
Terza pagina
Domanda iniziale. Tesi chiara. Tre scene che parlano tra loro (ieri, Novecento, adesso). Poi il meccanismo che spiega le connessioni, le obiezioni oneste, e uno sguardo in avanti: come potrebbero evolvere le cose nei prossimi 5–20 anni e che cosa significa per noi—scuola, lavoro, istituzioni, vita quotidiana.“Terza Pagina” è il nostro laboratorio civile: cultura come strumento di orientamento, non come arredamento. Usiamo un linguaggio pulito, esempi verificabili, fonti indicate senza pedanteria. Niente tecnicismi inutili. Ritmo narrativo, ma precisione. Vogliamo lettori critici, non tifosi.
Se cerchi chiarezza senza semplificazioni brutali, sei nel posto giusto. Qui le idee fanno attrito con la realtà, e dall’attrito nasce luce.
3 Febbraio 2026
C’è una scena nel film Contact (dal romanzo di Carl Sagan) che funziona come una domanda-madre. A un’astronoma candidata a rappresentare l’umanità davanti a un’altra civiltà chiedono: “Se potessi fare una sola domanda, quale sarebbe?”. Lei risponde: “Come avete fatto? Come siete sopravvissuti alla vostra adolescenza tecnologica senza distruggervi?”
Oggi quella domanda è tornata a circolare perché Dario Amodei l’ha presa come chiave d’apertura di un saggio molto discusso, “The Adolescence of Technology”.
La tesi è questa: stiamo costruendo qualcosa di potentissimo, che cresce più in fretta delle nostre abitudini civili. E quando una tecnologia diventa “adulto” prima delle regole, la società rischia di reagire in due modi ugualmente stupidi: o negando, o vietando a casaccio. L’idea di Amodei, invece, è più inquietante e più utile: trattarla come un’adolescenza, cioè come una fase in cui l’energia è reale, i benefici sono reali, ma il rischio di gesti irreversibili aumenta proprio perché tutto accelera.
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27 Gennaio 2026
Ci sono immagini che non chiedono permesso.
Non entrano nella tua giornata: la interrompono. Ti fermano con una calma implacabile, quella calma che hanno le prove. E capisci subito che non stai guardando “il passato”. Stai guardando una persona che qualcuno ha tentato di cancellare con metodo, con disciplina, con burocrazia.
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25 Gennaio 2026
La democrazia oggi vive dentro una contraddizione: dice di rappresentare tutti, ma ragiona come se il mondo finisse alla prossima scadenza elettorale. Ha un mandato lungo e un respiro corto. Per questo litiga sul presente e perde i processi lenti. Poi, quando quei processi arrivano, li chiama “emergenze”.
Non è solo colpa dei politici. È un problema di forma. La politica contemporanea è costruita per reagire, non per custodire. Premia ciò che si vede subito, non ciò che regge nel tempo. Eppure la nostra vita collettiva è ormai fatta di fenomeni che non rispettano il calendario della settimana: clima, demografia, migrazioni, scuola, infrastrutture, trasformazioni tecnologiche. Sono fiumi lenti. Puoi ignorarli per un po’, ma non puoi trattarli come imprevisti.
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20 Gennaio 2026
Il mondo è pieno di occhi. Non solo i nostri: occhi a camera, occhi composti, occhi che sono poco più di una macchia sensibile alla luce. La natura li inventa, li reinventa, li perfeziona. Come se, davanti a certi problemi, tornasse sempre alle stesse soluzioni.
Eppure il mondo non è pieno di menti. Se per “mente” intendiamo la cosa rara che ci ossessiona: linguaggio simbolico, astrazione, capacità di immaginare il futuro, costruire storie condivise, vivere dentro un “come se”. Quella mente, quella sì, sembra un evento raro. Quasi sospetto, come se la natura replicasse volentieri le soluzioni locali, ma faticasse a produrre sistemi generali. Un occhio risolve un compito specifico. Una mente, se la chiamiamo davvero mente, prova a risolvere molti compiti con lo stesso strumento: capire, prevedere, convincere, cooperare, ingannare, ricordare, progettare. È un salto di categoria.i.
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13 Gennaio 2026
C’è una domanda che riguarda tutti noi: se oggi possiamo registrare tutto, perché facciamo sempre più fatica a trasmettere ciò che sappiamo?
Viviamo immersi in un’epoca che ha fatto della conservazione un feticcio. Archiviamo messaggi, immagini, video, gesti. Registriamo lezioni, tutorial, procedure. Accumuliamo dati come se la memoria fosse, finalmente, al sicuro. Eppure basta guardarsi intorno per accorgersi che molte competenze si stanno assottigliando, che alcuni mestieri diventano impraticabili, che certi gesti non passano più di mano in mano. Il paradosso è evidente: mai così tanta memoria, mai così fragile la trasmissione.
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11 Gennaio 2026
Per molto tempo abbiamo dato per scontata un’idea semplice: perché il mondo resti in piedi serve qualcuno che lo regga. Un impero, una potenza guida, un centro capace di garantire sicurezza, commercio, regole. Roma ieri. Londra poi. Washington oggi. Ogni volta con un nome rassicurante: pax.
