Redazione

2 Marzo 2026

Italia 2026. Le mostre e gli eventi che raccontano chi stiamo diventando

C’è un modo superficiale di guardare il calendario delle mostre: titoli, date, città. E poi c’è un modo più interessante: chiedersi che cosa stanno cercando di dirci questi appuntamenti, messi uno accanto all’altro. Da qui a giugno 2026 l’Italia non ospita semplicemente grandi eventi. Sta mettendo in scena alcune domande cruciali: sul colore, sulla memoria, sulla forma del potere, sull’identità europea, sul rapporto tra arte e industria. Proviamo a leggerli così.
1 Marzo 2026

La voce e il vuoto

A un certo punto, negli Stati Uniti, la politica ha smesso di sembrare una discussione ed è tornata a somigliare a un conflitto. Non è successo all’improvviso. E soprattutto non è successo per caso. Per anni abbiamo raccontato a noi stessi una storia rassicurante: le democrazie ricche sono stabili, razionali, capaci di assorbire le tensioni. La politica, lì, può anche essere dura, ma resta dentro i confini del confronto civile. È una convinzione che oggi scricchiola. C’è un saggio pubblicato su Aeon che aiuta a mettere a fuoco il punto. La sua tesi, semplice e scomoda, è questa: la violenza politica non è un’anomalia delle società fragili. Può emergere, e sta emergendo, proprio dentro le democrazie più avanzate.
28 Febbraio 2026

Il gradino in più

Pioveva su Sanremo con quella pioggia ligure che non cade: insiste. Io ero lì per una consegna da cinque minuti, un favore a un amico tecnico, una cosa da retro del teatro e pass grigio in tasca — cioè la forma più rassicurante dell’anonimato. Poi, sotto una lampada vicino a una porta laterale, ho tirato fuori il badge e l’ho visto cambiare colore. Era diventato rosso. Rosso pieno. Rosso da errore che qualcuno, più tardi, avrebbe difeso dicendo: “Ormai è andata.” C’era scritto: OSPITE IMPREVISTO. Sotto, in piccolo, una parola sola: SCALA. E a Sanremo, quando una parola sola ti viene incontro così, non è mai un’indicazione. È già una trama.
26 Febbraio 2026

Il potere e il limite

Non è una storia di sesso. È una storia di potere. A un certo punto la domanda cambia forma. Non è più "che cosa è successo nel caso Epstein", ma qualcosa di più scomodo: perché il potere, quando diventa davvero potere, sembra smarrire il senso del limite proprio lì dove dovrebbe essere più evidente? Se restiamo sulla superficie, la risposta è facile e anche un po' consolatoria: devianza, patologia, eccezione. Funziona perché ci permette di chiudere il caso dentro una categoria e andare oltre. Ma se allarghiamo lo sguardo, quella spiegazione inizia a scricchiolare. Non perché sia falsa, ma perché è insufficiente.