Redazione

23 Agosto 2026

Dove ci portano le storie

Quando abbiamo cominciato a lavorare a Canale Cultura l’idea era abbastanza semplice. Fare un buon sito culturale. Sembra poco, detto così. In realtà significava già prendere qualche decisione. Non inseguire le notizie a tutti i costi. Non parlare soltanto agli specialisti. Non confondere la cultura con l’accademia e nemmeno con quella specie di intrattenimento culturale nel quale, alla fine, tutto deve essere facile, veloce e possibilmente divertente. Volevamo soprattutto raccontare delle cose che ci interessavano. La storia, certamente. Ma anche i libri, la musica, il cinema, i territori, le persone. E poi alcune domande sul presente che difficilmente trovano posto nella cronaca quotidiana perché richiedono un po’ più di tempo. L’intelligenza artificiale, il cambiamento della televisione, la memoria dei luoghi, la trasformazione dei piccoli paesi. Canale Cultura è cresciuto così. In maniera abbastanza disordinata, a dire il vero. Ed è forse una delle cose che oggi mi piacciono di più.
22 Agosto 2026

Il cartello l’aveva visto prima lei

Il cartello l’ho visto anch’io. Questo va messo agli atti. Era piantato subito dopo il distributore, un po’ storto. RADUNO AUTO STORICHE OGGI CAMPO SPORTIVO La freccia indicava a destra. Noi dovevamo andare a sinistra. Avevo appuntamento con un ponte. Non è un modo di dire. Un signore mi aveva telefonato per raccontarmi che, sotto un ponte rifatto negli anni Sessanta, si vedeva ancora un arco del Cinquecento che in paese chiamavano romano. A me i monumenti con l’età sbagliata sono sempre piaciuti. Hanno qualcosa di umano. «Non ci pensare», dissi alla Rossa. Lei ebbe un vuoto. Poi tossì due volte, una cosa breve dal carburatore, e riprese. Arrivammo al bivio. Misi la freccia a sinistra. La Rossa andò a destra. Lo so che c’ero io al volante. So anche che le automobili non prendono decisioni e che, se le prendessero, probabilmente non lo direbbero a noi. Però la strada era larga, non passava nessuno e il volante si lasciò accompagnare con una facilità sospetta.
20 Agosto 2026

Il silenzio come bene raro

Non lo incontriamo per caso. Lo cerchiamo. Lo prenotiamo. A volte lo paghiamo. Come se fosse una risorsa naturale in via di esaurimento, da proteggere o da conquistare per qualche ora. Non è sempre stato così. Il silenzio, un tempo, era la condizione normale delle cose. Interrotto, certo, ma non invaso. C’erano rumori, voci, lavori. Ma c’era anche spazio. Tra un suono e l’altro. Tra una parola e la successiva. Oggi quello spazio si è ristretto. Viviamo immersi in un flusso continuo: notifiche, sottofondi, commenti, spiegazioni. Anche ciò che nasce per rilassarci spesso arriva già accompagnato da un rumore. Come se il vuoto facesse paura. Come se il silenzio dovesse essere subito riempito, giustificato, tradotto. Eppure il silenzio non è assenza. È presenza non mediata.
20 Agosto 2026

Gianmaria Testa, l’uomo che cantava piano

Ci sono cantanti che entrano in scena. Gianmaria Testa sembrava arrivare da un’altra stanza. Portava con sé una chitarra, una voce bassa e un modo di stare davanti al pubblico che non chiedeva attenzione. La otteneva proprio per questo. Non conquistava la sala: aspettava che la sala si avvicinasse. Era nato nelle Langhe, nel 1958. Per molti anni aveva lavorato come ferroviere, fino a diventare capostazione a Cuneo. Non si trattava di una parentesi pittoresca da inserire nella biografia di un artista. Il treno, la frontiera, il binario, l’attesa e la partenza sarebbero diventati il paesaggio profondo delle sue canzoni.