Il Racconto del sabato

10 Aprile 2026

Il bambino che non sembrava affatto smarrito

Il bambino era fermo in mezzo alla piazza con quell’aria che hanno certe persone molto giovani e certi statisti molto anziani: sembrava convinto che il problema fosse del mondo, non suo. Io, per prudenza, cercai di passargli accanto senza farmi notare. Non per cattiveria. Per realismo. Ci sono persone nate per consolare, persone nate per guidare, persone nate per dire con calma: adesso sistemiamo tutto. Io sono nato, credo, per sembrare preoccupato in modo credibile.
4 Aprile 2026

La lezione che non tenevo io

Quando mi invitarono a tenere una lezione all’università della Terza età, pensai che ci fosse stato un errore. Succede. Il mondo è pieno di persone competenti, ma ogni tanto chiamano me. Forse perché ho un’aria riflessiva. È uno dei grandi equivoci della mia vita. In realtà passo molto tempo a fissare il vuoto con espressione intensa, sperando che nessuno verifichi il contenuto. Il titolo dell’incontro era Capire il presente. Una richiesta sproporzionata. Io faccio già fatica a capire i menù digitali, le ricevute del bancomat e certe confezioni di medicinali che sembrano progettate da persone ostili all’umanità. E avrei dovuto spiegare il presente a persone che avevano visto molto più passato di me. Il passato, tra le altre cose, ha il brutto vizio di rendere il presente confrontabile. Accettai. Lo faccio sempre quando una cosa mi sembra chiaramente inadatta a me. È una forma di autolesionismo con buone maniere.
28 Marzo 2026

Lasciare scorrere, più o meno

Mi sono svegliato con una sensazione strana. Non era ansia. Non era entusiasmo. Era… assenza di programma. La cosa mi ha preoccupato. Ho fatto il caffè, mi sono scottato la lingua — segno che il mondo funzionava ancora — e ho deciso di uscire. Senza motivo. Che, per me, è già un motivo sospetto. Camminavo cercando di sembrare una persona che passeggia. Non è facile. La gente intorno a me sembrava sapere cosa stava facendo. Io osservavo. Con un certo sospetto. Quando qualcuno è sereno, penso sempre che abbia perso un’informazione importante.
21 Marzo 2026

Domanda e risposta

Non avevo mai vinto nulla in vita mia. Nemmeno una tombola di Natale, e guardi che ci mettevo impegno. Per questo, quando mi è arrivata la mail — “Complimenti, ha vinto un viaggio negli Stati Uniti” — ho pensato a un errore, o a una nuova forma di crudeltà digitale. Invece era vero. Così mi sono ritrovato su un pullman con persone felici, organizzate, fotograficamente pronte. Io avevo una sciarpa fuori stagione e una certa familiarità con il sentirmi fuori posto, che in viaggio torna sempre utile. La guida parlava. Parlava molto. Io ascoltavo poco. Guardavo i dettagli: le scarpe degli altri, i riflessi sui vetri, le cose inutili che poi sono le uniche che restano. Quando siamo arrivati alla Casa Bianca, ho provato una specie di rispetto involontario. Non per la politica — quella mi mette sempre un po’ a disagio — ma per l’idea che lì dentro qualcuno decide, e poi quelle decisioni arrivano fino a uno come me, che perde il filo anche nelle visite guidate. Ci hanno fatto entrare. A un certo punto, la guida ha detto: “Restate uniti”. Io ho fatto esattamente il contrario. Non per ribellione. Per distrazione coerente. Ho visto una porta. Non era diversa dalle altre, ma aveva quell’aria di porta che, se la apri, succede qualcosa. E io, nella vita, ho sempre avuto un debole per le cose che potrebbero succedere. Sono entrato.