Quando questo centro comincia a incrinarsi, la reazione è quasi automatica. Paura. Disordine. Vuoto di potere. Come se l’alternativa all’egemonia fosse solo il caos.
E se non fosse così?
Proviamo a smontare l’idea che senza un egemone il mondo sia destinato a rompersi. E facciamolo non con previsioni, ma con la storia. Una storia che raramente entra nei nostri manuali di relazioni internazionali.
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6 Gennaio 2026
Negli ultimi anni, in Italia e non solo, gli “spiegatori del mondo” sono usciti dai convegni per entrare stabilmente nel salotto di casa: talk show, newsletter, podcast, rubriche su YouTube. In prima fila ci sono figure come Lucio Caracciolo e Dario Fabbri, con scuole diverse e una stessa promessa implicita: dare contesto, trasformare l’attualità breve in storia lunga. La loro popolarità dice una cosa giusta: c’è fame di senso. Ma oggi, con una brutalità nuova, torna la domanda scomoda: queste analisi aiutano davvero a prevedere ciò che accadrà? E, soprattutto, come si leggono senza farsi trascinare dal carisma di chi parla?
Lo scrivo con in mente un caso-limite, di quelli che cambiano la temperatura della conversazione in poche ore. Tra il 3 e il 5 gennaio 2026 gli Stati Uniti hanno compiuto un’operazione militare in Venezuela che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e al suo trasferimento negli Stati Uniti, con accuse di narco-terrorismo discusse in tribunale a New York. Nelle stesse ore, Donald Trump ha alzato ulteriormente i toni evocando possibili “azioni” o pressioni su Colombia, Messico e Cuba, mentre in parallelo è tornata in primo piano, con parole e gesti ufficiali, l’ipotesi di un controllo statunitense sulla Groenlandia, respinta con fermezza da Nuuk e da Copenaghen.
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1 Gennaio 2026
Il 3 dicembre 2025 il Louvre e il Musée du quai Branly – Jacques Chirac hanno inaugurato insieme la Galerie des cinq continents, nell’ala Denon, ripensata e riaperta in una nuova configurazione.
Il punto non è “aggiungere” una stanza esotica al tempio dell’arte europea. Il punto è fare una cosa più rischiosa: mettere le opere in conversazione, senza chiedere loro il passaporto. La nuova galleria riunisce 130 opere da più istituzioni: nuclei del Louvre, capolavori del Quai Branly e prestiti (o depositi) da altri musei e collezioni, inclusa la Nigeria.
E, cosa tutt’altro che secondaria, questa presentazione si accompagna a un invito esplicito a interrogarsi sulla provenienza: come gli oggetti sono arrivati fin qui, con quali passaggi, con quali ombre.
L’operazione è chiara: non ordinare il mondo per scaffali (“Europa qui, il resto là”), ma far emergere affinità e risonanze. Non per appiattire le differenze, ma per farle “suonare” sullo stesso tema umano. È un cambio di geometria: dal museo come classifica al museo come dialogo
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24 Dicembre 2025
Ogni volta che sento ripetere “si vis pacem, para bellum” mi scatta un riflesso da mestiere. Io ho una formazione storica e diplomatica: conosco il fascino delle formule brevi, ma conosco anche il loro vizio. Le formule tranquillizzano perché chiudono la complessità in una frase. E proprio per questo, se le uso, voglio farle riaprire.
Parto da un fatto semplice: quella sentenza, così come circola oggi, è una versione ridotta. Dietro c’è un autore tardo-romano, Flavio Vegezio Renato, di cui sappiamo meno di quanto vorremmo: un alto funzionario imperiale, cristiano, probabilmente non un militare di carriera, che scrive in un’epoca in cui l’Impero romano sente di non poter più permettersi l’improvvisazione.
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23 Dicembre 2025
Curtis Yarvin è uno scrittore politico americano, programmatore informatico, noto per anni con lo pseudonimo di Mencius Moldbug. Non è un politico, non guida movimenti di massa, non si presenta alle elezioni. Scrive. E come spesso accade, le idee più destabilizzanti arrivano prima dalle tastiere che dalle urne.
Tra la fine degli anni Duemila e oggi, Yarvin ha costruito un corpus teorico coerente e radicale che ruota attorno a una tesi semplice e incendiaria: la democrazia liberale occidentale non è solo in crisi, è un errore storico. Non funziona più, non sa correggersi, e soprattutto non governa davvero. Continuare a difenderla, secondo lui, non è realismo ma nostalgia.
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20 Dicembre 2025
C’è un libro del 1997 di James Dale Davidson e Lord William Rees-Mogg, che, rilanciato nel 2020 con una nuova prefazione di Peter Thiel, il fondatore di Paypal e Palantir, è tornato a circolare come una chiave per capire un certo immaginario della nuova élite tecnologica americana. Si intitola "L'individuo sovrano". Non è un romanzo di fantascienza, ma una previsione travestita da teoria della storia. La tesi è semplice: quando la ricchezza diventa mobile e digitale, lo Stato fa più fatica a tassare, controllare, trattenere. E allora emerge un tipo umano nuovo, l’“individuo sovrano”: competente, globale, leggero, capace di scegliere giurisdizioni e regole come si sceglie un servizio.
