
Riflessioni
Qui ragioniamo ad alta voce. Idee che nascono da una domanda, si confrontano, cambiano forma, e — quando sono pronte — diventano azione. Idee per il futuro mette a fuoco scenari e possibilità concrete. Nel Salotto delle Idee apriamo conversazioni lente e curiose, senza fretta di chiudere. La forza delle parole indaga il linguaggio: come nomina le cose, come orienta il pensiero. Con Politica osserviamo le scelte pubbliche, i loro effetti, i nodi che contano. Le Interviste ascoltano chi fa, studia, inventa; meno slogan, più metodo. Le News raccolgono aggiornamenti utili, con contesto e priorità chiare. La Scuola di scrittura è laboratorio: strumenti, esercizi, esempi per scrivere meglio. Senza categoria (appunti in transito): bozze e spunti che troveranno casa. Lezioni civili racconta i principi e i nodi della convivenza democratica. Idee complesse spiegate con parole semplici, esempi storici, scenari futuri e gesti concreti. Non lezioni frontali, ma inviti a pensare, scegliere e agire come cittadini consapevoli. Non cerchiamo l’ultima parola, ma quella giusta per andare avanti. Entra, scegli il varco che ti serve, e continua a pensare con noi.7 Luglio 2026
Musei, musica, danza e lettura stanno entrando nei percorsi di cura. Non come alternative alla medicina, ma come strumenti contro isolamento, fragilità e disagio.
Immaginiamo una ricetta un po’ diversa dal solito. Al posto del nome di un farmaco, potrebbe comparire l’indicazione di partecipare a un laboratorio teatrale, visitare un museo, cantare in un coro o prendere parte a un gruppo di lettura.
Si chiama prescrizione sociale. È un modello attraverso il quale medici e operatori sanitari mettono le persone in contatto con attività non cliniche presenti sul territorio.
L’idea nasce da una constatazione semplice: non tutti i problemi che arrivano nello studio di un medico possono essere affrontati soltanto con una medicina. Solitudine, perdita di relazioni, disagio psicologico e isolamento incidono sulla salute, ma spesso richiedono risposte sociali e culturali.
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18 Giugno 2026
Siamo abituati a pensare che la salvezza di una specie possa essere espressa con un numero.
Cento esemplari sono pochi. Mille sono meglio. Diecimila rappresentano un successo. Gli animali tornano a riprodursi, la popolazione cresce, il rischio di estinzione diminuisce. Possiamo tirare un respiro di sollievo.
Ma che cosa stiamo contando davvero?
Qualche anno fa, alcuni ecologi trasferirono gruppi di pecore delle Montagne Rocciose in territori dai quali erano scomparse. Gli animali erano stati scelti con cura. Erano sani, numerosi, capaci di riprodursi. Dal punto di vista biologico sembrava esserci tutto ciò che serviva per ricostruire una popolazione.
Eppure mancava qualcosa.
Quelle pecore non sapevano dove andare.
Non conoscevano le rotte stagionali, i passaggi meno esposti ai predatori, i tempi della vegetazione, i luoghi dove trovare nutrimento nei diversi momenti dell’anno. Alcune seguirono gli animali che già vivevano nella zona e impararono. Altre non migrarono affatto.
Si scoprì così che quei percorsi non erano soltanto il risultato dell’istinto. Erano conoscenze tramandate. Le madri le avevano insegnate ai piccoli, gli anziani ai giovani, una generazione alla successiva.
Gli animali erano vivi. Ma una parte della loro memoria non era arrivata con loro.
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15 Giugno 2026
Un quadro appeso a una parete sembra una cosa silenziosa.
Sta lì. Dentro una cornice. Con la sua luce, i suoi colori, la sua materia. Noi ci avviciniamo, guardiamo, magari ci emozioniamo. Poi abbassiamo gli occhi e leggiamo la targhetta.
Leonardo da Vinci.
Caravaggio.
Vermeer.
Attribuito a.
Bottega di.
Seguace di.
Copia da.
In quel momento, senza che il quadro si sia mosso di un millimetro, tutto cambia.
La stessa immagine può valere centinaia di milioni, oppure poche centinaia di migliaia di euro. Può entrare nei manuali di storia dell’arte, oppure scivolare in una nota a piè di pagina. Può diventare orgoglio di un museo, garanzia per un’assicurazione, investimento per un collezionista, argomento per un governo. Oppure può diventare un problema.
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7 Giugno 2026
La carta geografica l’aveva portata Lucio.
Non una carta pieghevole, di quelle che si tengono nel cruscotto. Una carta enorme, piena di appunti, che occupava metà del tavolo e costringeva bottiglie, bicchieri e piatti a disporsi lungo i bordi.
«Hai sempre bisogno di una mappa per cenare?», gli domandai.
Lucio non si scompose.
«No. Ma quando si parla di politica internazionale, aiuta.»
Dario guardò la carta, poi il vino.
«Dipende. A volte aiuta di più questo.»
Eravamo amici da anni. Lucio leggeva ogni numero di Limes come altri leggono un romanzo giallo. Cercava interessi, confini, corridoi, mari, montagne. Dario seguiva soprattutto le analisi di Dario Fabbri. Parlava di imperi, mentalità nazionali, popoli giovani e popoli stanchi.
Io, più modestamente, cercavo di capire che cosa accade alle persone mentre gli imperi perseguono i propri destini.
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7 Giugno 2026
C’è una scena, quasi da romanzo, che sembra inventata per mettere in imbarazzo il nostro tempo.
Una chiesa di cinquecento anni nella campagna toscana. Cipressi, colline verdi, pecore in lontananza. Una campana chiama all’interno non i fedeli, ma scienziati, filosofi, neuroscienziati, ecologi, studiosi indigeni. Non sono lì per celebrare una messa. Sono lì per rifare da capo una parola che credevamo di conoscere: intelligenza.
E già questo basterebbe a incuriosire. Perché oggi l’intelligenza sembra dappertutto. La misuriamo nei test, la inseguiamo nei laboratori, la programmiamo nei computer. Tutto dev’essere intelligente: le città, le case, gli orologi, persino i frigoriferi. Mai nella storia ne abbiamo parlato tanto. E mai come oggi è lecito chiedersi se abbiamo capito davvero che cosa sia.
Il punto è semplice, e un po’ crudele: se siamo così intelligenti, perché stiamo rendendo inabitabile il mondo che ci ospita?
