Noi europei diciamo “America” e spesso non stiamo parlando di un Paese. Stiamo parlando di una promessa. Di un pacchetto di immagini che ci arriva addosso da decenni, lucido, coerente, quasi inevitabile. Libertà. Velocità. Reinvenzione. Successo visibile. E una politica che sembra sempre una scena decisiva, mai una riunione di condominio.
La prima cosa che ci attrae, psicologicamente, è l’idea che tu possa ricominciare. Non domani. Oggi. Cambi città, cambi lavoro, cambi storia. Ti presenti con un nome e con un progetto. E il mondo, almeno nel racconto, non ti chiede permesso.