

A Ferragosto le strade hanno un modo tutto loro di sembrare abbandonate.
Non sono davvero vuote. Sono sospese.
Le serrande abbassate, i distributori deserti, qualche automobile parcheggiata davanti a una casa con le persiane chiuse. Anche la Rossa sembrava essersene accorta e procedeva senza fretta, come se avesse capito che quel giorno nessuno aveva veramente un posto dove arrivare.
Io, invece, avevo un problema molto concreto.
Avevo fame.
Il primo bar era chiuso. Il secondo anche. Il terzo esponeva un cartello scritto a mano:
CHIUSO PER FERIE. BUON FERRAGOSTO.
«Molto gentili», dissi. «Ma avrei preferito un panino.»
Continuai.
Fu poco dopo, attraversando un paese che non avevo nessun motivo particolare per attraversare, che vidi una casa.
O meglio, vidi qualcosa sopra una casa.
Era un vecchio edificio in ristrutturazione. Pietra sotto, mattoni nuovi sopra. Il tetto era quasi terminato.
Sul punto più alto qualcuno aveva piantato un ramo.
Non un rametto decorativo. Una bella frasca verde che si vedeva dalla strada.
Rallentai.
«Natale anticipato?»
Dal cortile arrivavano delle voci.
C’era una tavola apparecchiata all’ombra. Cinque o sei uomini ancora con i pantaloni da lavoro, una donna che portava un vassoio, due anziani, qualche bambino. Bottiglie di vino, acqua, pane, salame.
La Rossa praticamente decise da sola di fermarsi.
Uno degli uomini mi vide.
«Cerca qualcuno?»
Guardai la tavola.
«Dipende da cosa c’è da mangiare.»
Risero.
Cinque minuti dopo avevo un bicchiere davanti.
Continuavo a guardare quel ramo.
«Però non mi avete spiegato l’albero.»
L’uomo più anziano aveva mani enormi e una camicia bianca che sembrava indossata soltanto per l’occasione.
«È il Ferragosto.»
Lo guardai.
«Lo so che è Ferragosto.»
«No. Quello.»
Indicò il tetto.
E cominciò a raccontare.
Quando era ragazzo e lavorava nei cantieri, verso Ferragosto i muratori mettevano una frasca sul punto più alto della costruzione. In qualche posto un ramo, in altri una piccola cima d’albero.
Serviva a ricordare al padrone una cosa molto semplice.
Il Ferragosto.
Non il giorno sul calendario. Il Ferragosto da dare.
Una mancia, qualche soldo, del vino, qualcosa da mangiare. Un riconoscimento per gli uomini che avevano lavorato sotto il sole e portato la casa fino lassù.
«E se il padrone si dimenticava?»
Il vecchio indicò il ramo.
«Non si dimenticava.»
La storia, naturalmente, era più antica di quel cantiere.
Per secoli arrivare al tetto è stato uno dei momenti importanti nella costruzione di una casa.
Oggi vedo una gru sollevare una trave e quasi non ci faccio caso. Un tempo quelle travi bisognava portarle lassù con braccia, corde, carrucole, esperienza e parecchio coraggio.
Raggiungere il colmo significava aver superato una delle parti più difficili e pericolose del lavoro.
Per questo, in molte zone d’Europa, il tetto appena raggiunto veniva segnato con una frasca, una bandiera, talvolta un piccolo albero.
In Piemonte si parlava anche di bagnare i coppi. In Lombardia di culmà, fare il colmo.
Si mangiava. Si beveva.
Per qualche ora chi aveva ordinato la casa e chi l’aveva costruita sedevano allo stesso tavolo.
Il Ferragosto dei lavoratori e la festa del tetto non erano esattamente la stessa cosa. Ma nelle campagne e nei cantieri del Nord Italia le due tradizioni finirono spesso per sfiorarsi.
Un ramo sopra una casa poteva dire molte cose.
Il tetto è arrivato.
Il lavoro più pericoloso è passato.
E soprattutto: ricordati degli uomini che lo hanno fatto.
Mentre il vecchio raccontava, pensavo che Ferragosto abbia cambiato molte volte significato senza perdere del tutto la sua funzione.
Prima la festa dopo i grandi lavori agricoli.
Poi le mance e i doni ai lavoratori.
Molto più tardi i treni popolari, le gite, il mare raggiunto da chi il mare quasi non lo vedeva mai.
Poi le automobili, le autostrade, gli ombrelloni.
Oggi i voli low cost, le fotografie mandate agli amici, i telefoni che continuano a ricordarci che siamo reperibili anche mentre sosteniamo di essere in vacanza.
Cambiano le abitudini.
Resta una necessità molto antica.
Ogni tanto bisogna fermare il lavoro.
Non perché sia finito.
La casa sotto quella frasca non era finita affatto. Mancavano gli intonaci, le finestre, gli impianti, i pavimenti.
Ma il tetto c’era.
Ed era sufficiente per dire: per oggi basta.
Mi sono chiesto se non abbiamo bisogno proprio di feste così.
Non soltanto quelle che celebrano una vittoria, un anniversario o qualcosa che si è concluso.
Anche feste che dicano semplicemente:
siamo arrivati fin qui.
La parte più dura, almeno questa volta, è alle spalle.
Adesso mangiamo qualcosa.
Quando ripartii era metà pomeriggio.
La Rossa aveva ripreso la sua andatura tranquilla.
Guardai nello specchietto.
Per qualche centinaio di metri riuscii ancora a vedere quella frasca verde sopra i tetti del paese.
Poi scomparve.
Pensavo al lavoro, al tempo, alla strana saggezza di una società che aveva inventato un ramo da mettere sul tetto per ricordare ai padroni che gli uomini, ogni tanto, hanno diritto di fermarsi.
Poi mi accorsi che avevo ancora fame.
Misi una mano sul sedile accanto.
C’era un tovagliolo di carta.
Dentro, due fette di salame e un pezzo di pane che il vecchio muratore mi aveva infilato in mano prima di partire.
«Per la strada», aveva detto.
Ne mangiai una fetta.
Forse era proprio questo il Ferragosto che aveva cercato di spiegarmi.
Non una data.
Non una vacanza.
Non una partenza obbligatoria.
Un ramo sul tetto, un lavoro lasciato a metà e qualcuno che ti dice:
per oggi basta. Siediti. Mangia.
La Rossa continuò verso il lago.
Abbassai il finestrino.
Era Ferragosto.
E, almeno per quel pomeriggio, non avevo più nessuna fretta di arrivare.
Armando
——————————–
Disclaimer (non si sa mai…)
Woody è un personaggio di finzione, il mio alter ego narrativo. Si ispira nello stile e nelle atmosfere al suo omonimo americano, senza alcuna affiliazione, approvazione o rapporto. I dialoghi e le situazioni sono inventati o rielaborati a fini narrativi; eventuali riferimenti a persone o fatti reali servono al racconto e non intendono descriverli fedelmente. Marchi e nomi citati appartengono ai rispettivi titolari.
——————————————-