Società

12 Gennaio 2026

Il micelio e la mappa: dove finisce la città?

Di notte, se guardi una foto satellitare della Pianura Padana, succede una cosa strana. Non vedi più città. Vedi una costellazione continua. Un mare di luci che non rispetta confini amministrativi, non obbedisce alle mappe scolastiche, non si ferma al cartello “fine centro abitato”. È come se l’Italia del Nord si fosse trasformata in un’unica creatura luminosa, con vene e capillari, nodi e diramazioni. E allora la domanda non è più “quanto cresce una città?”. La domanda è “che cos’è, oggi, una città?”.
7 Gennaio 2026

Riscoprire le mani, per tornare a prendere il mondo

C’è una voce che attraversa quarant’anni di cultura italiana senza mai diventare rassicurante. È la voce di Massimo Zamboni. Musicista, scrittore, osservatore laterale del nostro tempo. Fondatore dei CCCP – Fedeli alla Linea, poi dei CSI, Zamboni è stato uno degli autori più radicali e insieme più sobri del rock italiano: mai incline all’estetica della ribellione, sempre interessato alla materia politica e morale della vita quotidiana. Negli anni, alla musica ha affiancato una scrittura sempre più scabra e riflessiva. Libri come Bestiario Selvatico o Pregate per EA non raccontano il presente da lontano, ma lo scavano da dentro, partendo dai luoghi, dalle storie minori, dai gesti. Non a caso Zamboni vive oggi nell’Appennino emiliano, in una zona interna che considera la vera spina dorsale del Paese: non un rifugio bucolico, ma un punto di osservazione severo. È da lì che parla, nell’intervista pubblicata da Vita.it il 5 gennaio 2026, quando sceglie un oggetto per l’anno che viene. Non uno strumento tecnologico, non un’idea astratta. Le mani.
17 Dicembre 2025

La rete invisibile della violenza

«Non vedo l’ora di vedere il mio primo cadavere.» La frase compare in una chat acquisita agli atti dell’Operazione Grimm, l’inchiesta coordinata da Europol che ha portato alla luce reti criminali capaci di reclutare minorenni per compiere atti di violenza su commissione. A scriverla è un bambino di undici anni. Non è una battuta. Non è una provocazione. È una risposta coerente, dentro una conversazione che ha già reso coerente l’idea della morte. È da qui che conviene partire, se si vuole capire davvero cosa sia Grimm. Non dai numeri, non dagli arresti, ma da questo tono. Da questa assenza di tremore. Perché quella frase non racconta solo un reato. Racconta un clima. Racconta una normalizzazione.
3 Dicembre 2025

Dove comincia una comunità

Non avevo programmato niente. Non c’è stato un momento fondativo, nessuna frase epica appuntata su un taccuino. È successo semplicemente così: qualche anno fa ho iniziato a lavorare ogni giorno dentro una cooperativa sociale di tipo B. Per chi non la conosce, una cooperativa di tipo B è una realtà che unisce lavoro e inclusione: produce beni o servizi come qualunque impresa, ma lo fa con una missione precisa — inserire nel mondo produttivo persone con disabilità o con fragilità sociali, offrendo loro un posto di lavoro vero, retribuito, stabile, con la stessa dignità degli altri lavoratori. È un modello italiano, riconosciuto dalla legge, che prova a trasformare la vulnerabilità in partecipazione. Non un laboratorio protetto: un’impresa che compete, produce, fattura, ma che mette al centro chi normalmente viene lasciato ai margini