. Seduto accanto a un finestrino, con un caffè americano davanti — che è già una piccola offesa alla civiltà mediterranea — un taccuino sulle ginocchia e un funzionario del Dipartimento del Commercio che mi spiegava i dazi come se fossero una variante aggressiva dell’IMU. Il disguido, naturalmente, era cominciato in Italia. Da noi i grandi errori non esplodono. Maturano. Fanno anticamera. Passano da un ufficio all’altro. Ricevono un timbro. Poi diventano irreversibili.