C’è un tratto che colpisce nelle ultime parole di Donald Trump sull’Europa: non è la durezza, non è la postura muscolare, non è nemmeno l’ennesima polemica sulle politiche migratorie o sulla transizione energetica. È l’ambizione di trasformare una valutazione politica in una diagnosi culturale definitiva. L’Europa, secondo la nuova National Security Strategy pubblicata a Washington, sarebbe vittima di una “erosione civilizzazionale”. Un continente che si starebbe perdendo, per colpa di scelte sbagliate e identità confuse. Il punto è che questa lettura non è neutrale. È un racconto costruito, calibrato per servire una visione del mondo molto precisa: quella di un’America che torna a chiedere fedeltà, non collaborazione; che vuole alleati obbedienti, non partner autonomi; che preferisce un’Europa litigiosa a un’Europa capace di decidere da sola