Umanisti e scienziati: un falso duello

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Archimede e i suoi cerchi nella sabbia

Raccontano le cronache che, quando i Romani conquistarono Siracusa nel 212 a.C., trovarono Archimede curvo sulla spiaggia a disegnare figure geometriche. Non si accorse dei soldati, o forse non volle alzare lo sguardo: “Non disturbate i miei cerchi”, avrebbe detto poco prima di essere ucciso, malgrado l’ordine di risparmiarlo.
È un’immagine potentissima: il più grande scienziato del mondo antico che muore come un personaggio tragico della letteratura, quasi un nuovo Socrate. Già allora era chiaro che la matematica, la tecnica e la filosofia non erano universi separati, ma pezzi dello stesso mosaico.


Il fascino delle due lingue del sapere

Da secoli però ci raccontiamo un’altra storia, quella di due culture opposte: gli umanisti con i loro libri e i cultori delle scienze dure con le loro formule. Ma la linea di confine, a guardarla bene, è sempre stata sfocata.
Dante, ad esempio, quando deve immaginare il Paradiso non si limita a versi e allegorie: ricorre alla geometria, a cerchi e proporzioni perfette. Galileo, padre della scienza moderna, scrive in un italiano limpido, capace di emozionare quanto un romanzo. Solo che i filosofi aristotelici lo accusavano di perdersi nei “giochi di ottica” con il cannocchiale, come se fosse un prestigiatore di strada.


L’Italia dei classici e la diffidenza per la scienza

Da noi la divisione è stata particolarmente resistente. Per secoli chi aspirava a un ruolo pubblico studiava diritto e retorica, non certo fisica. Croce e Gentile, ancora nel Novecento, definivano le scienze naturali quasi un’occupazione minore. E il liceo classico rimaneva la scuola “nobile”, mentre lo scientifico era guardato con sospetto, come se la matematica fosse una scorciatoia per chi non aveva pazienza con il greco.
Eppure, anche da noi, la realtà spesso smentiva i pregiudizi. A Bologna, nel Seicento, i matematici non avevano neppure un’aula principale: venivano relegati a lato della facoltà di medicina. Ma erano proprio loro a fornire strumenti e calcoli per costruire fortificazioni o misurare cannoni. “Artigiani”, sì – ma di quelli che decidevano le guerre.


La modernità che non chiede permesso

Con l’Ottocento e il Novecento la scienza travolge ogni barriera: la macchina a vapore cambia i trasporti, l’elettricità illumina le città, la bomba atomica decide la storia. Nel 1938 Enrico Fermi riceve il Nobel per la fisica: all’estero è una notizia enorme, in Italia scivola quasi inosservata, offuscata dalle cronache coloniali. Ancora una volta, il segno che il nostro Paese faticava a riconoscere la scienza come parte integrante della sua cultura pubblica.


Le “due culture” e il nostro tempo

Nel 1959 Charles Percy Snow, scrittore e chimico, pronuncia la conferenza che farà epoca: “Le due culture”. Racconta di letterati incapaci di spiegare la seconda legge della termodinamica e di scienziati che non avevano mai letto Shakespeare. Una frattura, diceva, che impediva all’umanità di affrontare i suoi veri problemi. La polemica esplose soprattutto in Inghilterra, ma da noi la questione suonava familiare: era la vecchia disputa fra liceo classico e liceo scientifico, riproposta in salsa moderna.


Una cultura sola

E oggi? Oggi un neuroscienziato dialoga con un filosofo, un informatico si interroga sull’etica degli algoritmi, un romanziere racconta il genoma come fosse una storia. La scienza ha bisogno della parola, e la parola ha bisogno dei numeri.

Archimede, con i suoi cerchi nella sabbia, ci aveva già avvertito: la linea fra poesia e calcolo non esiste davvero. È la nostra ostinazione a costruirla.

E allora, più che di due culture, dovremmo parlare di una sola cultura: un grande racconto collettivo che non si lascia dividere. Noi, da Canale Cultura, ci sentiamo parte di questo viaggio. Non per stabilire chi abbia ragione, ma per continuare a cercare insieme, con curiosità e con rispetto. Perché la cultura – quella vera, con la maiuscola – non vive di muri, ma di ponti.

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Con questo articolo contribuiamo alla Terza pagina di Canale Cultura: lo spazio dedicato alle idee e alle riflessioni che fanno crescere, sulla scia della tradizione culturale dei grandi quotidiani italiani.