Terza pagina

3 Febbraio 2026

Adolescenza tecnologica: come non autodistruggerci

C’è una scena nel film Contact (dal romanzo di Carl Sagan) che funziona come una domanda-madre. A un’astronoma candidata a rappresentare l’umanità davanti a un’altra civiltà chiedono: “Se potessi fare una sola domanda, quale sarebbe?”. Lei risponde: “Come avete fatto? Come siete sopravvissuti alla vostra adolescenza tecnologica senza distruggervi?” Oggi quella domanda è tornata a circolare perché Dario Amodei l’ha presa come chiave d’apertura di un saggio molto discusso, “The Adolescence of Technology”. La tesi è questa: stiamo costruendo qualcosa di potentissimo, che cresce più in fretta delle nostre abitudini civili. E quando una tecnologia diventa “adulto” prima delle regole, la società rischia di reagire in due modi ugualmente stupidi: o negando, o vietando a casaccio. L’idea di Amodei, invece, è più inquietante e più utile: trattarla come un’adolescenza, cioè come una fase in cui l’energia è reale, i benefici sono reali, ma il rischio di gesti irreversibili aumenta proprio perché tutto accelera.
27 Gennaio 2026

La retorica dell’odio

Ci sono immagini che non chiedono permesso. Non entrano nella tua giornata: la interrompono. Ti fermano con una calma implacabile, quella calma che hanno le prove. E capisci subito che non stai guardando “il passato”. Stai guardando una persona che qualcuno ha tentato di cancellare con metodo, con disciplina, con burocrazia.
25 Gennaio 2026

Democrazia senza futuro

La democrazia oggi vive dentro una contraddizione: dice di rappresentare tutti, ma ragiona come se il mondo finisse alla prossima scadenza elettorale. Ha un mandato lungo e un respiro corto. Per questo litiga sul presente e perde i processi lenti. Poi, quando quei processi arrivano, li chiama “emergenze”. Non è solo colpa dei politici. È un problema di forma. La politica contemporanea è costruita per reagire, non per custodire. Premia ciò che si vede subito, non ciò che regge nel tempo. Eppure la nostra vita collettiva è ormai fatta di fenomeni che non rispettano il calendario della settimana: clima, demografia, migrazioni, scuola, infrastrutture, trasformazioni tecnologiche. Sono fiumi lenti. Puoi ignorarli per un po’, ma non puoi trattarli come imprevisti.
20 Gennaio 2026

Perché la natura replica gli occhi e non le menti

Il mondo è pieno di occhi. Non solo i nostri: occhi a camera, occhi composti, occhi che sono poco più di una macchia sensibile alla luce. La natura li inventa, li reinventa, li perfeziona. Come se, davanti a certi problemi, tornasse sempre alle stesse soluzioni. Eppure il mondo non è pieno di menti. Se per “mente” intendiamo la cosa rara che ci ossessiona: linguaggio simbolico, astrazione, capacità di immaginare il futuro, costruire storie condivise, vivere dentro un “come se”. Quella mente, quella sì, sembra un evento raro. Quasi sospetto, come se la natura replicasse volentieri le soluzioni locali, ma faticasse a produrre sistemi generali. Un occhio risolve un compito specifico. Una mente, se la chiamiamo davvero mente, prova a risolvere molti compiti con lo stesso strumento: capire, prevedere, convincere, cooperare, ingannare, ricordare, progettare. È un salto di categoria.i.