Redazione

19 Novembre 2025

Quando la tv non urla

Cosa fanno i canali culturali indipendenti che funzionano davvero? In Italia ci ripetiamo che con la cultura non si fa audience. Fuori dall’Italia, intanto, ci sono canali televisivi e piattaforme che vivono solo di cultura. Alcuni sono pubblici, altri privati, altri ancora sono servizi digitali puri. Tutti hanno una cosa in comune: una linea editoriale chiara e una coerenza feroce. L’ipotesi è semplice: Canale Cultura non è un vezzo romantico. È un progetto che, in piccolo, entra nella stessa famiglia di queste esperienze. Guardarle da vicino serve per capire cosa imitare e cosa evitare.
18 Novembre 2025

Fascismo, post e memoria

Fuori, in molte città, le sinagoghe preparavano le candele per ricordare la Notte dei cristalli. Dentro lo schermo del telefono, un generale diventato vicesegretario di partito decideva che era il momento giusto per dare «ripetizioni di storia» a chi – secondo lui – l’ha studiata «sui manuali del Pd». Il generale è Roberto Vannacci, eurodeputato e da qualche mese uno dei quattro vice di Salvini. Il post è quello che ormai conosciamo: Mussolini «terzo deputato più votato d’Italia», la marcia su Roma che «non fu un colpo di Stato ma poco più di una manifestazione di piazza» (citazione dello storico Francesco Perfetti), il fascismo che «almeno fino alla metà degli anni Trenta» avrebbe esercitato il potere «attraverso gli strumenti previsti dallo Statuto Albertino», le leggi – «fino alle stesse leggi del 1938» – approvate dal Parlamento e promulgate dal re.
17 Novembre 2025

L’Italia che si affida agli opinionisti: perché li ascoltiamo, cosa ci fanno credere

Capita a tutti: si accende un talk show, si scorre un podcast di “politica”, si apre il giornale online, e l’illusione è immediata. “Mi sto informando”, pensiamo. Ma siamo sicuri che sia così? La domanda la pone con lucidità Filippo Riscica nel suo lungo articolo su Appunti, dove smonta con calma una certezza molto italiana: che ascoltare gli opinionisti equivalga a capire i fatti. Non è così. E non è una questione di fake news o di propaganda: è qualcosa di più profondo e più civile. È l’idea semplice – quasi innocente – che il volto noto coincida con la competenza, che la notorietà sostituisca il metodo, che chi parla “bene” possa parlare di tutto.
16 Novembre 2025

Lee Miller. Dal set di moda a inviata di guerra

Lee Miller è passata dall’essere “immagine” perfetta sulle copertine di Vogue a diventare uno degli sguardi più spietati e necessari sulla Seconda guerra mondiale. In mezzo ci sono un trauma infantile, il surrealismo, la moda, la guerra, il silenzio e – molto tardi – un archivio riaperto dal figlio. Questo pezzo della serie Fotografe prova a tenerli insieme: la bellezza e l’orrore, lo sguardo costruito della moda e quello, quasi insostenibile, dei campi liberati.