Redazione

17 Gennaio 2026

La coda perfetta

Sono arrivato presto. Così presto che il cielo aveva ancora quell’aria da corridoio d’ospedale: pulito, silenzioso, un po’ colpevole. Dovevo fare una cosa semplice. Una cosa normale. Una di quelle che ti ripeti per convincerti che la giornata è sotto controllo: “passo un attimo, risolvo, torno”. Davanti all’ingresso c’era già una fila. Non una fila agitata, no. Una fila composta. Educata. Quasi elegante. La cosa strana non era la gente. Era l’atmosfera. Sembrava che qualcuno avesse messo un filtro sopra il mondo: “modalità pace”. Mi sono messo in coda con la prudenza di chi entra in una stanza dove tutti stanno già parlando sottovoce. Ho guardato il cartello, per capire se stessi sbagliando posto. Niente. Solo una porta, un vetro, un banco dentro. E, fuori, quella fila perfetta.
13 Gennaio 2026

Come si trasmette davvero la cultura

C’è una domanda che riguarda tutti noi: se oggi possiamo registrare tutto, perché facciamo sempre più fatica a trasmettere ciò che sappiamo? Viviamo immersi in un’epoca che ha fatto della conservazione un feticcio. Archiviamo messaggi, immagini, video, gesti. Registriamo lezioni, tutorial, procedure. Accumuliamo dati come se la memoria fosse, finalmente, al sicuro. Eppure basta guardarsi intorno per accorgersi che molte competenze si stanno assottigliando, che alcuni mestieri diventano impraticabili, che certi gesti non passano più di mano in mano. Il paradosso è evidente: mai così tanta memoria, mai così fragile la trasmissione.
12 Gennaio 2026

Il micelio e la mappa: dove finisce la città?

Di notte, se guardi una foto satellitare della Pianura Padana, succede una cosa strana. Non vedi più città. Vedi una costellazione continua. Un mare di luci che non rispetta confini amministrativi, non obbedisce alle mappe scolastiche, non si ferma al cartello “fine centro abitato”. È come se l’Italia del Nord si fosse trasformata in un’unica creatura luminosa, con vene e capillari, nodi e diramazioni. E allora la domanda non è più “quanto cresce una città?”. La domanda è “che cos’è, oggi, una città?”.
11 Gennaio 2026

Geografia di un mondo possibile

Per molto tempo abbiamo dato per scontata un’idea semplice: perché il mondo resti in piedi serve qualcuno che lo regga. Un impero, una potenza guida, un centro capace di garantire sicurezza, commercio, regole. Roma ieri. Londra poi. Washington oggi. Ogni volta con un nome rassicurante: pax. Quando questo centro comincia a incrinarsi, la reazione è quasi automatica. Paura. Disordine. Vuoto di potere. Come se l’alternativa all’egemonia fosse solo il caos. E se non fosse così? Proviamo a smontare l’idea che senza un egemone il mondo sia destinato a rompersi. E facciamolo non con previsioni, ma con la storia. Una storia che raramente entra nei nostri manuali di relazioni internazionali.