Redazione

13 Aprile 2026

Persia, America e la lunga biografia degli imperi

Quando la Persia governava mezzo mondo, l’America non era ancora un nome della storia. Non era una potenza, non era uno Stato, non era un’idea politica. Era un immenso spazio abitato da molte società diverse, distribuite fra foreste, pianure, fiumi, deserti, coste. Comunità vive, complesse, radicate. Ma senza un centro unico, senza una capitale, senza una struttura capace di trasformare quel territorio in una forma comune di comando. Dall’altra parte del mondo, invece, quella forma esisteva già. L’impero achemenide, al suo culmine sotto Dario e Serse, si estendeva dal Mediterraneo orientale fino all’Indo e governava popoli diversi attraverso province, tributi, strade, corrieri, gerarchie, esercito e una solida amministrazione imperiale. Aveva soprattutto una qualità decisiva: la capacità di rendere governabile la vastità.
13 Aprile 2026

Crescita contro società

Da anni il confronto viene raccontato sempre allo stesso modo: gli Stati Uniti crescono, l’Europa rallenta. L’America innova, l’Europa regola. Di qua il dinamismo, di là la prudenza. Da questo schema discende una conclusione politica precisa: se l’America corre, l’Europa deve imitarla. Meno tasse, meno vincoli, meno welfare, meno Stato.
10 Aprile 2026

Il bambino che non sembrava affatto smarrito

Il bambino era fermo in mezzo alla piazza con quell’aria che hanno certe persone molto giovani e certi statisti molto anziani: sembrava convinto che il problema fosse del mondo, non suo. Io, per prudenza, cercai di passargli accanto senza farmi notare. Non per cattiveria. Per realismo. Ci sono persone nate per consolare, persone nate per guidare, persone nate per dire con calma: adesso sistemiamo tutto. Io sono nato, credo, per sembrare preoccupato in modo credibile.
9 Aprile 2026

Quando sarà il nostro turno?

La vera domanda, dopo la minaccia di Trump contro la “civiltà iraniana”, non riguarda solo l’Iran. Riguarda il criterio che quelle parole provano a introdurre. Se un leader può evocare senza scandalo la distruzione di una civiltà intera, allora il problema non è soltanto il bersaglio di oggi. È il principio che si deposita per domani. Trump ha pronunciato quella frase nel pieno di un ultimatum sull’Iran, accompagnandola con minacce contro infrastrutture civili e dentro una crisi che solo dopo si è momentaneamente fermata in una fragile tregua. È qui che nasce la domanda: quando sarà il nostro turno?