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30 Maggio 2026
Molti pensano di essere poeti perché riescono a far combaciare due parole alla fine di un verso. Amore con cuore. Sole con dolore. Vita con infinita. A volte sono ingenuità innocenti. A volte, diciamolo, sono banalità vestite da poesia. E qualche volta sono proprio scemenze in rima: pensieri poveri che cercano nella sonorità una patente di nobiltà.
Ma la rima non salva un verso debole. Anzi, spesso lo denuncia. È come una cornice dorata: se dentro c’è un quadro vivo, lo esalta; se dentro c’è il vuoto, lo rende ancora più evidente.
Da qui conviene partire. Non per disprezzare la rima, ma per liberarla da un equivoco. La rima non è la poesia. È uno degli strumenti più antichi, più seducenti e più pericolosi della poesia. Può dare memoria, ritmo, piacere, architettura. Ma può anche diventare un automatismo. Una scorciatoia. Il modo più rapido per far sembrare poetico ciò che non lo è.
La rima è una piccola promessa. Una parola chiama, un’altra risponde. Il verso avanza, poi qualcosa torna indietro. Non è soltanto un gioco sonoro. È attesa, riconoscimento, ritorno. Per questo piace ai bambini, resta nelle canzoni, sostiene le filastrocche, aiuta la poesia a camminare di bocca in bocca.
Proprio perché si sente subito, però, la rima rischia di essere scambiata per la poesia stessa. Come se bastasse far combaciare due finali per trasformare un pensiero in verso. Non è così. La poesia può vivere con la rima, senza la rima, contro la rima, oltre la rima. La domanda vera non è: “C’è la rima?”. La domanda vera è: “C’è una necessità?”.
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17 Maggio 2026
C’è un luogo, a Torino, dove per cinque giorni le parole smettono di stare ferme.
Escono dalle copertine, salgono sulle scale mobili, si infilano tra gli stand, prendono il tram, si siedono nei bar, aspettano in fila accanto ai lettori. Alcune sono parole antiche, con il passo lento dei classici. Altre arrivano trafelate, appena stampate, ancora calde di tipografia. Altre ancora non sanno bene che cosa diventeranno: romanzo, saggio, poesia, fumetto, confessione, promessa.
Quel luogo è il Salone Internazionale del Libro di Torino, che nel 2026 abita ancora una volta il Lingotto Fiere, dal 14 al 18 maggio
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11 Maggio 2026
C’è una cosa che colpisce, ogni volta che la Piazza Rossa torna a riempirsi di soldati, bandiere e passi cadenzati. Non sono soltanto le uniformi, né il profilo del Cremlino, né San Basilio sullo sfondo, quasi fosse una scenografia preparata dalla storia. È il fatto che, in Russia, la Seconda guerra mondiale non è mai davvero finita.
È finita nei trattati, nei libri, nelle fotografie in bianco e nero, con Berlino distrutta e la bandiera rossa sul Reichstag. Ma nella coscienza politica russa la “Grande Guerra Patriottica” continua a essere un presente. Non un semplice ricordo, ma una chiave di lettura. Non una commemorazione, ma un linguaggio di potere.
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30 Aprile 2026
Adesso che la Giornata del libro è passata, forse si può parlare dei libri con un po’ più di verità e un po’ meno cerimonia. È finita la parte in cui tutti, giustamente, dicono che leggere è importante, che i libri aprono la mente, che una società senza lettura si impoverisce. Tutte cose vere. Ma anche cose che, ripetute nel giorno giusto, rischiano di suonare come certe frasi affettuose dette per calendario: sincere, magari, ma un po’ costrette.
Forse i libri meritano un’altra temperatura. Meno celebrativa, più reale.
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13 Aprile 2026
Quando la Persia governava mezzo mondo, l’America non era ancora un nome della storia.
Non era una potenza, non era uno Stato, non era un’idea politica. Era un immenso spazio abitato da molte società diverse, distribuite fra foreste, pianure, fiumi, deserti, coste. Comunità vive, complesse, radicate. Ma senza un centro unico, senza una capitale, senza una struttura capace di trasformare quel territorio in una forma comune di comando.
Dall’altra parte del mondo, invece, quella forma esisteva già. L’impero achemenide, al suo culmine sotto Dario e Serse, si estendeva dal Mediterraneo orientale fino all’Indo e governava popoli diversi attraverso province, tributi, strade, corrieri, gerarchie, esercito e una solida amministrazione imperiale. Aveva soprattutto una qualità decisiva: la capacità di rendere governabile la vastità.
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13 Aprile 2026
Da anni il confronto viene raccontato sempre allo stesso modo: gli Stati Uniti crescono, l’Europa rallenta. L’America innova, l’Europa regola. Di qua il dinamismo, di là la prudenza. Da questo schema discende una conclusione politica precisa: se l’America corre, l’Europa deve imitarla. Meno tasse, meno vincoli, meno welfare, meno Stato.
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9 Aprile 2026
La vera domanda, dopo la minaccia di Trump contro la “civiltà iraniana”, non riguarda solo l’Iran. Riguarda il criterio che quelle parole provano a introdurre. Se un leader può evocare senza scandalo la distruzione di una civiltà intera, allora il problema non è soltanto il bersaglio di oggi. È il principio che si deposita per domani. Trump ha pronunciato quella frase nel pieno di un ultimatum sull’Iran, accompagnandola con minacce contro infrastrutture civili e dentro una crisi che solo dopo si è momentaneamente fermata in una fragile tregua.
È qui che nasce la domanda: quando sarà il nostro turno?
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30 Marzo 2026
Non ricordo quando fu l’ultima volta che vidi un simbolo.
Una bandiera. Un logo. Una sede con una targa.
Qualcosa che dicesse: qui si sta da una parte.
All’inizio non ci feci caso.
Sembrava solo un cambiamento di stile.
Meno colori. Meno slogan. Più sobrietà.
Poi sparirono anche i nomi.
Le persone non dicevano più
“io sono di…”.
Dicevano:
“su questo tema sono più vicino a…”
Era una frase elegante.
Sembrava più intelligente.
E in parte lo era.
Il sistema politico si era adattato.
Niente più partiti stabili.
Niente più programmi complessivi.
Solo piattaforme.
Su ogni singolo tema — lavoro, scuola, sicurezza —
venivano costruite maggioranze variabili.
Fluide.
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25 Marzo 2026
Non sempre la politica mente. A volte fa una cosa più sottile, e forse più pericolosa: insinua. Non nega apertamente i fatti. Li avvolge. Non dice “questa verità è falsa”. Dice: “Siamo proprio sicuri?”. “Perché non se ne può discutere?”. “Non sarà che qualcuno ci nasconde qualcosa?”. È una tecnica antica. Ma nel nostro tempo è diventata un linguaggio di governo, di opposizione, di propaganda, di identità.
