La carta geografica l’aveva portata Lucio.
Non una carta pieghevole, di quelle che si tengono nel cruscotto. Una carta enorme, piena di appunti, che occupava metà del tavolo e costringeva bottiglie, bicchieri e piatti a disporsi lungo i bordi.
«Hai sempre bisogno di una mappa per cenare?», gli domandai.
Lucio non si scompose.
«No. Ma quando si parla di politica internazionale, aiuta.»
Dario guardò la carta, poi il vino.
«Dipende. A volte aiuta di più questo.»
Eravamo amici da anni. Lucio leggeva ogni numero di Limes come altri leggono un romanzo giallo. Cercava interessi, confini, corridoi, mari, montagne. Dario seguiva soprattutto le analisi di Dario Fabbri. Parlava di imperi, mentalità nazionali, popoli giovani e popoli stanchi.
Io, più modestamente, cercavo di capire che cosa accade alle persone mentre gli imperi perseguono i propri destini.