Redazione

9 Aprile 2026

Quando sarà il nostro turno?

La vera domanda, dopo la minaccia di Trump contro la “civiltà iraniana”, non riguarda solo l’Iran. Riguarda il criterio che quelle parole provano a introdurre. Se un leader può evocare senza scandalo la distruzione di una civiltà intera, allora il problema non è soltanto il bersaglio di oggi. È il principio che si deposita per domani. Trump ha pronunciato quella frase nel pieno di un ultimatum sull’Iran, accompagnandola con minacce contro infrastrutture civili e dentro una crisi che solo dopo si è momentaneamente fermata in una fragile tregua. È qui che nasce la domanda: quando sarà il nostro turno?
4 Aprile 2026

La lezione che non tenevo io

Quando mi invitarono a tenere una lezione all’università della Terza età, pensai che ci fosse stato un errore. Succede. Il mondo è pieno di persone competenti, ma ogni tanto chiamano me. Forse perché ho un’aria riflessiva. È uno dei grandi equivoci della mia vita. In realtà passo molto tempo a fissare il vuoto con espressione intensa, sperando che nessuno verifichi il contenuto. Il titolo dell’incontro era Capire il presente. Una richiesta sproporzionata. Io faccio già fatica a capire i menù digitali, le ricevute del bancomat e certe confezioni di medicinali che sembrano progettate da persone ostili all’umanità. E avrei dovuto spiegare il presente a persone che avevano visto molto più passato di me. Il passato, tra le altre cose, ha il brutto vizio di rendere il presente confrontabile. Accettai. Lo faccio sempre quando una cosa mi sembra chiaramente inadatta a me. È una forma di autolesionismo con buone maniere.
30 Marzo 2026

La fine dell’appartenenza

Non ricordo quando fu l’ultima volta che vidi un simbolo. Una bandiera. Un logo. Una sede con una targa. Qualcosa che dicesse: qui si sta da una parte. All’inizio non ci feci caso. Sembrava solo un cambiamento di stile. Meno colori. Meno slogan. Più sobrietà. Poi sparirono anche i nomi. Le persone non dicevano più “io sono di…”. Dicevano: “su questo tema sono più vicino a…” Era una frase elegante. Sembrava più intelligente. E in parte lo era. Il sistema politico si era adattato. Niente più partiti stabili. Niente più programmi complessivi. Solo piattaforme. Su ogni singolo tema — lavoro, scuola, sicurezza — venivano costruite maggioranze variabili. Fluide.
28 Marzo 2026

Marosa di Giorgio

Mi cercò lei. Non al telefono, che sarebbe stato volgare. Non in sogno, che sarebbe stato troppo facile. Mi cercò in quel modo che hanno certi autori quando non vogliono essere ricordati, ma convocati. Entrò da una porta che non avevo visto. Portava con sé un odore di arance fredde, di terra bagnata e di tovaglie riposte da anni in un armadio di campagna. Non sembrava un’apparizione. Sembrava una donna tornata per controllare se, nel frattempo, il mondo avesse imparato almeno a guardare meglio un fiore.