Il Racconto del sabato

11 Luglio 2026

Woody, la Rossa e l’Italia

La Renault 4 rossa era parcheggiata sotto il grande albero del cortile e aveva già l’aria di rimproverarmi. La osservavo dalla finestra della cucina da almeno venti minuti, fingendo di bere il caffè. Lei, invece, sembrava pronta. Aveva due piccoli adesivi di Canale Cultura sulle portiere, una valigia legata sul portapacchi e un’antenna che tendeva leggermente verso sinistra, come se sapesse già da quale parte avremmo sbagliato strada. Avevo deciso di attraversare l’Italia. Non tutta, naturalmente. Dire “attraversare l’Italia” rendeva il progetto più autorevole. In realtà avevo preparato un itinerario di poche settimane, con musei minori, archivi dimenticati, vecchi cinema, abbazie, case di scrittori e persone che conservavano storie senza sapere bene che cosa farsene. L’idea era semplice: partire ogni sabato, raggiungere un luogo e raccontarlo. Avevo chiamato il progetto L’Italia in quarta. La quarta era quella della Renault, anche se non ero affatto sicuro che entrasse ancora con facilità.
4 Luglio 2026

Il vicino americano

Il 4 luglio, nel mio palazzo, di solito succedono due cose. Il signor Henderson, americano del quarto piano, appende al balcone una bandiera degli Stati Uniti grande come una vela. La signora Brambilla, che abita sotto di lui, telefona all’amministratore per denunciare «l’ennesima provocazione imperialista sul prospetto principale». Io abito al terzo piano. Esattamente in mezzo. Non solo dal punto di vista edilizio. Anche morale, politico e condominiale. Nel nostro palazzo l’aria calda sale, le opinioni scendono e prima o poi si incontrano sul mio pianerottolo. Henderson si chiama Arthur, ma tutti lo chiamano “l’americano”. Anche il postino, quando gli consegna le bollette, dice: «C’è posta per l’America.» Arthur ride sempre. Una risata larga, gentile, un po’ fuori tempo. Era arrivato in Italia molti anni prima per insegnare inglese. Doveva restare due anni. Poi aveva conosciuto una ragazza di Parma, l’aveva sposata e, molto tempo dopo, l’aveva perduta nel modo definitivo in cui si perdono certe persone. Da allora non se n’era più andato. Ogni 4 luglio, però, tornava americano.
27 Giugno 2026

Il metodo del biscotto

Non avevo mai fatto il babysitter. Avevo custodito un gatto per tre giorni, ma al ritorno della proprietaria l’animale aveva sviluppato un rapporto più profondo con il termosifone che con me. Una volta mi avevano affidato anche una pianta grassa. Era morta. Non so come si possa far morire una pianta grassa. Credo si sia lasciata andare. Per questo, quando Laura mi disse: «Me lo tieni mezz’ora? Ho una video call urgente», avrei dovuto essere prudente. Invece guardai il bambino. Cinque anni, capelli biondi, una buffa maglietta con disegnata una cravatta, sguardo fermo. Teneva in mano un camion dei pompieri e lo faceva passare ripetutamente sul piede della madre. «È tranquillo», disse Laura. Il bambino fece passare il camion sul mio piede. «Molto tranquillo», dissi.
20 Giugno 2026

Il presidente è momentaneamente fuori servizio

Non ho mai desiderato incontrare il presidente degli Stati Uniti. Non per ragioni politiche. È una questione di organizzazione. Quando incontri una persona così importante devi sapere come comportarti. Gli stringi la mano? Ti inchini? Gli chiedi una fotografia? Fingi di non riconoscerlo per dimostrare che anche tu sei abituato a frequentare persone che dispongono di testate nucleari? Io, quando sono nervoso, domando dove sia il bagno. Non è una buona apertura diplomatica. Quel pomeriggio ero entrato in un albergo di Manhattan per partecipare a un convegno dal titolo “L’ansia nel mondo contemporaneo”. Mi avevano invitato come esperto. Non perché avessi studiato l’argomento, ma perché lo praticavo da più di sessant’anni. Il convegno si teneva al diciassettesimo piano. Premetti il pulsante dell’ascensore e aspettai. Le porte si aprirono lentamente. Dentro c’era un uomo sulla settantina, robusto, con un cappotto scuro, una cravatta rossa allentata e una valigetta che stringeva al petto come se contenesse i codici per la fine del mondo. Aveva i capelli spettinati, il volto acceso e lo sguardo di chi ha appena ricevuto una notizia gravissima oppure ha bevuto tre bourbon senza mangiare. Entrai.