Storia

18 Novembre 2025

Fascismo, post e memoria

Fuori, in molte città, le sinagoghe preparavano le candele per ricordare la Notte dei cristalli. Dentro lo schermo del telefono, un generale diventato vicesegretario di partito decideva che era il momento giusto per dare «ripetizioni di storia» a chi – secondo lui – l’ha studiata «sui manuali del Pd». Il generale è Roberto Vannacci, eurodeputato e da qualche mese uno dei quattro vice di Salvini. Il post è quello che ormai conosciamo: Mussolini «terzo deputato più votato d’Italia», la marcia su Roma che «non fu un colpo di Stato ma poco più di una manifestazione di piazza» (citazione dello storico Francesco Perfetti), il fascismo che «almeno fino alla metà degli anni Trenta» avrebbe esercitato il potere «attraverso gli strumenti previsti dallo Statuto Albertino», le leggi – «fino alle stesse leggi del 1938» – approvate dal Parlamento e promulgate dal re.
13 Novembre 2025

Guardate

Quando gli Alleati liberano Buchenwald, Dachau, Mauthausen, non si limitano a entrare. Registrano. Seguono un ordine preciso: filmare ogni angolo, ogni dettaglio. I soldati non sono preparati a quello che trovano, ma le cineprese sì: lavorano in silenzio, senza tremare. Il risultato è un film che non vuole commuovere, non vuole convincere, non vuole raccontare. Vuole soltanto dire: è accaduto. Si chiama Nazi Concentration Camps. Dura poco più di un’ora. È talmente diretto da sembrare un’autopsia. Ed è proprio questo che lo rende inaggirabile
4 Novembre 2025

4 novembre: quando tacquero i cannoni

Non ci fu un grido, né una fanfara. Solo un silenzio che tagliava l’aria, improvviso come una dimenticanza. Un soldato si svegliò di soprassalto perché mancava qualcosa. Il rombo continuo, il tuono dei cannoni, i colpi brevi che avevano scandito la vita per anni. Niente. Restavano il fumo fermo, l’odore di ferro e la sensazione, difficile da nominare, di essere vivi. Il 4 novembre 1918 non fu un giorno di festa. Fu il giorno in cui il rumore finì.
20 Ottobre 2025

L’Archivio segreto del Vaticano

L’Archivio segreto del Vaticano. Basta pronunciare il nome per evocare stanze buie, pergamene maledette, cardinali che tramano. È un nome che sembra uscito da un romanzo di Dan Brown. In realtà, dietro quella parola “segreto” non c’è nessuna cospirazione. C’è un equivoco linguistico. Secretum, in latino, significa semplicemente “privato”. L’Archivio non era nascosto ai nemici della cristianità, ma riservato al Papa. Un luogo dove custodire la memoria della Chiesa e, di riflesso, una fetta importante della storia europea.