società italiana

1 Dicembre 2025

Come la lotta all’Aids ha cambiato anche noi

Il 1° dicembre è la Giornata mondiale contro l’Aids. Se hai qualche anno sulle spalle, la parola “Aids” ti riporta subito agli anni Ottanta: notizie cupe, funerali troppo frequenti, un virus misterioso che sembrava poter travolgere un’intera generazione. Oggi lo scenario è molto diverso. Non perché il problema sia finito, ma perché in quarant’anni la ricerca e le battaglie per i diritti hanno cambiato in profondità la storia di questa malattia – e non solo di questa.
20 Novembre 2025

I simboli che tornano

Capita ogni tanto che una notizia lontana ci colpisca più del previsto. Succede quando non parla davvero di un Paese straniero, ma di noi. È il caso della decisione della Guardia costiera americana di “declassare” la svastica e il cappio da simboli d’odio a semplici simboli “divisivi”. Un’aggiustatina lessicale, dicono. E invece no. Perché ci ricorda, con un brivido corto, quanto siamo diventati indulgenti verso segni che dovrebbero restare fuori da ogni spazio comune.
19 Novembre 2025

Quando la tv non urla

Cosa fanno i canali culturali indipendenti che funzionano davvero? In Italia ci ripetiamo che con la cultura non si fa audience. Fuori dall’Italia, intanto, ci sono canali televisivi e piattaforme che vivono solo di cultura. Alcuni sono pubblici, altri privati, altri ancora sono servizi digitali puri. Tutti hanno una cosa in comune: una linea editoriale chiara e una coerenza feroce. L’ipotesi è semplice: Canale Cultura non è un vezzo romantico. È un progetto che, in piccolo, entra nella stessa famiglia di queste esperienze. Guardarle da vicino serve per capire cosa imitare e cosa evitare.
18 Novembre 2025

Fascismo, post e memoria

Fuori, in molte città, le sinagoghe preparavano le candele per ricordare la Notte dei cristalli. Dentro lo schermo del telefono, un generale diventato vicesegretario di partito decideva che era il momento giusto per dare «ripetizioni di storia» a chi – secondo lui – l’ha studiata «sui manuali del Pd». Il generale è Roberto Vannacci, eurodeputato e da qualche mese uno dei quattro vice di Salvini. Il post è quello che ormai conosciamo: Mussolini «terzo deputato più votato d’Italia», la marcia su Roma che «non fu un colpo di Stato ma poco più di una manifestazione di piazza» (citazione dello storico Francesco Perfetti), il fascismo che «almeno fino alla metà degli anni Trenta» avrebbe esercitato il potere «attraverso gli strumenti previsti dallo Statuto Albertino», le leggi – «fino alle stesse leggi del 1938» – approvate dal Parlamento e promulgate dal re.