istituzioni democratiche

25 Marzo 2026

Il mestiere del dubbio.

Non sempre la politica mente. A volte fa una cosa più sottile, e forse più pericolosa: insinua. Non nega apertamente i fatti. Li avvolge. Non dice “questa verità è falsa”. Dice: “Siamo proprio sicuri?”. “Perché non se ne può discutere?”. “Non sarà che qualcuno ci nasconde qualcosa?”. È una tecnica antica. Ma nel nostro tempo è diventata un linguaggio di governo, di opposizione, di propaganda, di identità. Il caso di Robert F. Kennedy Jr. è interessante proprio per questo. Non solo per ciò che dice sui vaccini, sulla salute pubblica o sulle istituzioni scientifiche. Ma per il modo in cui lo dice. Per la grammatica del sospetto che costruisce, frase dopo frase. Per la sua capacità di presentare la sfiducia non come un eccesso, ma come una virtù. Non come una rottura, ma come una forma di coraggio civile.
22 Marzo 2026

Quando il potere smette di spiegarsi

C’è un passaggio, nell’articolo pubblicato su The Conversation dal professor Casey Ryan Kelly – docente di Communication Studies all’Università del Nebraska-Lincoln – che vale più di molti commenti politici: il potere, oggi, non sente più il bisogno di spiegarsi. Non è un’opinione giornalistica. È una diagnosi accademica. Kelly non racconta la guerra in Iran. Non entra nel merito strategico, non valuta le ragioni geopolitiche. Fa un passo indietro, più freddo, più rigoroso: osserva il linguaggio. E nel linguaggio individua un cambio di paradigma.
18 Marzo 2026

La preghiera e il comando

C’è un’immagine che racconta più di molte analisi ciò che sta accadendo in America. Nella Sala Ovale, il presidente degli Stati Uniti tiene gli occhi chiusi. Accanto a lui, un pastore gli posa una mano sulla spalla e prega. La scena potrebbe sembrare privata, quasi intima. In realtà è una scena pubblica. E soprattutto è una scena politica. Perché la Sala Ovale non è una chiesa, né una casa. È il luogo in cui il potere si rappresenta. E quando il linguaggio della fede entra lì, o viene portato lì con tanta evidenza, non parla soltanto di spiritualità. Parla di legittimazione, di appartenenza, di missione.
4 Marzo 2026

Il mondo si sta rompendo

Il mondo si rompe sempre nello stesso modo: lentamente, e sotto gli occhi di tutti. Prima una crepa sottile. Poi un’altra. Poi una rete di fratture che attraversa tutto e che all’improvviso rende evidente ciò che prima sembrava solido. Per anni abbiamo chiamato stabilità ciò che era soltanto abitudine. Abbiamo chiamato ordine ciò che era equilibrio precario. Abbiamo chiamato progresso una corsa in avanti che preferiva non guardare il conto. Ora quel conto arriva.