Il caso di Robert F. Kennedy Jr. è interessante proprio per questo. Non solo per ciò che dice sui vaccini, sulla salute pubblica o sulle istituzioni scientifiche. Ma per il modo in cui lo dice. Per la grammatica del sospetto che costruisce, frase dopo frase. Per la sua capacità di presentare la sfiducia non come un eccesso, ma come una virtù. Non come una rottura, ma come una forma di coraggio civile.
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22 Marzo 2026
C’è un passaggio, nell’articolo pubblicato su The Conversation dal professor Casey Ryan Kelly – docente di Communication Studies all’Università del Nebraska-Lincoln – che vale più di molti commenti politici: il potere, oggi, non sente più il bisogno di spiegarsi.
Non è un’opinione giornalistica. È una diagnosi accademica.
Kelly non racconta la guerra in Iran. Non entra nel merito strategico, non valuta le ragioni geopolitiche. Fa un passo indietro, più freddo, più rigoroso: osserva il linguaggio. E nel linguaggio individua un cambio di paradigma.
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18 Marzo 2026
C’è un’immagine che racconta più di molte analisi ciò che sta accadendo in America. Nella Sala Ovale, il presidente degli Stati Uniti tiene gli occhi chiusi. Accanto a lui, un pastore gli posa una mano sulla spalla e prega. La scena potrebbe sembrare privata, quasi intima. In realtà è una scena pubblica. E soprattutto è una scena politica. Perché la Sala Ovale non è una chiesa, né una casa. È il luogo in cui il potere si rappresenta. E quando il linguaggio della fede entra lì, o viene portato lì con tanta evidenza, non parla soltanto di spiritualità. Parla di legittimazione, di appartenenza, di missione.
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4 Marzo 2026
Il mondo si rompe sempre nello stesso modo: lentamente, e sotto gli occhi di tutti.
Prima una crepa sottile. Poi un’altra. Poi una rete di fratture che attraversa tutto e che all’improvviso rende evidente ciò che prima sembrava solido.
Per anni abbiamo chiamato stabilità ciò che era soltanto abitudine. Abbiamo chiamato ordine ciò che era equilibrio precario. Abbiamo chiamato progresso una corsa in avanti che preferiva non guardare il conto.
Ora quel conto arriva.
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1 Marzo 2026
A un certo punto, negli Stati Uniti, la politica ha smesso di sembrare una discussione ed è tornata a somigliare a un conflitto.
Non è successo all’improvviso. E soprattutto non è successo per caso.
Per anni abbiamo raccontato a noi stessi una storia rassicurante: le democrazie ricche sono stabili, razionali, capaci di assorbire le tensioni. La politica, lì, può anche essere dura, ma resta dentro i confini del confronto civile. È una convinzione che oggi scricchiola.
C’è un saggio pubblicato su Aeon che aiuta a mettere a fuoco il punto. La sua tesi, semplice e scomoda, è questa: la violenza politica non è un’anomalia delle società fragili. Può emergere, e sta emergendo, proprio dentro le democrazie più avanzate.
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15 Febbraio 2026
C’è una parola che torna, quasi ossessiva, nell’aria geopolitica di questo inizio 2026: demolire. Non correggere. Non riformare. Demolire. Il linguaggio che descrive la politica internazionale sembra uscito da un cantiere: ruspe, catene, palle da demolizione. Il Munich Security Conference ha scelto per il suo rapporto annuale un titolo che è già una diagnosi: “Under Destruction”. E l’idea di fondo è brutale nella sua semplicità: l’ordine internazionale costruito dal 1945 in poi non sta “scricchiolando”, sta venendo preso a colpi.
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5 Febbraio 2026
La domanda torna spesso, magari pronunciata sottovoce, ma non per questo meno importante: l’Occidente ha sostenuto la nascita dello Stato di Israele per riparare alla Shoah o anche per “togliersi di mezzo” gli ebrei europei?
La risposta onesta è scomoda, perché non è un sì o un no. È un intreccio.
Nel 1945 l’Europa è un continente in macerie, morali prima ancora che materiali. Milioni di persone sono sfollate. Tra loro decine di migliaia di ebrei sopravvissuti ai campi, spesso senza casa, senza famiglia, senza un Paese disposto ad accoglierli davvero. I campi per profughi restano pieni. Il ritorno alla “normalità” è, per molti, una promessa vuota.
In quel vuoto prende forza un’idea che esisteva già da decenni: il sionismo. Dopo Auschwitz non è più solo un progetto politico, diventa una risposta esistenziale. Per una parte consistente dell’opinione pubblica occidentale, soprattutto negli Stati Uniti, sostenere una patria ebraica significa trasformare il “mai più” in qualcosa di concreto.
Ma la storia non si muove mai per un solo motivo.
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1 Febbraio 2026
La domanda torna spesso, magari pronunciata sottovoce, ma non per questo meno importante: l’Occidente ha sostenuto la nascita dello Stato di Israele per riparare alla Shoah o anche per “togliersi di mezzo” gli ebrei europei?
La risposta onesta è scomoda, perché non è un sì o un no. È un intreccio.
Nel 1945 l’Europa è un continente in macerie, morali prima ancora che materiali. Milioni di persone sono sfollate. Tra loro decine di migliaia di ebrei sopravvissuti ai campi, spesso senza casa, senza famiglia, senza un Paese disposto ad accoglierli davvero. I campi per profughi restano pieni. Il ritorno alla “normalità” è, per molti, una promessa vuota.
In quel vuoto prende forza un’idea che esisteva già da decenni: il sionismo. Dopo Auschwitz non è più solo un progetto politico, diventa una risposta esistenziale. Per una parte consistente dell’opinione pubblica occidentale, soprattutto negli Stati Uniti, sostenere una patria ebraica significa trasformare il “mai più” in qualcosa di concreto.
Ma la storia non si muove mai per un solo motivo.
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29 Gennaio 2026
All’inizio c’è sempre una frase che sembra folle.
Compra la Groenlandia.
Alza i dazi al 100%.
Metti in discussione la NATO.
Poi arriva il silenzio. E infine la trattativa.
Ma a quel punto il mondo è già mezzo metro più in là.
Quando si osserva lo stile negoziale di Donald Trump, l’errore più comune è liquidarlo come caos, improvvisazione, istinto. In realtà molte delle sue mosse diventano sorprendentemente leggibili se le guardiamo con un’altra lente: non quella della diplomazia tradizionale, ma quella della psicologia.
