Letteratura

14 Marzo 2026

Albert Camus

La sera è tranquilla. Fuori la città continua a parlare da sola: sirene lontane, televisori accesi, la politica che scorre nei telefoni come una pioggia continua di parole. Sul tavolo ho lasciato un giornale. Titoli grandi: guerre, crisi, governi che oscillano tra promesse e paure. Quando alzo gli occhi, lui è già seduto davanti a me. Albert Camus accende lentamente una sigaretta. Il gesto è calmo, quasi meditato. Non sembra sorpreso di essere qui. Q. Monsieur Camus, molti oggi dicono che la politica è diventata solo una questione di potere. A. Non è una novità. La politica ha sempre avuto a che fare con il potere. La domanda interessante è un’altra: se il potere ricorda ancora di avere un limite.”
11 Febbraio 2026

Federico Fellini

A Cinecittà l’aria sa sempre un po’ di polvere e di promessa. Io avevo il taccuino aperto e una domanda chiusa in gola: oggi le immagini sono ovunque, ma mi pare che dicano sempre meno. Lui non entrò. Comparve. Come un regista che arriva quando il set è già stanco. A. “Non sei venuto a chiedermi un parere. Sei venuto a chiedermi il permesso.” Q. “Il permesso di cosa?” A. “Di dire che ti spaventa l’immagine quando diventa rumore.”
2 Gennaio 2026

Italo Calvino

Mi è venuto incontro senza rumore. Non con l’aria del grande autore che pretende silenzio e deferenza. Piuttosto come uno che entra in un corridoio mentre tu stai già andando, e per un istante vi trovate sullo stesso passo. Avevo appena chiuso il computer. Non per virtù: per stanchezza. Era uno di quei primi giorni dell’anno in cui senti addosso una richiesta implicita di “fare meglio”, “fare di più”, “essere nuovo”. E invece io, in quel momento, volevo solo una cosa: una frase che non fosse una frase fatta. L’ho visto lì, sul margine della stanza. Magro, discreto. Lo sguardo preciso di chi non ti giudica, ma ti legge. «Non ti preoccupare», ha detto. «Non sono venuto per un’intervista. Sono venuto perché stavi pensando troppo forte.» Ho sorriso, più per difesa che per cordialità. Poi ho capito che era vero: avevo dei pensieri che facevano rumore anche a schermo spento. Un inizio d’anno pieno di promesse e insieme pieno di peso. E la paura, sempre la stessa, che la cultura diventi un’altra forma di frastuono.
28 Dicembre 2025

Il regno di questo mondo

Me lo ricordo bene, perché non è stata una scoperta “da scaffale”. È stata una scoperta da fermata. Una di quelle mattine con mezz’ora buca tra due impegni. Invece di mettere ordine nelle mail, entro in una libreria di usato per scaldarmi e prendere fiato. Cercavo tutt’altro, un saggio “serio”, da tavolo grande. Mi capita tra le mani un volumetto sottile, titolo magnifico: Il regno di questo mondo. Carpentier. Nome già sentito, associato vagamente a quel continente narrativo che noi, in Italia, abbiamo imparato a chiamare con troppa fretta “realismo magico”. La libraia, una di quelle persone che non ti vendono un libro ma ti spostano la testa, mi dice una frase che ancora sento: “Se lo prenda. Ma non lo legga come un romanzo esotico. Lo legga come storia, solo scritta da uno che sa che la storia, quando la vivi, non è mai pulita”.