Terza pagina

2 Agosto 2026

Musk, il profeta che ci chiede di non avere paura

Elon Musk parla del futuro come se lo avesse già attraversato. È il suo talento, ma anche il limite che impone a chi lo ascolta. Le sue previsioni non sono soltanto analisi: sono atti di comunicazione, talvolta provocazioni, talvolta obiettivi industriali formulati come destino. Vanno prese sul serio, dunque, senza prenderle alla lettera. Nell’intervista rilasciata a The Economist, Musk dice che entro cinque anni l’intelligenza artificiale potrebbe superare la somma dell’intelligenza umana; entro dieci, le macchine saprebbero fare quasi tutto meglio di noi. A quel punto, aggiunge, i robot porteranno questa potenza nel mondo fisico: produrranno beni, forniranno servizi, renderanno il lavoro una scelta, come coltivare pomodori nell’orto quando il supermercato ne offre di migliori e a minor prezzo.
22 Luglio 2026

Dopo il woke

Per alcuni è la fine di un incubo. Per altri, l’inizio di una restaurazione. Le grandi aziende americane cancellano obiettivi di diversità. Le università riscoprono la neutralità istituzionale. Le sponsorizzazioni dei Pride diminuiscono. Nei social tornano l’umorismo scorretto, l’esaltazione della forza individuale e una nuova insofferenza verso il linguaggio considerato moralistico. È dunque finita l’epoca “woke”? La risposta più seria è: in parte sì, ma non nel senso annunciato dai suoi avversari. Sta arretrando una particolare stagione del progressismo occidentale: quella nella quale l’attenzione alle discriminazioni si è trasformata anche in linguaggio aziendale, sistema di certificazioni, campagne pubblicitarie, corsi obbligatori e prese di posizione istituzionali. Non stanno invece scomparendo le questioni che quella stagione aveva portato alla luce: le disparità razziali, le discriminazioni delle donne, i diritti delle persone omosessuali, le difficoltà di accesso ai luoghi del potere. Più che la fine del woke, stiamo osservando il passaggio dalla sua espansione alla sua revisione.
14 Giugno 2026

La democrazia ha bisogno di attrito

Immaginiamo una sala comunale italiana. Potrebbe essere in provincia, in una città media, in un quartiere di periferia. Sedie di plastica, microfono che gracchia, assessore un po’ stanco, cittadini arrivati dopo cena. Il tema è concreto: una nuova zona a traffico limitato, un centro per migranti, una scuola da accorpare, un impianto da costruire, una piazza da rifare. All’inizio parlano tutti insieme. C’è chi protesta perché perderà clienti. Chi chiede più sicurezza. Chi difende l’ambiente. Chi teme di essere dimenticato. Chi vuole decidere subito e chi vorrebbe fermare tutto. Qualcuno urla. Qualcuno legge un foglio. Qualcuno racconta un’esperienza personale che non rientra in nessuna tabella. È faticoso, lento, perfino irritante. Poi immaginiamo che arrivi una piattaforma intelligente. Una macchina capace di ascoltare tutti, raccogliere gli interventi, ordinarli, trovare le parole ricorrenti, misurare le priorità, individuare una possibile sintesi. In pochi minuti produce un testo equilibrato. Riconosce le ragioni di ciascuno. Evita le frasi aggressive. Smussa gli eccessi. Propone una formula comune. Tutti respirano. Finalmente, sembra, la politica ha trovato un traduttore. Ma proprio qui comincia il problema. Che cosa è stato salvato da quella sintesi? E che cosa è stato perduto?
10 Giugno 2026

L’anima è tornata nella natura

Che cosa perdiamo se scopriamo che anche l’anima appartiene alla natura? È una domanda che può sembrare astratta. Una di quelle questioni che si discutono nei dipartimenti di filosofia, tra parole difficili, esperimenti mentali e definizioni che sembrano costruite apposta per tenere lontano il lettore comune. Eppure ci riguarda molto da vicino. Riguarda ciò che proviamo quando ricordiamo una persona amata. Riguarda il dolore, la paura, la vergogna, il piacere di una musica. Riguarda quella voce silenziosa con cui parliamo a noi stessi. Riguarda la sensazione, difficile da descrivere ma impossibile da ignorare, di essere qualcuno. Non soltanto un corpo che funziona. Non soltanto un organismo che respira, mangia, dorme e reagisce agli stimoli. Qualcuno. È da qui che nasce il problema della coscienza. Ed è contro il modo in cui questo problema viene spesso formulato che Carlo Rovelli ha scritto un saggio dal titolo provocatorio: “Non esiste un problema difficile della coscienza”.