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21 Gennaio 2026
Un tempo il confine era un luogo. Si arrivava lì, ci si fermava, si mostrava un documento. Poi si passava, oppure no. Il confine aveva una geografia e un tempo preciso. Era davanti a noi.
Oggi il confine non è più soltanto una linea sulla mappa. È una procedura che si sposta. Non aspetta. Ti raggiunge. Può presentarsi in una strada qualsiasi, in una fabbrica, davanti a una scuola, in una notte qualunque. Non chiede dove stai andando, ma che posizione occupi in quel momento.
È dentro questa trasformazione che va letta l’esistenza dell’ICE (U.S. Immigration and Customs Enforcement). Non come un’anomalia autoritaria, né come una creazione improvvisa dell’era Trump, ma come un dispositivo pienamente moderno. Un apparato che non difende semplicemente un territorio, ma gestisce una mobilità. E che, proprio per questo, rende visibile una tensione profonda delle democrazie contemporanee.
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19 Gennaio 2026
C’è un’immagine che mi torna in mente, ogni volta che penso al rapporto tra energia civica e istituzioni: una folla operosa, con le mani piene. Mani che riparano, costruiscono, aprono doposcuola, tengono insieme pezzi di quartiere, organizzano cura. E poi, poco più in là, un grande edificio con le luci accese e nessuno dentro. La stanza dove si decide. Una democrazia senza mani.
Il punto non è che manchino interesse o partecipazione. Al contrario: in questi anni abbiamo visto campagne, movimenti, associazioni, reti di mutualismo, pratiche di rigenerazione che hanno rimesso in moto luoghi e persone. Il cortocircuito sta altrove. Sta in un passaggio diventato sempre più difficile da nominare: come si trasforma il “fare” in “decidere”, l’energia dal basso in rappresentanza, la spinta esterna in una leva dentro le istituzioni.
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17 Gennaio 2026
C’è un momento, davanti alle mappe, in cui la politica smette di parlare di idee e torna a parlare di cose. Non “valori”, ma rotte. Non “principi”, ma minerali. L’Artico è quel momento.
Ho letto un commento di Ian Chambers su il manifesto che insiste su una tesi dura: capitalismo e colonialismo non sono due storie diverse, sono la stessa storia raccontata con nomi più eleganti. È una tesi che, detta così, rischia lo slogan. Ma ha un pregio: ti obbliga a cercare la coerenza dove preferiremmo vedere eccezioni.
Allora provo a spostare lo sguardo più a Nord, dove il mondo cambia forma in modo quasi impudico. In Groenlandia e nelle rotte artiche, oggi, sta succedendo qualcosa che assomiglia a una rivelazione: non tanto “nuove terre”, quanto un vecchio istinto che torna praticabile.
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12 Gennaio 2026
Di notte, se guardi una foto satellitare della Pianura Padana, succede una cosa strana. Non vedi più città. Vedi una costellazione continua. Un mare di luci che non rispetta confini amministrativi, non obbedisce alle mappe scolastiche, non si ferma al cartello “fine centro abitato”. È come se l’Italia del Nord si fosse trasformata in un’unica creatura luminosa, con vene e capillari, nodi e diramazioni.
E allora la domanda non è più “quanto cresce una città?”. La domanda è “che cos’è, oggi, una città?”.
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9 Gennaio 2026
Non lo incontriamo per caso. Lo cerchiamo. Lo prenotiamo. A volte lo paghiamo. Come se fosse una risorsa naturale in via di esaurimento, da proteggere o da conquistare per qualche ora.
Non è sempre stato così.
Il silenzio, un tempo, era la condizione normale delle cose. Interrotto, certo, ma non invaso. C’erano rumori, voci, lavori. Ma c’era anche spazio. Tra un suono e l’altro. Tra una parola e la successiva.
Oggi quello spazio si è ristretto.
Viviamo immersi in un flusso continuo: notifiche, sottofondi, commenti, spiegazioni. Anche ciò che nasce per rilassarci spesso arriva già accompagnato da un rumore. Come se il vuoto facesse paura. Come se il silenzio dovesse essere subito riempito, giustificato, tradotto.
Eppure il silenzio non è assenza.
È presenza non mediata.
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7 Gennaio 2026
C’è una voce che attraversa quarant’anni di cultura italiana senza mai diventare rassicurante. È la voce di Massimo Zamboni. Musicista, scrittore, osservatore laterale del nostro tempo. Fondatore dei CCCP – Fedeli alla Linea, poi dei CSI, Zamboni è stato uno degli autori più radicali e insieme più sobri del rock italiano: mai incline all’estetica della ribellione, sempre interessato alla materia politica e morale della vita quotidiana.
Negli anni, alla musica ha affiancato una scrittura sempre più scabra e riflessiva. Libri come Bestiario Selvatico o Pregate per EA non raccontano il presente da lontano, ma lo scavano da dentro, partendo dai luoghi, dalle storie minori, dai gesti. Non a caso Zamboni vive oggi nell’Appennino emiliano, in una zona interna che considera la vera spina dorsale del Paese: non un rifugio bucolico, ma un punto di osservazione severo.
È da lì che parla, nell’intervista pubblicata da Vita.it il 5 gennaio 2026, quando sceglie un oggetto per l’anno che viene. Non uno strumento tecnologico, non un’idea astratta. Le mani.
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17 Dicembre 2025
«Non vedo l’ora di vedere il mio primo cadavere.»
La frase compare in una chat acquisita agli atti dell’Operazione Grimm, l’inchiesta coordinata da Europol che ha portato alla luce reti criminali capaci di reclutare minorenni per compiere atti di violenza su commissione. A scriverla è un bambino di undici anni. Non è una battuta. Non è una provocazione. È una risposta coerente, dentro una conversazione che ha già reso coerente l’idea della morte.
È da qui che conviene partire, se si vuole capire davvero cosa sia Grimm. Non dai numeri, non dagli arresti, ma da questo tono. Da questa assenza di tremore. Perché quella frase non racconta solo un reato. Racconta un clima. Racconta una normalizzazione.
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16 Dicembre 2025
Per capire come sta cambiando l'equilibrio fra i poteri negli Stati Uniti, e se si tratta di una svolta, un atto di forza di Trump o solo una brusca accelerazione di un processo già in corso da tempo, dobbiamo partire da molto lontano, dai 55 delegati che parteciparono alla Convenzione di Filadelfia del 1787. Non tutti sono considerati “Padri fondatori” allo stesso livello, ma tutti contribuirono alla nascita del sistema.