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18 Dicembre 2025
C’è una frase che torna ciclicamente nei talk, nei post, nelle conversazioni da bar “serio”: la storia insegna. La diciamo come si dice “il tempo guarisce”, con una specie di fiducia automatica. Edgar Morin parte da qui e, con la calma di chi ha attraversato un secolo senza smettere di pensare, ti toglie quella fiducia dalle mani. Non per cinismo. Per igiene.
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9 Dicembre 2025
Alla Nuvola dell’EUR, a Roma, la piccola e media editoria si incontra per “Più libri più liberi”. Ma il vero protagonista, nei numeri presentati da AIE, non è il libro in sé: sono i mediatori. I programmi televisivi che ancora spingono le vendite. I social network che costruiscono nuove comunità di lettura. Gli strumenti di Intelligenza Artificiale che entrano in silenzio nei flussi di lavoro delle case editrici.
È il ritratto di un settore che non discute più se cambiare, ma come sopravvivere dentro un ecosistema dominato da schermi e algoritmi.
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8 Dicembre 2025
Dal 4 all’8 dicembre 2025, chi entra alla Nuvola dell’Eur a Roma ha subito davanti agli occhi lo slogan: “Più libri, più liberi”. Sulle scale mobili salgono ragazzi con lo zaino, insegnanti che contano le classi, lettori che tengono in mano una lista di editori da cercare come fosse una mappa del tesoro. Dentro, cinquecentosessantanove espositori, circa settecento appuntamenti in cinque giorni, un orario pieno dalle dieci alle venti. È la Fiera nazionale della piccola e media editoria, diventata negli anni uno dei termometri più sinceri dello stato di salute del libro in Italia.
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1 Dicembre 2025
Il 1° dicembre è la Giornata mondiale contro l’Aids.
Se hai qualche anno sulle spalle, la parola “Aids” ti riporta subito agli anni Ottanta: notizie cupe, funerali troppo frequenti, un virus misterioso che sembrava poter travolgere un’intera generazione. Oggi lo scenario è molto diverso. Non perché il problema sia finito, ma perché in quarant’anni la ricerca e le battaglie per i diritti hanno cambiato in profondità la storia di questa malattia – e non solo di questa.
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25 Novembre 2025
Le sorelle Mirabal viaggiano su una strada di montagna, nella Repubblica Dominicana del 1960. L’aria è già buia, il motore della jeep tossisce ad ogni curva, e per un attimo sembra quasi una di quelle sere in cui tutto può ancora cambiare. Ma loro no, loro non cambieranno direzione. Vanno a trovare i mariti in carcere, perché qualcuno deve pur ricordare ai potenti che ogni prigione produce sempre un soprassalto di dignità. Le chiamano “las mariposas”, le farfalle.
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19 Novembre 2025
Cosa fanno i canali culturali indipendenti che funzionano davvero?
In Italia ci ripetiamo che con la cultura non si fa audience. Fuori dall’Italia, intanto, ci sono canali televisivi e piattaforme che vivono solo di cultura. Alcuni sono pubblici, altri privati, altri ancora sono servizi digitali puri. Tutti hanno una cosa in comune: una linea editoriale chiara e una coerenza feroce.
L’ipotesi è semplice: Canale Cultura non è un vezzo romantico. È un progetto che, in piccolo, entra nella stessa famiglia di queste esperienze. Guardarle da vicino serve per capire cosa imitare e cosa evitare.
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17 Novembre 2025
Capita a tutti: si accende un talk show, si scorre un podcast di “politica”, si apre il giornale online, e l’illusione è immediata. “Mi sto informando”, pensiamo.
Ma siamo sicuri che sia così?
La domanda la pone con lucidità Filippo Riscica nel suo lungo articolo su Appunti, dove smonta con calma una certezza molto italiana: che ascoltare gli opinionisti equivalga a capire i fatti. Non è così. E non è una questione di fake news o di propaganda: è qualcosa di più profondo e più civile. È l’idea semplice – quasi innocente – che il volto noto coincida con la competenza, che la notorietà sostituisca il metodo, che chi parla “bene” possa parlare di tutto.
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11 Novembre 2025
Che cosa si prova a vedere una biblioteca in fiamme? Non è solo carta che brucia: è un futuro che si accorcia. Perché in guerra i libri diventano, insieme, il bersaglio da colpire e lo scudo da difendere?
I libri sono infrastrutture di continuità. In tempo di pace custodiscono memoria e possibilità; in tempo di guerra segnano il confine tra un popolo che resiste e uno che smarrisce la propria voce. Per questo vengono bruciati. Per questo vengono salvati a rischio della vita.
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28 Ottobre 2025
Una foto trovata in soffitta. Un giornalino parrocchiale. Il volantino di una fabbrica, una cassetta con dialetti dimenticati. Nessun algoritmo le riterrà “virali”. Eppure sono cerniere di identità. La memoria civica vive qui: nelle mani di chi sente che un pezzo di storia comune rischia di sparire.
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