Riflessioni sulla cultura

22 Agosto 2026

Il cartello l’aveva visto prima lei

Il cartello l’ho visto anch’io. Questo va messo agli atti. Era piantato subito dopo il distributore, un po’ storto. RADUNO AUTO STORICHE OGGI CAMPO SPORTIVO La freccia indicava a destra. Noi dovevamo andare a sinistra. Avevo appuntamento con un ponte. Non è un modo di dire. Un signore mi aveva telefonato per raccontarmi che, sotto un ponte rifatto negli anni Sessanta, si vedeva ancora un arco del Cinquecento che in paese chiamavano romano. A me i monumenti con l’età sbagliata sono sempre piaciuti. Hanno qualcosa di umano. «Non ci pensare», dissi alla Rossa. Lei ebbe un vuoto. Poi tossì due volte, una cosa breve dal carburatore, e riprese. Arrivammo al bivio. Misi la freccia a sinistra. La Rossa andò a destra. Lo so che c’ero io al volante. So anche che le automobili non prendono decisioni e che, se le prendessero, probabilmente non lo direbbero a noi. Però la strada era larga, non passava nessuno e il volante si lasciò accompagnare con una facilità sospetta.
15 Agosto 2026

Il ramo sul tetto

A Ferragosto le strade hanno un modo tutto loro di sembrare abbandonate. Non sono davvero vuote. Sono sospese. Le serrande abbassate, i distributori deserti, qualche automobile parcheggiata davanti a una casa con le persiane chiuse. Anche la Rossa sembrava essersene accorta e procedeva senza fretta, come se avesse capito che quel giorno nessuno aveva veramente un posto dove arrivare. Io, invece, avevo un problema molto concreto. Avevo fame. Il primo bar era chiuso. Il secondo anche. Il terzo esponeva un cartello scritto a mano: CHIUSO PER FERIE. BUON FERRAGOSTO. «Molto gentili», dissi. «Ma avrei preferito un panino.» Continuai. Fu poco dopo, attraversando un paese che non avevo nessun motivo particolare per attraversare, che vidi una casa. O meglio, vidi qualcosa sopra una casa. Era un vecchio edificio in ristrutturazione. Pietra sotto, mattoni nuovi sopra. Il tetto era quasi terminato. Sul punto più alto qualcuno aveva piantato un ramo. Non un rametto decorativo. Una bella frasca verde che si vedeva dalla strada.
13 Agosto 2026

La geopolitica spiegata troppo bene

La politica internazionale è un territorio nel quale agiscono contemporaneamente geografia, economia, ideologie, interessi, paure, ambizioni personali, memoria storica e perfino errori di valutazione. Ogni teoria illumina una parte della scena. Nessuna, da sola, accende tutte le luci. C’è stato un momento in cui, quasi all’improvviso, tutto è diventato geopolitico. La data simbolica può essere individuata nel 24 febbraio 2022, quando la Russia ha invaso l’Ucraina. Da allora abbiamo cominciato a parlare quotidianamente di profondità strategica, sfere d’influenza, accesso ai mari, corridoi energetici, terre di confine. Abbiamo riscoperto che le montagne possono proteggere uno Stato, che gli stretti possono condizionare i commerci, che una pianura può diventare una via d’invasione. Abbiamo capito che una carta geografica non è soltanto il disegno del mondo: può essere anche il progetto di chi vuole dominarne una parte.
7 Agosto 2026

Quello che stavano aspettando

La deviazione non era prevista. Le deviazioni non lo sono mai, naturalmente, ma quella aveva una particolare aria di soddisfazione. Un cartello giallo annunciava: STRADA INTERROTTA – DEVIAZIONE Sotto, una freccia indicava una strada sulla quale due automobili avrebbero avuto difficoltà a incontrarsi senza che una delle due cambiasse religione. Guardai la Rossa. — Non cominciare. Lei non disse niente. La Rossa, quando pensa di avere ragione, diventa insopportabilmente silenziosa. Seguimmo la freccia. Dopo qualche chilometro arrivammo in un paese che non avevo mai visto. Case di pietra, gerani alle finestre, una chiesa, un municipio e una piazza sorprendentemente piena di gente. Notai alcune panchine appena ridipinte. Un uomo stava trascinando due cassonetti dietro l’angolo. Sulla facciata del vecchio cinema, chiuso da anni, qualcuno aveva appeso una scritta: BENVENUTO Non specificava a chi.