Redazione

29 Maggio 2026

L’algoritmo e il volto umano: perché l’enciclica di Leone XIV riguarda anche noi

C’è un modo ingenuo di parlare dell’intelligenza artificiale: immaginarla come una macchina venuta dal futuro, buona o cattiva a seconda dell’uso che ne faremo. C’è poi un modo più serio, più scomodo, più necessario: chiedersi quale idea di uomo stia entrando nelle macchine che costruiamo. È qui che l’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV diventa interessante anche per chi non la legge da credente. Non perché la Chiesa abbia scoperto ora la tecnologia. Ma perché propone una domanda che la politica, l’economia e spesso anche il giornalismo evitano: l’IA rende la vita più umana o soltanto più efficiente?
29 Maggio 2026

I Cagots, quelli della porta piccola

C’è un museo, nei Pirenei francesi, che sembra nato apposta per ricordarci quanto le società possano essere fantasiose quando devono escludere qualcuno. Si trova ad Arreau, nelle Hautes-Pyrénées, dentro il castello des Nestes, ed è dedicato ai Cagots. Già il nome incuriosisce. Cagots in Francia, Agotes sul versante basco e navarrese, Capotz in certi documenti antichi, poi molte altre varianti locali. Un piccolo dizionario dell’emarginazione. La storia prende subito una piega strana, perché non stiamo parlando di un popolo lontano, sconfitto in una guerra, arrivato da chissà dove con lingua, costumi e religione diverse. No. I Cagots vivevano lì, nei villaggi dei Pirenei. Parlavano la stessa lingua degli altri, pregavano lo stesso Dio, lavoravano negli stessi paesi. Solo che non erano considerati uguali.
29 Maggio 2026

Cesare Lombroso

Mi capita spesso di pensare a Lombroso. Non lo cerco. Non apro libri. Non prendo appunti. Non preparo domande. Mi torna in mente da solo, come certe figure scomode che la storia non riesce a seppellire del tutto. Cesare Lombroso: medico, antropologo, criminologo, uomo dell’Ottocento e, in modo inquietante, anche nostro contemporaneo. Penso a lui mentre guardo le notizie di cronaca. Un volto fermato in un fotogramma. Una fotografia segnaletica. Un vicino che dice: “Sembrava una persona normale”. Un opinionista che chiede: “Si poteva prevedere?” Ecco, penso, Lombroso sarebbe stato invitato subito. Lo avrebbero messo in collegamento da Torino. Oppure in studio, sotto le luci fredde, con la sua barba bianca, il cranio lucido, lo sguardo del professore che non teme il giudizio morale perché crede di parlare in nome della scienza.
25 Maggio 2026

Il cibo non basta più a salvarci

Ogni epoca ha il suo modo di immaginare la salvezza. La nostra, per qualche decennio, l’ha cercata anche nel piatto. Nel pane fatto con grani antichi, nel formaggio di malga, nel mercato contadino, nella bottiglia prodotta senza forzare la terra. In quel gesto semplice — scegliere cosa mangiare — sembrava custodita una promessa: cambiare il mondo partendo da vicino, dal quotidiano, dal corpo. Comprare locale, preferire il biologico, difendere i produttori, rifiutare l’omologazione del gusto, salvare un formaggio, un seme, una ricetta, una comunità. Era una politica gentile, concreta, persino intima. Una politica che non passava solo dai parlamenti o dai partiti, ma dalla tavola di famiglia, dalla trattoria, dal mercato del sabato, dal gesto apparentemente semplice di dire: questo lo compro, questo no.