storia contemporanea

20 Novembre 2025

I simboli che tornano

Capita ogni tanto che una notizia lontana ci colpisca più del previsto. Succede quando non parla davvero di un Paese straniero, ma di noi. È il caso della decisione della Guardia costiera americana di “declassare” la svastica e il cappio da simboli d’odio a semplici simboli “divisivi”. Un’aggiustatina lessicale, dicono. E invece no. Perché ci ricorda, con un brivido corto, quanto siamo diventati indulgenti verso segni che dovrebbero restare fuori da ogni spazio comune.
18 Novembre 2025

Fascismo, post e memoria

Fuori, in molte città, le sinagoghe preparavano le candele per ricordare la Notte dei cristalli. Dentro lo schermo del telefono, un generale diventato vicesegretario di partito decideva che era il momento giusto per dare «ripetizioni di storia» a chi – secondo lui – l’ha studiata «sui manuali del Pd». Il generale è Roberto Vannacci, eurodeputato e da qualche mese uno dei quattro vice di Salvini. Il post è quello che ormai conosciamo: Mussolini «terzo deputato più votato d’Italia», la marcia su Roma che «non fu un colpo di Stato ma poco più di una manifestazione di piazza» (citazione dello storico Francesco Perfetti), il fascismo che «almeno fino alla metà degli anni Trenta» avrebbe esercitato il potere «attraverso gli strumenti previsti dallo Statuto Albertino», le leggi – «fino alle stesse leggi del 1938» – approvate dal Parlamento e promulgate dal re.
13 Novembre 2025

Guardate

Quando gli Alleati liberano Buchenwald, Dachau, Mauthausen, non si limitano a entrare. Registrano. Seguono un ordine preciso: filmare ogni angolo, ogni dettaglio. I soldati non sono preparati a quello che trovano, ma le cineprese sì: lavorano in silenzio, senza tremare. Il risultato è un film che non vuole commuovere, non vuole convincere, non vuole raccontare. Vuole soltanto dire: è accaduto. Si chiama Nazi Concentration Camps. Dura poco più di un’ora. È talmente diretto da sembrare un’autopsia. Ed è proprio questo che lo rende inaggirabile
11 Novembre 2025

Cultura e guerra: quando i libri diventano scudi o bersagli

Che cosa si prova a vedere una biblioteca in fiamme? Non è solo carta che brucia: è un futuro che si accorcia. Perché in guerra i libri diventano, insieme, il bersaglio da colpire e lo scudo da difendere? I libri sono infrastrutture di continuità. In tempo di pace custodiscono memoria e possibilità; in tempo di guerra segnano il confine tra un popolo che resiste e uno che smarrisce la propria voce. Per questo vengono bruciati. Per questo vengono salvati a rischio della vita.