Letteratura

28 Dicembre 2025

Il regno di questo mondo

Me lo ricordo bene, perché non è stata una scoperta “da scaffale”. È stata una scoperta da fermata. Una di quelle mattine con mezz’ora buca tra due impegni. Invece di mettere ordine nelle mail, entro in una libreria di usato per scaldarmi e prendere fiato. Cercavo tutt’altro, un saggio “serio”, da tavolo grande. Mi capita tra le mani un volumetto sottile, titolo magnifico: Il regno di questo mondo. Carpentier. Nome già sentito, associato vagamente a quel continente narrativo che noi, in Italia, abbiamo imparato a chiamare con troppa fretta “realismo magico”. La libraia, una di quelle persone che non ti vendono un libro ma ti spostano la testa, mi dice una frase che ancora sento: “Se lo prenda. Ma non lo legga come un romanzo esotico. Lo legga come storia, solo scritta da uno che sa che la storia, quando la vivi, non è mai pulita”.
30 Novembre 2025

Guerra e pace

Non ho mai letto Guerra e pace. L’ho sempre visto come una montagna: bellissima da lontano, irraggiungibile nei giorni in cui il tempo si sgretola in impegni, preoccupazioni, notizie di guerra che entrano nelle case senza bussare. Così ho fatto una cosa semplice, quasi infantile: ho chiesto di parlarmene a un amico che stimo. Lui non è Calvino, ma gli assomiglia in certe pause, nel modo di ragionare ad alta voce, nella cura con cui sceglie le parole. Stavamo condividendo un lungo viaggio in treno. Aveva il libro con sé e si capiva che quella copia era stato letta molte volte, magari da persone diverse, passando di mano in mano prima di finire su una bancarella ad attendere un nuovo lettore. Fuori il paesaggio cambiava lentamente, e dentro, senza rumore, lui ha iniziato a raccontarmi Tolstoj.
27 Novembre 2025

La poesia è sempre politica

Eileen Myles arriva sulle pagine di un quotidiano italiano con una frase che, a leggerla oggi, sembra insieme antica e nuova: il socialismo è il futuro. Non è uno slogan. È la sintesi di una vita passata a misurare la distanza tra ciò che una società promette e ciò che consegna. L’intervista pubblicata da La Stampa restituisce questa voce senza filtri, nella sua nudità migliore: la poesia come lingua politica, la vulnerabilità come strumento di conoscenza, il corpo queer come sismografo dell’America.
2 Novembre 2025

Pier Paolo Pasolini. Io non ho mai voluto piacere

Non serve parlare di me. Non serve ricordare il giorno in cui mi hanno ucciso. È già tutto scritto in quel corpo sulla sabbia, in quella luce sporca di novembre. Se volete capire, guardate dove è accaduto. Lì, non nei salotti. Io ho vissuto tra i corpi veri. Non quelli lucidati dalle réclame, ma quelli con le ossa sporgenti, con l’odore addosso. Le borgate non erano uno sfondo romantico. Erano un Paese che non voleva guardarsi allo specchio. Io non li ho “rappresentati”. Ho solo ascoltato.