Politica

16 Dicembre 2025

Il presidente, il Congresso e il confine del potere

Per capire come sta cambiando l'equilibrio fra i poteri negli Stati Uniti, e se si tratta di una svolta, un atto di forza di Trump o solo una brusca accelerazione di un processo già in corso da tempo, dobbiamo partire da molto lontano, dai 55 delegati che parteciparono alla Convenzione di Filadelfia del 1787. Non tutti sono considerati “Padri fondatori” allo stesso livello, ma tutti contribuirono alla nascita del sistema. Prima di parlare del prodotto delle loro discussioni, è importante ricordare che i Padri fondatori litigarono su quasi tutto: quanto potere dare al presidente, quanto potesse essere forte il governo federale, che ruolo avessero gli Stati, quanto fidarsi del popolo. La costituzione americana nasce dal conflitto, non dal consenso. È un documento di compromesso, costruito per reggere anche quando chi governa non è virtuoso.
11 Dicembre 2025

La politica urlata

Se c’è una cosa che la storia insegna, e insegna sempre con una certa ironia, è che la lingua pubblica non è mai neutra. È un sismografo dei tempi, certo, ma anche un arnese con cui i tempi stessi vengono plasmati. Ogni epoca ha avuto il suo registro: il latino limpido dei senatori romani che sapevano bene quanto una parola sbagliata potesse costare una congiura; la spavalderia dei tribuni che parlavano al popolo e si concedevano toni più ruvidi; la retorica fiammeggiante delle assemblee rivoluzionarie dove il volume contava quanto l’argomento. E poi — come in una specie di movimento pendolare — la restaurazione della misura, del decoro, del “parlare per costruire”.
10 Dicembre 2025

Diritti umani: un testo del 1948, una domanda del presente

Era un regionale del mattino, uno di quelli dove si viaggia quasi in silenzio, con la luce obliqua che entra dal finestrino e i pensieri che ancora non hanno trovato forma. Un ragazzo scorreva il cellulare distrattamente, poi ha rallentato. “Oggi è la Giornata dei diritti umani. Che roba è?”, ha chiesto all’amico accanto. L’altro ha alzato le spalle, come si fa quando qualcosa sembra lontano e un po’ inutile. Stavo per intervenire, quando un signore anziano, seduto di fronte, ha girato la testa con calma. “Non è roba inutile,” ha detto con una voce bassa e ferma. “È il motivo per cui la vostra vita è più larga di quella che ho avuto io.” Il treno continuava ad andare, ma in quel momento sembrava essersi fermato per ascoltare.
5 Dicembre 2025

L’Europa non è un’idea da abbattere

C’è un tratto che colpisce nelle ultime parole di Donald Trump sull’Europa: non è la durezza, non è la postura muscolare, non è nemmeno l’ennesima polemica sulle politiche migratorie o sulla transizione energetica. È l’ambizione di trasformare una valutazione politica in una diagnosi culturale definitiva. L’Europa, secondo la nuova National Security Strategy pubblicata a Washington, sarebbe vittima di una “erosione civilizzazionale”. Un continente che si starebbe perdendo, per colpa di scelte sbagliate e identità confuse. Il punto è che questa lettura non è neutrale. È un racconto costruito, calibrato per servire una visione del mondo molto precisa: quella di un’America che torna a chiedere fedeltà, non collaborazione; che vuole alleati obbedienti, non partner autonomi; che preferisce un’Europa litigiosa a un’Europa capace di decidere da sola