Prima di parlare del prodotto delle loro discussioni, è importante ricordare che i Padri fondatori litigarono su quasi tutto: quanto potere dare al presidente, quanto potesse essere forte il governo federale, che ruolo avessero gli Stati, quanto fidarsi del popolo.
La costituzione americana nasce dal conflitto, non dal consenso. È un documento di compromesso, costruito per reggere anche quando chi governa non è virtuoso.
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14 Dicembre 2025
Una volta la domenica era una cosa semplice. Non perché fosse migliore. Semplice perché non pretendeva niente da te.
Ci si svegliava un po’ più tardi. Si girava per casa senza un vero scopo. C’era sempre qualcuno che diceva: “Che facciamo?”. E qualcun altro rispondeva: “Mah”. Fine del programma.
Non era ozio filosofico, intendiamoci. Era una sospensione. Un tempo un po’ molle, che serviva a far passare la settimana e a preparare, senza saperlo, quella dopo.
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11 Dicembre 2025
Se c’è una cosa che la storia insegna, e insegna sempre con una certa ironia, è che la lingua pubblica non è mai neutra. È un sismografo dei tempi, certo, ma anche un arnese con cui i tempi stessi vengono plasmati. Ogni epoca ha avuto il suo registro: il latino limpido dei senatori romani che sapevano bene quanto una parola sbagliata potesse costare una congiura; la spavalderia dei tribuni che parlavano al popolo e si concedevano toni più ruvidi; la retorica fiammeggiante delle assemblee rivoluzionarie dove il volume contava quanto l’argomento. E poi — come in una specie di movimento pendolare — la restaurazione della misura, del decoro, del “parlare per costruire”.
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10 Dicembre 2025
Era un regionale del mattino, uno di quelli dove si viaggia quasi in silenzio, con la luce obliqua che entra dal finestrino e i pensieri che ancora non hanno trovato forma. Un ragazzo scorreva il cellulare distrattamente, poi ha rallentato. “Oggi è la Giornata dei diritti umani. Che roba è?”, ha chiesto all’amico accanto. L’altro ha alzato le spalle, come si fa quando qualcosa sembra lontano e un po’ inutile. Stavo per intervenire, quando un signore anziano, seduto di fronte, ha girato la testa con calma. “Non è roba inutile,” ha detto con una voce bassa e ferma. “È il motivo per cui la vostra vita è più larga di quella che ho avuto io.” Il treno continuava ad andare, ma in quel momento sembrava essersi fermato per ascoltare.
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5 Dicembre 2025
C’è un tratto che colpisce nelle ultime parole di Donald Trump sull’Europa: non è la durezza, non è la postura muscolare, non è nemmeno l’ennesima polemica sulle politiche migratorie o sulla transizione energetica. È l’ambizione di trasformare una valutazione politica in una diagnosi culturale definitiva. L’Europa, secondo la nuova National Security Strategy pubblicata a Washington, sarebbe vittima di una “erosione civilizzazionale”. Un continente che si starebbe perdendo, per colpa di scelte sbagliate e identità confuse. Il punto è che questa lettura non è neutrale. È un racconto costruito, calibrato per servire una visione del mondo molto precisa: quella di un’America che torna a chiedere fedeltà, non collaborazione; che vuole alleati obbedienti, non partner autonomi; che preferisce un’Europa litigiosa a un’Europa capace di decidere da sola
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3 Dicembre 2025
Non avevo programmato niente. Non c’è stato un momento fondativo, nessuna frase epica appuntata su un taccuino. È successo semplicemente così: qualche anno fa ho iniziato a lavorare ogni giorno dentro una cooperativa sociale di tipo B.
Per chi non la conosce, una cooperativa di tipo B è una realtà che unisce lavoro e inclusione: produce beni o servizi come qualunque impresa, ma lo fa con una missione precisa — inserire nel mondo produttivo persone con disabilità o con fragilità sociali, offrendo loro un posto di lavoro vero, retribuito, stabile, con la stessa dignità degli altri lavoratori.
È un modello italiano, riconosciuto dalla legge, che prova a trasformare la vulnerabilità in partecipazione. Non un laboratorio protetto: un’impresa che compete, produce, fattura, ma che mette al centro chi normalmente viene lasciato ai margini
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2 Dicembre 2025
Per molti anni abbiamo creduto che la diplomazia fosse un patrimonio solido, quasi naturale. Una trama di gesti, rituali, linguaggi che teneva il mondo in equilibrio. Chi, come me, ha studiato quella “vecchia scuola”, conosce bene l’idea di fondo: la pace non la garantisce la forza, ma la pazienza. Non la velocità, ma la continuità dei rapporti. Non il prezzo, ma la fiducia.
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26 Novembre 2025
La discussione sulla cultura torna sempre allo stesso punto. Ogni volta che una città inaugura un museo ristrutturato, ogni volta che un festival chiede sostegno pubblico, ogni volta che un ente locale prova a dare un senso alla parola “promozione”, il discorso rimbalza su un’unica metrica: quanto produce in termini economici. Quanti biglietti, quante presenze, quale indotto. È un riflesso quasi automatico. Eppure è proprio questo riflesso che sta consumando l’idea stessa di cultura. Non la difende, la restringe. La spinge a imitare un linguaggio che non le appartiene, quello dell’industria.
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23 Novembre 2025
La COP30 di Belém si è presentata da subito come un passaggio importante, non tanto perché promettesse svolte storiche, ma perché metteva molti Paesi davanti alla domanda più semplice e più difficile: quanto siamo davvero disposti a cambiare? Belém non ha il tono trionfale di altre conferenze e forse, proprio per questo, aiuta a vedere meglio le differenze di sensibilità tra gli Stati, ciò che ognuno porta con sé e ciò che ognuno teme di perdere.
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20 Novembre 2025
Capita ogni tanto che una notizia lontana ci colpisca più del previsto. Succede quando non parla davvero di un Paese straniero, ma di noi. È il caso della decisione della Guardia costiera americana di “declassare” la svastica e il cappio da simboli d’odio a semplici simboli “divisivi”. Un’aggiustatina lessicale, dicono. E invece no. Perché ci ricorda, con un brivido corto, quanto siamo diventati indulgenti verso segni che dovrebbero restare fuori da ogni spazio comune.
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18 Novembre 2025
Fuori, in molte città, le sinagoghe preparavano le candele per ricordare la Notte dei cristalli.
Dentro lo schermo del telefono, un generale diventato vicesegretario di partito decideva che era il momento giusto per dare «ripetizioni di storia» a chi – secondo lui – l’ha studiata «sui manuali del Pd».
