Le Interviste impossibili

13 Ottobre 2026

Francesco d’Assisi

Porziuncola, tardo pomeriggio. L’aria sa di legno e di terra bagnata. Le campane tagliano la luce. Entro per ripararmi da un breve scroscio. Quando gli occhi si abituano al buio, è già lì. Scalzo, il saio consumato, il viso più giovane di quanto dica la storia. Non mi lascia iniziare: mi fa segno di sedere a terra, vicino. “Parliamo semplice.” È lui a cercarmi.
12 Luglio 2026

Simonetta

Non la stavo evocando. Nelle mie interviste gli ospiti arrivano sempre così: mentre penso ad altro, o credo di farlo. Osservavo quella giovane sospinta verso la riva sopra una conchiglia troppo fragile per sostenere un corpo umano. I capelli mossi dal vento, una mano sul seno, l’altra a coprire il ventre. A destra, una figura tendeva un mantello fiorito. A sinistra, Zefiro soffiava con tanta forza che le rose sembravano frammenti di una tempesta. Sul taccuino avevo scritto: Simonetta Vespucci, la donna che prestò il volto alla bellezza. «Non gliel’ho prestato.» La voce veniva dalla stanza. Mi voltai. Era una giovane donna alta, vestita con una semplicità quasi severa. Non portava perle, nastri o gioielli. I capelli erano raccolti. Il volto appariva più vivo e meno perfetto di quello dipinto da Botticelli. «Che cosa non avete prestato?» «Il volto. Non ricordo che qualcuno me l’abbia chiesto.» Guardò la riproduzione appesa alla parete. «E poi non è detto che sia il mio.»
7 Luglio 2026

John Kennedy

Avevo trascorso la serata guardando vecchi discorsi presidenziali americani trovati sul web. Non per nostalgia. La nostalgia è una pessima consigliera, soprattutto quando si occupa di politica. Trasforma i governi in fotografie di famiglia, attenua gli errori e lascia soltanto uomini ben pettinati che pronunciano frasi memorabili. Sul computer era rimasta ferma l’immagine di John Fitzgerald Kennedy durante il discorso inaugurale del 20 gennaio 1961. Il cappotto scuro, i capelli mossi dal vento, lo sguardo rivolto verso una folla che sembrava credere ancora nel futuro. Avevo appena chiuso il filmato quando sentii una voce alle mie spalle. — Non creda troppo a quelle immagini, Armando. Eravamo molto bravi a costruirle. Mi voltai. Era seduto sulla poltrona accanto alla finestra. Non aveva l’aspetto luminoso delle fotografie ufficiali. Sembrava stanco, quasi rigido. Teneva la schiena dritta con evidente fatica. — Presidente Kennedy? — John, la prego. “Presidente Kennedy” è il personaggio. Io sono venuto per parlare dell’uomo.
1 Luglio 2026

Isaac Asimov

Ci sono giorni in cui il futuro sembra arrivare tutto insieme. Una macchina scrive un articolo, un’altra ricostruisce una voce, una terza decide quali notizie mostrarci. Le chiamiamo intelligenti, anche se non sappiamo ancora bene che cosa significhi. E più diventano capaci, più le nostre domande sembrano antiche: chi è responsabile delle loro decisioni? Una regola può impedire il male? E che cosa accade quando gli uomini cominciano a fidarsi delle macchine più di quanto si fidino del proprio giudizio? Stavo pensando proprio alle Tre Leggi della Robotica. Mi chiedevo se potessero ancora dirci qualcosa oppure se fossero soltanto un’elegante invenzione letteraria del secolo scorso. «Erano entrambe le cose.» La voce arriva dalla stanza accanto, benché non ricordassi di avere lasciato aperta alcuna porta.