C’è un luogo, a Torino, dove per cinque giorni le parole smettono di stare ferme.
Escono dalle copertine, salgono sulle scale mobili, si infilano tra gli stand, prendono il tram, si siedono nei bar, aspettano in fila accanto ai lettori. Alcune sono parole antiche, con il passo lento dei classici. Altre arrivano trafelate, appena stampate, ancora calde di tipografia. Altre ancora non sanno bene che cosa diventeranno: romanzo, saggio, poesia, fumetto, confessione, promessa.
Quel luogo è il Salone Internazionale del Libro di Torino, che nel 2026 abita ancora una volta il Lingotto Fiere, dal 14 al 18 maggio