Il generale è Roberto Vannacci, eurodeputato e da qualche mese uno dei quattro vice di Salvini.
Il post è quello che ormai conosciamo: Mussolini «terzo deputato più votato d’Italia», la marcia su Roma che «non fu un colpo di Stato ma poco più di una manifestazione di piazza» (citazione dello storico Francesco Perfetti), il fascismo che «almeno fino alla metà degli anni Trenta» avrebbe esercitato il potere «attraverso gli strumenti previsti dallo Statuto Albertino», le leggi – «fino alle stesse leggi del 1938» – approvate dal Parlamento e promulgate dal re.
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13 Novembre 2025
Quando gli Alleati liberano Buchenwald, Dachau, Mauthausen, non si limitano a entrare. Registrano. Seguono un ordine preciso: filmare ogni angolo, ogni dettaglio. I soldati non sono preparati a quello che trovano, ma le cineprese sì: lavorano in silenzio, senza tremare.
Il risultato è un film che non vuole commuovere, non vuole convincere, non vuole raccontare. Vuole soltanto dire: è accaduto. Si chiama Nazi Concentration Camps. Dura poco più di un’ora. È talmente diretto da sembrare un’autopsia. Ed è proprio questo che lo rende inaggirabile
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12 Novembre 2025
A volte mi chiedo se, di fronte allo spettacolo offerto da chi ci rappresenta, non sia sempre più necessario creare scuole di politica. Non scuole di partito, non accademie per funzionari, ma luoghi in cui chi desidera dedicarsi alla cosa pubblica possa acquisire strumenti, linguaggio e metodo.
La domanda sembra teorica, ma non lo è: ogni volta che qualcuno decide di esporsi, la sente addosso — da dove comincio?
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10 Novembre 2025
Il giuramento militare dei dirigenti della Silicon Valley ha fatto il giro del mondo. Quartier generale dell’Esercito USA, giugno 2025: quattro figure centrali dell’innovazione digitale prestano servizio come tenenti colonnelli della Army Reserve, arruolati nel nuovo Executive Innovation Corps.
Molti hanno letto la foto come una svolta epocale: “I capi della tecnologia sotto il comando diretto del Presidente”. In realtà, il quadro istituzionale è meno drammatico e più interessante. Vale la pena ricostruirlo.
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7 Novembre 2025
Washington, fine aprile 2025. Nel giardino sud della Casa Bianca, Trump mostra ai giornalisti il faldone con le firme dei suoi nuovi ordini esecutivi. È il centesimo giorno del mandato. Cento giorni, centinaia di firme. Non un record di consenso, ma di atti: oltre cento executive orders depositati nel Federal Register. Una pioggia normativa che rievoca, più che un ritorno alla politica tradizionale, la vecchia idea di una presidenza imperiale.
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5 Novembre 2025
I "cavalli di razza” della Prima Repubblica nascevano dentro partiti-scuola, in tempi lenti e densi. Oggi i leader si formano nei feed e nelle arene mediatiche. Non è un declino, ma una mutazione del mestiere politico e dei suoi incentivi. Capire il meccanismo è già un atto civile.
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4 Novembre 2025
Non ci fu un grido, né una fanfara. Solo un silenzio che tagliava l’aria, improvviso come una dimenticanza. Un soldato si svegliò di soprassalto perché mancava qualcosa. Il rombo continuo, il tuono dei cannoni, i colpi brevi che avevano scandito la vita per anni. Niente. Restavano il fumo fermo, l’odore di ferro e la sensazione, difficile da nominare, di essere vivi. Il 4 novembre 1918 non fu un giorno di festa. Fu il giorno in cui il rumore finì.
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4 Novembre 2025
Una classe alle otto del mattino è un luogo fragile. L’aria sa di corridoi lucidi, cartelloni appesi e voci stanche. I ragazzi entrano uno alla volta, qualcuno ride, qualcuno guarda in basso. In cattedra, un insegnante apre un libro. In quel momento può scegliere: versare nozioni come acqua in un vaso, oppure accendere una scintilla.
Vito Mancuso lo chiama così: “educare è accendere l’umano”. Non è uno slogan poetico: è un cambio di prospettiva. Istruire è riempire; educare è accendere.
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31 Ottobre 2025
"A volte viene da pensare che noi, italiani contemporanei, siamo eredi un po’ scriteriati, incapaci non solo di valorizzare ma anche di prenderci cura di ciò che abbiamo ereditato. E tuttavia, il legame tra l’Italia e la bellezza persiste"
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29 Ottobre 2025
C’è un momento, alla fine di ogni conteggio, in cui l’aria cambia. La sala è piena ma il rumore si ferma. Le schede sono state lette, le mani hanno contato, il presidente alza lo sguardo: “Approvato”. A volte basta una parola, a volte basta un numero che supera l’altro di uno. Non sembra molto, eppure sposta destini. Un voto di scarto è una soglia attraversata: la stessa stanza, un attimo prima, diceva “no”; un attimo dopo, dice “sì”.
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27 Ottobre 2025
Novara, 27 ottobre 2025. Una porta si apre e l’aria sa di vernice fresca e accoglienza. Il pavimento invita a piedi piccoli, le luci sono gentili, le mani degli adulti cercano altre mani. C’è un silenzio che non è vuoto: è attesa. Oggi la città consegna ai suoi bambini un luogo che dice, senza proclami: qui si cresce giocando, e nessuno resta fuori.
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25 Ottobre 2025
Che cosa succede quando un euro di utile non va al dividendo ma torna nel quartiere, nella scuola, nel lavoro di chi fa più fatica?
La cooperazione sociale è un dispositivo che trasforma margini economici in beni relazionali durevoli. Non beneficenza: ingegneria istituzionale.
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22 Ottobre 2025
C’è una frase di Mattia Torre che non smette di lavorare dentro: “La gentilezza è l’atto più politico che ci è rimasto.”
Detta così, sembra una carezza. In realtà è una lama affilata. Perché Torre non parlava di buone maniere, ma di potere.
La gentilezza, quando tutto si incattivisce, non è un gesto neutro. È un atto di resistenza.
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20 Ottobre 2025
L’Archivio segreto del Vaticano. Basta pronunciare il nome per evocare stanze buie, pergamene maledette, cardinali che tramano. È un nome che sembra uscito da un romanzo di Dan Brown. In realtà, dietro quella parola “segreto” non c’è nessuna cospirazione. C’è un equivoco linguistico. Secretum, in latino, significa semplicemente “privato”. L’Archivio non era nascosto ai nemici della cristianità, ma riservato al Papa. Un luogo dove custodire la memoria della Chiesa e, di riflesso, una fetta importante della storia europea.
