Quando la Persia governava mezzo mondo, l’America non era ancora un nome della storia.
Non era una potenza, non era uno Stato, non era un’idea politica. Era un immenso spazio abitato da molte società diverse, distribuite fra foreste, pianure, fiumi, deserti, coste. Comunità vive, complesse, radicate. Ma senza un centro unico, senza una capitale, senza una struttura capace di trasformare quel territorio in una forma comune di comando.
Dall’altra parte del mondo, invece, quella forma esisteva già. L’impero achemenide, al suo culmine sotto Dario e Serse, si estendeva dal Mediterraneo orientale fino all’Indo e governava popoli diversi attraverso province, tributi, strade, corrieri, gerarchie, esercito e una solida amministrazione imperiale. Aveva soprattutto una qualità decisiva: la capacità di rendere governabile la vastità.