Redazione

30 Novembre 2025

Guerra e pace

Non ho mai letto Guerra e pace. L’ho sempre visto come una montagna: bellissima da lontano, irraggiungibile nei giorni in cui il tempo si sgretola in impegni, preoccupazioni, notizie di guerra che entrano nelle case senza bussare. Così ho fatto una cosa semplice, quasi infantile: ho chiesto di parlarmene a un amico che stimo. Lui non è Calvino, ma gli assomiglia in certe pause, nel modo di ragionare ad alta voce, nella cura con cui sceglie le parole. Stavamo condividendo un lungo viaggio in treno. Aveva il libro con sé e si capiva che quella copia era stato letta molte volte, magari da persone diverse, passando di mano in mano prima di finire su una bancarella ad attendere un nuovo lettore. Fuori il paesaggio cambiava lentamente, e dentro, senza rumore, lui ha iniziato a raccontarmi Tolstoj.
29 Novembre 2025

Io e la Luna

Io lo sapevo che prima o poi una sciocchezza del passato sarebbe tornata a mordermi. Non mi aspettavo però che arrivasse con il timbro dell’Agenzia Spaziale Europea. Era un pomeriggio qualunque: pioggia fine, termos del tè mezzo freddo, la posta sparsa sul tavolo come carte da poker di un giocatore stanco. Pubblicità, bollette, pubblicità, bollette, un volantino di una palestra dove promettono di “trasformarmi in un super-io”… e poi quella busta bianca, pulita, rigida. La apro pensando a una multa. Invece leggo: “Gentile signor Woody, siamo lieti di informarLa che è stato selezionato per la missione Artemis-Europa come membro civile dell’equipaggio…”.
27 Novembre 2025

La poesia è sempre politica

Eileen Myles arriva sulle pagine di un quotidiano italiano con una frase che, a leggerla oggi, sembra insieme antica e nuova: il socialismo è il futuro. Non è uno slogan. È la sintesi di una vita passata a misurare la distanza tra ciò che una società promette e ciò che consegna. L’intervista pubblicata da La Stampa restituisce questa voce senza filtri, nella sua nudità migliore: la poesia come lingua politica, la vulnerabilità come strumento di conoscenza, il corpo queer come sismografo dell’America.
26 Novembre 2025

Il filo invisibile che unisce le persone

La discussione sulla cultura torna sempre allo stesso punto. Ogni volta che una città inaugura un museo ristrutturato, ogni volta che un festival chiede sostegno pubblico, ogni volta che un ente locale prova a dare un senso alla parola “promozione”, il discorso rimbalza su un’unica metrica: quanto produce in termini economici. Quanti biglietti, quante presenze, quale indotto. È un riflesso quasi automatico. Eppure è proprio questo riflesso che sta consumando l’idea stessa di cultura. Non la difende, la restringe. La spinge a imitare un linguaggio che non le appartiene, quello dell’industria.