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14 Ottobre 2025
Un giorno d’autunno del 1943, il 14 ottobre, in Polonia, dentro un campo di sterminio dove quasi nessuno usciva vivo, accadde l’impensabile. Due uomini — Leon Feldhendler, ebreo polacco, e Aleksandr “Sasha” Pečerskij, ufficiale sovietico — decisero che era meglio morire provando a fuggire che restare lì ad aspettare. Non avevano armi. Non avevano un esercito. Avevano solo un piano fragile, costruito con pochi compagni, tra sguardi rapidi e frasi sussurrate.
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7 Ottobre 2025
Una ragazza con un taccuino, ferma. Davanti a lei, un frammento di foresta che respira. Non spiega, non forza, non interrompe. Ascolta. Da quella semplice postura—stare e guardare—è nata una delle rivoluzioni culturali più pacate e decisive del Novecento: l’idea che conoscere significhi prima di tutto lasciare che l’altro, perfino quando è uno scimpanzé, si racconti.
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6 Ottobre 2025
Sai cosa colpisce? Che in un’epoca in cui tutti gridano la propria libertà, ci sia ancora qualcuno disposto a rischiarla per gli altri. Le persone della Sumud Flotilla, e chi è sceso in piazza pacificamente, non hanno fatto un gesto romantico. Hanno ricordato che la solidarietà non è un sentimento, è un’azione.
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12 Maggio 2025
Gavirate celebra Gianni Rodari con un progetto ambizioso e coinvolgente: il Festival Praticamente Rodari. Presentato ufficialmente dall'Assessore ai Servizi Educativi e alla Comunicazione, Marta Maggiolaro, il Festival rappresenta un passo importante nella valorizzazione dell'eredità culturale del grande scrittore e pedagogista, che proprio a Gavirate trascorse gli anni fondamentali della sua formazione.
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28 Aprile 2025
Gavirate celebra Gianni Rodari con un progetto ambizioso e coinvolgente: il Festival Praticamente Rodari. Presentato ufficialmente dall'Assessore ai Servizi Educativi e alla Comunicazione, Marta Maggiolaro, il Festival rappresenta un passo importante nella valorizzazione dell'eredità culturale del grande scrittore e pedagogista, che proprio a Gavirate trascorse gli anni fondamentali della sua formazione.
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15 Aprile 2025
Il programma sarà presentato ufficialmente durante una conferenza stampa online giovedì 17 aprile, ma la notizia è già ufficiale: Gavirate rende omaggio a Gianni Rodari, uno dei più amati pedagogisti e scrittori italiani, con la nascita di un Festival a lui dedicato.
“Il Festival Gianni Rodari è uno dei punti fondanti del programma culturale della mia Amministrazione”, ha dichiarato il sindaco Massimo Parola, annunciando che l’evento sarà proposto per almeno quattro anni consecutivi, sempre nei primi giorni di maggio. Un impegno culturale di lungo periodo che vuole valorizzare l’opera e l’eredità creativa di Rodari, rendendola viva e partecipata.
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18 Novembre 2024
La Collezione Peggy Guggenheim rinnova il suo impegno verso l'accessibilità con la ripartenza di Doppio Senso. Percorsi tattili alla Collezione Peggy Guggenheim. Alla vigilia del suo decimo anniversario, nel 2025, il programma si arricchisce di nuove proposte, attività, e si avvale di sempre più materiali di supporto per le visite in autonomia, offrendo al pubblico un'esperienza ancora più coinvolgente e inclusiva e rendendo così il patrimonio artistico del museo accessibile a tutti attraverso il tatto.
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18 Novembre 2024
Gli organizzatori: "Oggi possiamo assistere a tre assunzioni di impegno molto importanti: la conversione delle Domeniche gratuite dei musei statali in giornate di sensibilizzazione al dono per il patrimonio storico-artistico e in un'ottica di mecenatismo diffuso, la disponibilità di enti e operatori a costituire un Tavolo di ricerca sul fundraising culturale che collabori con il Ministero della Cultura e l’impegno ad investire sulla formazione da parte del DiVa - Dipartimento per la Valorizzazione dei Beni culturali del Ministero"
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2 Aprile 2024
Avamposto della creatività, governato dal credo della sperimentazione e dall'ingenuità di chi saluta la scuola per farsi strada nel mondo del lavoro, il visionario hub dedicato al design under 35 compie quest’anno 25 anni ed è un’agorà aperta a tutti, concepita come luogo di indagine sull'abitare contemporaneo.
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12 Dicembre 2023
In via Marsala 13 a Milano Cavalis Lacerenza, una delle gallerie milanesi tra le più affascinanti ed affermate, specializzata in Antichità classica e oggetti d’arte, ha ospitato la mostra dal titolo “COLLECTIVE EXPOSITION”. Un percorso d’arte tra antico e moderno che si snoda all’interno delle tre grandi sale espositive.
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10 Settembre 2023
Un affascinante spettacolo di musica e luci di Nicola Pankoff alla Rocca di Arona, organizzato dalla Fondazione Salina.
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21 Dicembre 2022
Le edizioni di Giovanni Biancardi titolare del Muro di Tessa, libreria antiquaria, studio bibliografico e casa editrice, si distinguono per una produzione e distribuzione di libri […]
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20 Dicembre 2022
Grande creatività e allegria trasmettono le opere di Lucio Passerini. Nato a Milano nel 1954, vive a Milano. Le sue tecniche sono soprattutto acqueforti, la xilografia […]
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20 Dicembre 2022
Attirano l’attenzione i leporelli di Josef Weiss Edizioni. Molto armoniosi e ricchi di testo a numero ristretto. Di particolare pregio è la collezione Dîvân, una collana […]
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20 Dicembre 2022
Editori e artisti presentano le loro opere: libri d’artista, incisioni, disegni e acquerelli presso lo Spazio l’Originale di Marisa Pogliago in una mostra curata da Silvia Carla Ceffa.
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20 Dicembre 2022
Editori e artisti presentano le loro opere: libri d’artista, incisioni, disegni e acquerelli presso lo Spazio l’Originale di Marisa Pogliago in una mostra curata da Silvia Carla Ceffa.
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20 Dicembre 2022
Editori e artisti presentano le loro opere: libri d’artista, incisioni, disegni e acquerelli presso lo Spazio l’Originale di Marisa Pogliago in una mostra curata da Silvia Carla Ceffa.
