Negli ultimi anni, in Italia e non solo, gli “spiegatori del mondo” sono usciti dai convegni per entrare stabilmente nel salotto di casa: talk show, newsletter, podcast, rubriche su YouTube. In prima fila ci sono figure come Lucio Caracciolo e Dario Fabbri, con scuole diverse e una stessa promessa implicita: dare contesto, trasformare l’attualità breve in storia lunga. La loro popolarità dice una cosa giusta: c’è fame di senso. Ma oggi, con una brutalità nuova, torna la domanda scomoda: queste analisi aiutano davvero a prevedere ciò che accadrà? E, soprattutto, come si leggono senza farsi trascinare dal carisma di chi parla?
Lo scrivo con in mente un caso-limite, di quelli che cambiano la temperatura della conversazione in poche ore. Tra il 3 e il 5 gennaio 2026 gli Stati Uniti hanno compiuto un’operazione militare in Venezuela che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e al suo trasferimento negli Stati Uniti, con accuse di narco-terrorismo discusse in tribunale a New York. Nelle stesse ore, Donald Trump ha alzato ulteriormente i toni evocando possibili “azioni” o pressioni su Colombia, Messico e Cuba, mentre in parallelo è tornata in primo piano, con parole e gesti ufficiali, l’ipotesi di un controllo statunitense sulla Groenlandia, respinta con fermezza da Nuuk e da Copenaghen.