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L’uomo che veniva da domani non voleva dirci il futuro. Voleva sapere perché non avevamo guardato meglio il presente.

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Nota editoriale

Questa intervista è una ricostruzione narrativa immaginaria. Il viaggiatore nel tempo non è un personaggio reale e le sue parole non intendono formulare una profezia. È una figura letteraria, costruita a partire da trasformazioni già visibili nel nostro presente: l’intelligenza artificiale, la crisi della fiducia, il cambiamento climatico, la fragilità delle democrazie, il valore della memoria.

Lo scopo non è prevedere ciò che accadrà, né presentare come inevitabile uno dei molti futuri possibili. È guardare il nostro tempo da una distanza inventata, per riconoscere meglio conseguenze, responsabilità e occasioni che spesso sfuggono a chi vive immerso negli eventi.

La fantascienza, quando funziona, non racconta davvero il domani. Usa il domani per interrogare l’oggi. Le risposte del viaggiatore sono dunque ipotesi narrative. Le domande, invece, appartengono interamente a noi.