Riflessioni sulla cultura

14 Marzo 2026

Il quadro che parlava

I musei di notte sono molto più educati che di giorno. Nessuno spinge. Nessuno fotografa. Nessuno dice: «Questo lo potevo fare anch’io». C’è solo il rumore dei passi. E qualche quadro che ti guarda passare con la calma di chi ha già visto tutto. Io ero lì per un lavoro temporaneo. Controllo delle sale dopo la chiusura. Il custode titolare aveva l’influenza e il direttore aveva deciso che, tra tutti i volontari disponibili, io avevo l’aria meno pericolosa.
11 Marzo 2026

L’etica può fermare gli algoritmi della guerra?

C’è un momento, nella storia, in cui una tecnologia smette di essere soltanto una tecnologia e diventa uno specchio. Non ci dice più solo cosa possiamo fare. Ci dice chi siamo. L’intelligenza artificiale è arrivata a quel punto. La notizia che ha riaperto la discussione è concreta. Una società americana, Anthropic, tra i protagonisti della nuova generazione di modelli di AI, ha imposto limiti severi all’uso dei propri sistemi in ambito militare: niente armi completamente autonome, niente sorveglianza di massa, niente utilizzi che possano trasformare l’algoritmo in una macchina di decisione letale. Il Pentagono non l’ha presa bene.
28 Febbraio 2026

Il gradino in più

Pioveva su Sanremo con quella pioggia ligure che non cade: insiste. Io ero lì per una consegna da cinque minuti, un favore a un amico tecnico, una cosa da retro del teatro e pass grigio in tasca — cioè la forma più rassicurante dell’anonimato. Poi, sotto una lampada vicino a una porta laterale, ho tirato fuori il badge e l’ho visto cambiare colore. Era diventato rosso. Rosso pieno. Rosso da errore che qualcuno, più tardi, avrebbe difeso dicendo: “Ormai è andata.” C’era scritto: OSPITE IMPREVISTO. Sotto, in piccolo, una parola sola: SCALA. E a Sanremo, quando una parola sola ti viene incontro così, non è mai un’indicazione. È già una trama.
26 Febbraio 2026

Il potere e il limite

Non è una storia di sesso. È una storia di potere. A un certo punto la domanda cambia forma. Non è più "che cosa è successo nel caso Epstein", ma qualcosa di più scomodo: perché il potere, quando diventa davvero potere, sembra smarrire il senso del limite proprio lì dove dovrebbe essere più evidente? Se restiamo sulla superficie, la risposta è facile e anche un po' consolatoria: devianza, patologia, eccezione. Funziona perché ci permette di chiudere il caso dentro una categoria e andare oltre. Ma se allarghiamo lo sguardo, quella spiegazione inizia a scricchiolare. Non perché sia falsa, ma perché è insufficiente.