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20 Dicembre 2022
Editori e artisti presentano le loro opere: libri d’artista, incisioni, disegni e acquerelli presso lo Spazio l’Originale di Marisa Pogliago in una mostra curata da Silvia Carla Ceffa.
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16 Novembre 2022
La Galleria “Spazio Moderno” in via Martiri della Liberà 38 ad Arona ospita dal 7 al 20 novembre 2022 la mostra personale “La gioia del colore” di Marisa Chionetti a cura di Silvia Ceffa.
Il Vernissage si è svolto sabato 12 novembre alle ore 17.30 .
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16 Novembre 2022
Dal 4 al 6 novembre all’Oval Lingotto Fiere di Torino si è tenuta Artissima, fiera internazionale d’Arte contemporanea. Appuntamento sempre atteso che si distingue ogni volta e che è punto di riferimento grazie al suo approccio al contemporaneo, all’innovazione e alla sperimentazione.
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1 Novembre 2022
Riconosciuta a livello internazionale per l’attenzione alle pratiche sperimentali e come trampolino di lancio per artisti emergenti e gallerie di ricerca, Artissima è un appuntamento unico che attrae ogni anno un pubblico selezionato di collezionisti, professionisti del settore e appassionati. La fiera si riconferma a ogni edizione come la preferita da
curatori, direttori di istituzioni, fondazioni d’arte e patron di musei di tutto il mondo, coinvolti a vario titolo nel suo programma.
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9 Ottobre 2022
"Io Sono Cultura” è un progetto di ricerca annuale che racconta il valore economico e sociale delle imprese che operano nel settore culturale e creativo. Dal 2011 noi Symbola e Unioncamere collaboriamo con numerosi esperti per analizzare e mostrare come cultura e creatività siano per il nostro Paese driver dell’economia e della Qualità.
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11 Agosto 2021
collezione Adriano e Rosalba Benzi a cura di Adriano Benzi e Rosalba Dolermo Acqui Terme dal 18 luglio al 29 agosto Palazzo Robellini – Piazza Levi […]
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4 Gennaio 2021
Cosa ci può raccontare l’Infinito di Leopardi dell’Intelligenza Artificiale? In questo coinvolgente e poetico talk, Lucilla Giagnoni ci accompagna nella lettura della poesia italiana più conosciuta […]
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24 Maggio 2020
“Cosa sarà”, con la direzione artistica di Luca Sofri, è un palinsesto fatto di appuntamenti quotidiani dal lunedì al venerdì, dalle 18.30 ogni settimana. Presentazioni, discussioni, interviste, […]
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16 Maggio 2020
Il dolore che si fa bellezza. Il gesto che si fa poesia. La sofferenza che si fa arte. La disabilità portata con un pudore sfrontato, carico […]
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16 Maggio 2020
Da oltre un decennio la Fondazione De Sanctis promuove iniziative dedicate alla diffusione della letteratura e alla riscoperta dei classici; diversi cicli di letture nelle sedi […]
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11 Maggio 2020
Via dalle città. Nei vecchi borghi c’è il nostro futuro?
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11 Maggio 2020
SFIDE e UTOPIE “Via dalla città.Nei Borghi c’è il futuro” … la provocazione dei territori…. Una bella riflessione quella di ripensare un modello […]
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In occasione della ricorrenza della consacrazione della cappella dell’Arena affrescata da Giotto, celebrata il 25 marzo 1305, l’Università di Padova pubblica il video “La Cappella degli […]
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Già duramente colpito dalle norme che impongono la chiusura di teatri, cinema e musei, impedendo così lo svolgimento di eventi dal vivo, il mondo della cultura ha […]
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Oggi ci sentiamo un po’ quel popolo incatenato che rimpiange la ‘patria perduta’ e la libertà di vivere il quotidiano come è abituato a fare […]
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Pompei è protagonista del nuovo spot ArtBonus: l’affresco della Venere in conchiglia, che dà il nome alla domus restaurata e riaperta al pubblico nel 2016, è […]
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Il gap della conoscenza e dell’apprendimento rischia di minare il futuro economico e sociale di comunità e nazioni. Nel libro “Apprendimento non-stop” di Rossella Cappetta (Egea), […]
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Ad Ankara c’è una biblioteca formata dai libri salvati dalle discariche. Nel cuore della Turchia, i netturbini hanno dato vita a una biblioteca di libri abbandonati per […]
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Stando allo studio Perils of Perceptions che dal 2014 Ipsos pubblica ogni anno e i cui risultati sono stati raccolti in un libro firmato dal direttore […]
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28 Aprile 2019
“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, […]
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28 Aprile 2019
Una volta c’erano le guerre, i giovani partivano e ci lasciavano la pelle e saltavano tre generazioni di giovani. Oggi questo fortunatamente non avviene più, però […]
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13 Aprile 2019
Con il progetto “Matera 2019 Storytelling”, le Officine delle Idee, insieme con il sito www.leggoscrivo.com vogliono portare avanti una narrazione differente rispetto ai canoni tradizionali coinvolgendo direttamente il […]
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13 Aprile 2019
L’opuscolo si propone di essere un nuovo strumento “per stimolare un miglior dialogo tra Impresa e PA sulla via delle sponsorship e dei partenariati culturali” ALES, società […]
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12 Marzo 2019
Giornalista, scrittore. E’ nato a Torino, dove ha cominciato a collaborare al Giornale Radio. E’ stato per 13 anni corrispondente per la RAI a Parigi e […]
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12 Marzo 2019
Le riflessioni di Murray Shanahan, professore di robotica cognitiva e consulente del film “Ex machina”, nel libro “La rivolta delle macchine” “Se l’intelletto diventasse non […]
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Tecnologia frammentata, filtri, software coperti da copyright. Dal 1989 internet ha fatto molti passi avanti, ma ci sono ostacoli. Parola di Cern, dove tutto è cominciato […]
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“La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande”. Hans Georg Gadamer, quando scrisse questo pensiero, non sapeva di aver […]
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“La condizione del disabile crea non pochi imbarazzi, soprattutto in una società abituata a esaltare la perfezione della forma e a preferire alla sostanza l’apparenza” […]
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Lasciarsi ispirare dal proprio respiro, ascoltare la poesia, entrare in contatto con la propria dimensione interiore, fino alla meditazione e all’espressione creativa della personalità di ciascuno studente: è […]
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Risorse per 1,5 milioni di euro a sostegno delle produzioni audiovisive È online, sul sito della Regione Piemonte, il primo bando del “Piemonte Film Tv Fund”, […]
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