Riflessioni sulla cultura

24 Gennaio 2026

Non consigliare libri agli amici

Sono entrato in libreria con l’umiltà di un peccatore. Il mio vizio non è l’alcol, non è il fumo: io consiglio libri. È una dipendenza raffinata. Non ti distrugge il fegato, ti distrugge le amicizie. Appena dentro ho visto un cartello, secco come una diagnosi: NON CONSIGLIARE LIBRI AGLI AMICI. È VIOLENZA GENTILE Sono rimasto con la mano sul maniglione, come uno che entra in un locale e legge “qui si parla dei propri sentimenti”. Per un attimo ho riso. Poi ho smesso, perché era vero. Quando consigli un libro non dici “leggilo”. Dici: “Diventa la versione di te che io preferisco”. È un fascismo educato, con la copertina bella. Mi sono detto: va bene, Woody. Oggi stai zitto.
20 Gennaio 2026

Perché la natura replica gli occhi e non le menti

Il mondo è pieno di occhi. Non solo i nostri: occhi a camera, occhi composti, occhi che sono poco più di una macchia sensibile alla luce. La natura li inventa, li reinventa, li perfeziona. Come se, davanti a certi problemi, tornasse sempre alle stesse soluzioni. Eppure il mondo non è pieno di menti. Se per “mente” intendiamo la cosa rara che ci ossessiona: linguaggio simbolico, astrazione, capacità di immaginare il futuro, costruire storie condivise, vivere dentro un “come se”. Quella mente, quella sì, sembra un evento raro. Quasi sospetto, come se la natura replicasse volentieri le soluzioni locali, ma faticasse a produrre sistemi generali. Un occhio risolve un compito specifico. Una mente, se la chiamiamo davvero mente, prova a risolvere molti compiti con lo stesso strumento: capire, prevedere, convincere, cooperare, ingannare, ricordare, progettare. È un salto di categoria.i.
17 Gennaio 2026

La coda perfetta

Sono arrivato presto. Così presto che il cielo aveva ancora quell’aria da corridoio d’ospedale: pulito, silenzioso, un po’ colpevole. Dovevo fare una cosa semplice. Una cosa normale. Una di quelle che ti ripeti per convincerti che la giornata è sotto controllo: “passo un attimo, risolvo, torno”. Davanti all’ingresso c’era già una fila. Non una fila agitata, no. Una fila composta. Educata. Quasi elegante. La cosa strana non era la gente. Era l’atmosfera. Sembrava che qualcuno avesse messo un filtro sopra il mondo: “modalità pace”. Mi sono messo in coda con la prudenza di chi entra in una stanza dove tutti stanno già parlando sottovoce. Ho guardato il cartello, per capire se stessi sbagliando posto. Niente. Solo una porta, un vetro, un banco dentro. E, fuori, quella fila perfetta.
13 Gennaio 2026

Come si trasmette davvero la cultura

C’è una domanda che riguarda tutti noi: se oggi possiamo registrare tutto, perché facciamo sempre più fatica a trasmettere ciò che sappiamo? Viviamo immersi in un’epoca che ha fatto della conservazione un feticcio. Archiviamo messaggi, immagini, video, gesti. Registriamo lezioni, tutorial, procedure. Accumuliamo dati come se la memoria fosse, finalmente, al sicuro. Eppure basta guardarsi intorno per accorgersi che molte competenze si stanno assottigliando, che alcuni mestieri diventano impraticabili, che certi gesti non passano più di mano in mano. Il paradosso è evidente: mai così tanta memoria, mai così fragile la trasmissione.