Il Racconto del sabato

6 Settembre 2026

Il vecchio e il lago

A Laveno non avevo trovato Arlecchino. La cosa, dopo qualche giorno, aveva smesso di preoccuparmi. Continuavo a guardare le barche, però. Questo sì. Mi capitava di fermarmi davanti ai piccoli porti, di rallentare passando vicino a un cantiere, di guardare gli alberi che spuntavano dietro una siepe o sopra un muro. Non cercavo più un modello preciso. Cercavo qualcosa che non sapevo ancora definire. Un pomeriggio mi fermai vicino a una spiaggetta che conoscevo appena. Poca gente. Due asciugamani, un cane che aveva deciso di entrare in acqua senza chiedere il permesso a nessuno, qualche barca alla boa. Una, soprattutto. Non era grande. Da lontano non aveva niente di speciale. Scafo chiaro, linea semplice, un po’ vecchia maniera. La guardai abbastanza a lungo da accorgermi che qualcuno, sulla riva, stava guardando me. Era un uomo anziano. Molto anziano, avrei detto. Ma era uno di quegli uomini per cui l’età sembra una notizia che riguarda soprattutto l’anagrafe.
29 Agosto 2026

Il lago ha altre strade

«Di che colore era?» Era la seconda domanda e già cominciavo ad avere qualche difficoltà. «Bianca.» L’uomo continuò a guardarmi. «Credo.» Eravamo sul pontile di Stresa. Lui stava sistemando una cima e io gli avevo appena chiesto se avesse mai visto un Arlecchino dei cantieri Sartini. Sette metri e mezzo, in legno, tuga bassa. Una barca che avevo conosciuto molti anni prima e che adesso cercavo sul Lago Maggiore. «Come si chiamava?» «Arlecchino.» «Questo l’ho capito.» «No, non ci siamo capiti. Arlecchino era il modello. Il nome non me lo ricordo.» Posò la cima. Forse aveva intuito che la faccenda sarebbe stata più lunga del previsto. «Numero velico?» Scossi la testa. «Anno?» «Primi anni Settanta. Più o meno.» «Segni particolari?» A quella domanda non avevo pensato. Le barche, viste da lontano, sembrano avere tutte molti segni particolari. Quando devi descriverne una, invece, diventano improvvisamente bianche, con un albero e delle vele. Tirai fuori la fotografia che avevo portato con me. Si vedeva molto bene mio cugino, giovane, abbronzato e soddisfatto. Dietro di lui compariva circa un terzo dell’Arlecchino. Il resto era rimasto fuori dall’inquadratura. L’uomo la osservò. «Il ragazzo lo ritroviamo di sicuro.» «Purtroppo non c'è più.» Mi restituì la fotografia. «Anche la barca, temo.» Non era un grande inizio per un’indagine, ma ormai avevo cominciato.
22 Agosto 2026

Il cartello l’aveva visto prima lei

Il cartello l’ho visto anch’io. Questo va messo agli atti. Era piantato subito dopo il distributore, un po’ storto. RADUNO AUTO STORICHE OGGI CAMPO SPORTIVO La freccia indicava a destra. Noi dovevamo andare a sinistra. Avevo appuntamento con un ponte. Non è un modo di dire. Un signore mi aveva telefonato per raccontarmi che, sotto un ponte rifatto negli anni Sessanta, si vedeva ancora un arco del Cinquecento che in paese chiamavano romano. A me i monumenti con l’età sbagliata sono sempre piaciuti. Hanno qualcosa di umano. «Non ci pensare», dissi alla Rossa. Lei ebbe un vuoto. Poi tossì due volte, una cosa breve dal carburatore, e riprese. Arrivammo al bivio. Misi la freccia a sinistra. La Rossa andò a destra. Lo so che c’ero io al volante. So anche che le automobili non prendono decisioni e che, se le prendessero, probabilmente non lo direbbero a noi. Però la strada era larga, non passava nessuno e il volante si lasciò accompagnare con una facilità sospetta.
15 Agosto 2026

Il ramo sul tetto

A Ferragosto le strade hanno un modo tutto loro di sembrare abbandonate. Non sono davvero vuote. Sono sospese. Le serrande abbassate, i distributori deserti, qualche automobile parcheggiata davanti a una casa con le persiane chiuse. Anche la Rossa sembrava essersene accorta e procedeva senza fretta, come se avesse capito che quel giorno nessuno aveva veramente un posto dove arrivare. Io, invece, avevo un problema molto concreto. Avevo fame. Il primo bar era chiuso. Il secondo anche. Il terzo esponeva un cartello scritto a mano: CHIUSO PER FERIE. BUON FERRAGOSTO. «Molto gentili», dissi. «Ma avrei preferito un panino.» Continuai. Fu poco dopo, attraversando un paese che non avevo nessun motivo particolare per attraversare, che vidi una casa. O meglio, vidi qualcosa sopra una casa. Era un vecchio edificio in ristrutturazione. Pietra sotto, mattoni nuovi sopra. Il tetto era quasi terminato. Sul punto più alto qualcuno aveva piantato un ramo. Non un rametto decorativo. Una bella frasca verde che si vedeva dalla strada.