Quando i manager giurano: storia e politica di un gesto inatteso

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Il giuramento militare dei dirigenti della Silicon Valley ha fatto il giro del mondo. Quartier generale dell’Esercito USA, giugno 2025: quattro figure centrali dell’innovazione digitale* prestano servizio come tenenti colonnelli della Army Reserve, arruolati nel nuovo Executive Innovation Corps.

Molti hanno letto la foto come una svolta epocale: “I capi della tecnologia sotto il comando diretto del Presidente”. In realtà, il quadro istituzionale è meno drammatico e più interessante. Vale la pena ricostruirlo.

1. Non è la prima volta che l’America chiama i civili

L’Esercito americano ha una lunga storia di riservisti specialisti. Giuristi, medici, ingegneri: figure che portano competenze rare. Il fatto nuovo è la qualifica: non tecnici qualunque, ma dirigenti di aziende che controllano piattaforme da miliardi di utenti.

Questo non li colloca al fianco del Presidente nel senso cinematografico del termine. In tempo di pace, la riserva risponde alla sua catena di comando interna, con incarichi mirati a progetti e standard tecnici. Ma il gesto ha un peso politico perché avvicina due mondi che negli ultimi anni avevano preso strade opposte: le piattaforme private e il sistema militare.

2. La Silicon Valley nasce anche qui

Per capire l’eco del giuramento bisogna tornare indietro:

la crescita della Silicon Valley negli anni ’50 e ’60 è intrecciata con la difesa (radar, microchip, ARPANET);

il distacco arriva tra anni ’80 e 2000, quando il settore privato diventa più veloce e ricco del committente pubblico;

la frattura si apre nel 2018, quando alcuni dipendenti Google contestano i contratti militari su AI e droni (Project Maven).

Il 2025 segna, in un certo senso, un riavvicinamento simbolico: non più esternalizzazioni o contratti, ma persone in carne e ossa che entrano – seppur da riservisti – nell’organigramma.

3. Che cosa fa davvero un tenente colonnello riservista della “Innovation Corps”?

Non comanda truppe e non prende decisioni operative. Porta competenze.

Nel caso specifico: architetture software, IA generativa, valutazione dei rischi.

Lavora su:

standard tecnici per nuovi sistemi;

interoperabilità con gli alleati;

casi d’uso di IA in ambito logistico e analitico;

esercitazioni con prototipi.

La leva del potere non è l’uniforme ma il linguaggio: chi definisce gli standard spesso definisce il futuro.

4. Le implicazioni vere: conflitti, percezioni e governi

Conflitti d’interesse

Il punto sensibile non è la divisa, ma la doppia posizione: dirigente di un’azienda che può vendere servizi al Pentagono e ufficiale riservista che contribuisce a stabilire priorità tecniche.

Il rischio non è tanto la corruzione quanto la percezione: chi garantisce che una scelta sia per l’interesse pubblico e non per un vantaggio competitivo?

Percezione internazionale

Agli occhi degli alleati è un segnale: gli Stati Uniti vogliono accelerare sull’IA militare. L’Europa, già in ritardo, fatica a capire se questa è cooperazione o dominio tecnologico.

Politica interna

Negli USA, la figura del Presidente come Commander in Chief viene spesso interpretata in modo emotivo. Nel dibattito pubblico, “giurare per l’Army” può suonare come “obbedire al Presidente”. A livello costituzionale non è così.

La riserva è una struttura professionale, gerarchica, autonoma. Ma nel clima polarizzato di oggi, i simboli contano quanto i fatti.

5. Precedenti esteri: nessuno identico, alcuni illuminanti

Estonia: una “Cyber Defence League” di volontari civili che supportano lo Stato nelle crisi informatiche.

Regno Unito: riservisti cyber che portano competenze a DSTL e unità specializzate.

Israele: la sinergia tra IDF e settore hi-tech (Unità 8200) ha creato un modello, con luci e ombre, che oggi tutti citano.

Gli Stati Uniti non copiano: allargano il modello. E lo fanno con l’autorità informale delle loro piattaforme.

6. Le obiezioni più sensate, non quelle da talk-show

“È militarizzazione della tecnologia?”

No, non per questa via. È piuttosto l’opposto: istituzionalizzazione dell’influenza privata dentro lo Stato.

Che è un problema a sé.

“È conflitto d’interessi?”

Dipende dalle misure di trasparenza. Per ora, non ci sono recuse automatiche né muraglie cinesi. Tema da seguire.

“È solo immagine?”

No. La tecnopolitica è fatta di simboli che aprono porte. Il giuramento crea un precedente.

7. E adesso cosa può succedere (5–10 anni)

Una nuova classe dirigente ibrida, metà civile e metà militare, che parla fluentemente il linguaggio dell’IA.

Una serie di standard tecnici nati in aziende private che diventano prassi nelle forze armate americane e poi nella NATO.

Una discussione tutta nuova sulla sovranità digitale: chi controlla gli algoritmi che governano logistica, intelligence, simulazione?

Un conflitto culturale interno alla Valley: chi vuole collaborare e chi teme di perdere la propria identità pacifista.

L’arruolamento dei leader tech non porta la Silicon Valley sotto il controllo diretto della Casa Bianca. Porta qualcosa di meno visibile ma più duraturo: un canale permanente di influenza reciproca.

Il problema non è l’uniforme. È chi definisce il futuro delle tecnologie che tutti usiamo, civili o militari che siano.

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Nota

Il Detachment 201 – Executive Innovation Corps è una nuova unità della United States Army Reserve creata nel 2025 per portare dentro l’Esercito competenze di alto livello su intelligenza artificiale, dati, software, simulazione e tecnologie immersive. Non si tratta di incarichi operativi: i suoi membri, spesso provenienti dal settore privato, contribuiscono alla definizione di standard tecnici, alla valutazione di prototipi e alla modernizzazione dei processi digitali del Dipartimento della Difesa.

I dirigenti che hanno prestato giuramento nella cerimonia del 2025 sono:

Andrew “Boz” BosworthChief Technology Officer, Meta (Reality Labs). Guida le tecnologie immersive di Meta. È stato commissionato tenente colonnello della Army Reserve. Nello stesso periodo Meta ha avviato una collaborazione con Anduril per applicazioni AR/XR utili anche all’addestramento militare.

Shyam SankarChief Technology Officer, Palantir. Figura chiave nei programmi IA e dati dell’Esercito USA, tra cui Army Vantage. La sua nomina arriva mentre l’Army consolida contratti pluriennali con Palantir, fino a un valore massimo di 10 miliardi di dollari sull’arco di dieci anni.

Kevin WeilChief Product Officer, OpenAI. È entrato nel Detachment 201 come tenente colonnello. Pochi giorni dopo il giuramento, il Dipartimento della Difesa annuncia un pilot da circa 200 milioni di dollari con OpenAI per applicazioni di IA avanzata applicate a cyber, difesa e gestione dei dati.

Bob McGrewAdvisor, Thinking Machines Lab, già Chief Research Officer di OpenAI. Porta una competenza di ricerca pura su modelli di frontiera e tecniche di post-training, completando il ventaglio di profili selezionati per la nuova unità