Redazione

25 Gennaio 2026

Bloc notes. Appunti di viaggio: in Grecia

E’ la mancanza d’immaginazione a spingerci nei luoghi immaginati anziché restare a casa? E se Pascal sbagliasse sullo starsene seduti buoni buoni nella propria stanza? (Elizabeth Bishop, Miracolo a colazione) Arriva l’estate, la grande stagione, e ci disperde. Ci riprende la nostalgia, per il nomadismo, per il mare. Per viaggiare occorre un certo stoicismo, dobbiamo prendere distanza dalle nostre cose, la casa, gli affari, i genitori anziani.
25 Gennaio 2026

Democrazia senza futuro

La democrazia oggi vive dentro una contraddizione: dice di rappresentare tutti, ma ragiona come se il mondo finisse alla prossima scadenza elettorale. Ha un mandato lungo e un respiro corto. Per questo litiga sul presente e perde i processi lenti. Poi, quando quei processi arrivano, li chiama “emergenze”. Non è solo colpa dei politici. È un problema di forma. La politica contemporanea è costruita per reagire, non per custodire. Premia ciò che si vede subito, non ciò che regge nel tempo. Eppure la nostra vita collettiva è ormai fatta di fenomeni che non rispettano il calendario della settimana: clima, demografia, migrazioni, scuola, infrastrutture, trasformazioni tecnologiche. Sono fiumi lenti. Puoi ignorarli per un po’, ma non puoi trattarli come imprevisti.
24 Gennaio 2026

Non consigliare libri agli amici

Sono entrato in libreria con l’umiltà di un peccatore. Il mio vizio non è l’alcol, non è il fumo: io consiglio libri. È una dipendenza raffinata. Non ti distrugge il fegato, ti distrugge le amicizie. Appena dentro ho visto un cartello, secco come una diagnosi: NON CONSIGLIARE LIBRI AGLI AMICI. È VIOLENZA GENTILE Sono rimasto con la mano sul maniglione, come uno che entra in un locale e legge “qui si parla dei propri sentimenti”. Per un attimo ho riso. Poi ho smesso, perché era vero. Quando consigli un libro non dici “leggilo”. Dici: “Diventa la versione di te che io preferisco”. È un fascismo educato, con la copertina bella. Mi sono detto: va bene, Woody. Oggi stai zitto.
21 Gennaio 2026

Il confine che cammina

Un tempo il confine era un luogo. Si arrivava lì, ci si fermava, si mostrava un documento. Poi si passava, oppure no. Il confine aveva una geografia e un tempo preciso. Era davanti a noi. Oggi il confine non è più soltanto una linea sulla mappa. È una procedura che si sposta. Non aspetta. Ti raggiunge. Può presentarsi in una strada qualsiasi, in una fabbrica, davanti a una scuola, in una notte qualunque. Non chiede dove stai andando, ma che posizione occupi in quel momento. È dentro questa trasformazione che va letta l’esistenza dell’ICE (U.S. Immigration and Customs Enforcement). Non come un’anomalia autoritaria, né come una creazione improvvisa dell’era Trump, ma come un dispositivo pienamente moderno. Un apparato che non difende semplicemente un territorio, ma gestisce una mobilità. E che, proprio per questo, rende visibile una tensione profonda delle democrazie contemporanee.