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22 Luglio 2026

Dove una comunità prende voce

Una sera d’inverno, in un piccolo paese, le finestre si spengono presto. Il bar resta aperto ancora un poco, qualche automobile attraversa la piazza, poi tutto sembra fermarsi. Ma dietro una porta laterale del municipio, o dentro una vecchia sala parrocchiale, c’è ancora luce. Qualcuno ripassa una battuta. Qualcun altro sistema una sedia, prova un ingresso, controlla un costume. C’è un pensionato che per qualche settimana sarà un re, una ragazza che non aveva mai parlato davanti a cinquanta persone, un commerciante che dimentica le parole, un’insegnante che dirige tutti con pazienza. Non sono attori professionisti. Forse lo spettacolo non sarà perfetto. Eppure, in quella sala, sta accadendo qualcosa di importante. Un paese sta provando a rappresentare se stesso. Siamo abituati a considerare il teatro come un edificio, un cartellone, una stagione di spettacoli. Pensiamo ai grandi attori, alle tournée, alle platee delle città. Nei piccoli centri, invece, viene spesso trattato come un lusso: bello, certamente, ma non indispensabile. È un errore. Un teatro attivo, anche piccolo, non è soltanto un luogo di intrattenimento. È una forma di infrastruttura civile. Come una biblioteca, una scuola, una piazza. Tiene insieme persone, ricordi, linguaggi.
16 Luglio 2026

Michelina e le due fotografie

Nella prima fotografia Michelina è seduta. Il corpo è leggermente di sbieco, in una posa studiata ma non rigida. Indossa un abito tradizionale: il corpetto scuro, il grembiule a righe, il copricapo appoggiato sui capelli. In una mano tiene una pistola; accanto a lei, con il calcio a terra, è appoggiato un fucile. Non guarda l’obiettivo. Il volto è rivolto di lato. Non cerca chi la osserva. Sembra guardare qualcosa che sta fuori dalla scena. Accostata alla seconda fotografia, di lei esposta nuda dopo essere stata uccisa, quella direzione dello sguardo assume oggi un significato inevitabile. Sembra lo sguardo di una giovane donna rivolto verso il proprio futuro, senza poterlo conoscere e dunque senza mostrarne paura. La fotografia risale probabilmente alla metà degli anni Sessanta dell’Ottocento. Non conosciamo con certezza il fotografo, il luogo dello scatto e neppure quanto la posa sia stata preparata. Sappiamo però che quella giovane donna si chiamava Michelina Di Cesare e che, in quel momento, viveva già fuori dalla legge.