C’è un tempo in cui la memoria non è un sentimento: è un dovere civile. È quel che accade nei luoghi dove si archivia per mestiere — biblioteche, archivi di Stato, teche radiotelevisive, centri di documentazione. Non sempre sono luoghi scintillanti. Molti sono cantine o palazzi ottocenteschi dove la temperatura è controllata con cura monastica e il personale si muove tra scaffali infiniti. Ma sono loro, silenziosi e lenti, a garantire che almeno una parte di ciò che produciamo non svanisca.