Era un regionale del mattino, uno di quelli dove si viaggia quasi in silenzio, con la luce obliqua che entra dal finestrino e i pensieri che ancora non hanno trovato forma. Un ragazzo scorreva il cellulare distrattamente, poi ha rallentato. “Oggi è la Giornata dei diritti umani. Che roba è?”, ha chiesto all’amico accanto. L’altro ha alzato le spalle, come si fa quando qualcosa sembra lontano e un po’ inutile. Stavo per intervenire, quando un signore anziano, seduto di fronte, ha girato la testa con calma. “Non è roba inutile,” ha detto con una voce bassa e ferma. “È il motivo per cui la vostra vita è più larga di quella che ho avuto io.” Il treno continuava ad andare, ma in quel momento sembrava essersi fermato per ascoltare.