

Sono entrato in libreria con l’umiltà di un peccatore. Il mio vizio non è l’alcol, non è il fumo: io consiglio libri. È una dipendenza raffinata. Non ti distrugge il fegato, ti distrugge le amicizie.
Appena dentro ho visto un cartello, secco come una diagnosi:
NON CONSIGLIARE LIBRI AGLI AMICI. È VIOLENZA GENTILE
Sono rimasto con la mano sul maniglione, come uno che entra in un locale e legge “qui si parla dei propri sentimenti”. Per un attimo ho riso. Poi ho smesso, perché era vero. Quando consigli un libro non dici “leggilo”. Dici: “Diventa la versione di te che io preferisco”. È un fascismo educato, con la copertina bella.
Mi sono detto: va bene, Woody. Oggi stai zitto.
La libreria era perfetta: legno chiaro, luci basse, silenzio giusto. C’era persino una pianta che sembrava più colta di me. Io camminavo tra gli scaffali come se il cartello fosse un metal detector: se dico “te lo consiglio”, suona.
Poi ho visto un amico. Stava scegliendo un romanzo con l’aria di chi firma un mutuo: sperando di non pentirsene. Ho visto il libro che prendeva e mi è partita la sirena: no. Non quello. Non perché fosse brutto. Perché io avevo in testa quello giusto, quello che gli avrebbe cambiato la vita. O almeno il weekend.
Mi sono avvicinato lo stesso. È un istinto. Come starnutire, ma più arrogante.
«Ah… quello.»
Lui: «Tu l’hai letto?»
Eccola, la domanda che ti trasforma da amico a oracolo. Ho sentito il cartello bruciarmi dietro.
«Non posso dirti niente.»
«Dai. È bello?»
«Dipende.»
«Da cosa?»
«Da te.»
Era già un consiglio. Solo più teatrale, quindi più colpevole.
Lui mi ha guardato e ha detto soltanto: «Woody…»
Quel tono non ti chiama: ti offre l’ultima possibilità di essere una persona decente.
«C’è un cartello», ho sospirato. L’ho portato all’ingresso, gliel’ho indicato. Lui ha letto.
«È vero», ha detto. «Ogni volta che mi consigli un libro mi sento in dovere. Se non mi piace mi sento colpevole. Se mi piace mi sento… educato.»
Educato. Come se la lettura fosse una cena di lavoro.
Ho annuito. «Sì. È pressione. Ma con la carta ruvida.»
E lì ho capito il punto: io non consiglio libri per amore dei libri. Io li consiglio per amore di me stesso quando leggo. È esibizionismo, però con la giacca buona.
Alla cassa c’era un cartellino più piccolo. Non l’avevo visto.
SE PROPRIO DEVI CONSIGLIARE, FALLO A TE STESSO
Mi ha colpito più di un capitolo.
Fuori, aria fredda. Il mio amico ha infilato il libro nella borsa e mi ha detto:
«Tu mi puoi consigliare. A una condizione.»
«Quale?»
«Che tu accetti che posso non seguirti. E che non ti offendi.»
Ho annuito. E per una volta non era una resa. Era una cura.
Perché il vero consiglio non è “leggilo”.
È: “Sono qui. Se vuoi, ti accompagno. Se non vuoi, va bene lo stesso.”
Armando.
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Disclaimer (non si sa mai…)
Woody è un personaggio di finzione, il mio alter ego narrativo. Si ispira nello stile e nelle atmosfere al suo omonimo americano, senza alcuna affiliazione, approvazione o rapporto. I dialoghi e le situazioni sono inventati o rielaborati a fini narrativi; eventuali riferimenti a persone o fatti reali servono al racconto e non intendono descriverli fedelmente. Marchi e nomi citati appartengono ai rispettivi titolari.
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