

C’è un filo rosso che unisce la buona divulgazione alla buona cittadinanza: imparare a guardare il mondo da più angolazioni, senza dogmi, con curiosità operosa. È il cuore del ritratto che Daniele Scarampi dedica a Piero Angela su Treccani, dove emerge una lezione che oggi suona più attuale che mai: rendere la complessità accessibile senza semplificarla male.
Angela non ha solo “spiegato” la scienza: l’ha decodificata e portata nel salotto di casa, inventando un linguaggio televisivo capace di far dialogare ricerca, storia, ambiente, economia. Dai primi esperimenti a Destinazione uomo fino a Quark e SuperQuark, la sua è stata una vera rivoluzione culturale: un format e, insieme, un’etica del racconto. Per capirne la portata, basta rileggere le testimonianze e i materiali d’epoca ricostruiti da Scienza in Rete, che restituiscono il lavoro del “divulgatore da giovane” prima del successo di massa.
Una delle chiavi più fertili della bibliografia citata da Treccani riguarda la distinzione tra comunicazione e divulgazione: concetti affini, ma non sovrapponibili. Comunicare informa; divulgare educa, costruisce contesto, allena al dubbio e alla verifica. È una differenza sostanziale ben argomentata da Antonio Cerasa: la divulgazione richiede una competenza che tiene insieme contenuti, metodo e responsabilità verso il destinatario.
Il “metodo Angela” sta anche in una precisa scelta di linguaggio: semplice ma sorvegliato, rigoroso ma ospitale. Scarampi insiste su un punto: per allargare la platea senza perdere precisione servono esempi, metafore che rendano tangibile l’astratto – quelle che l’articolo chiama “metafore esegetiche”. Un approccio coerente con le riflessioni di Maria Luisa Villa sulla lingua della scienza: la terminologia non è un orpello, è la mappa che permette di muoversi in territori complessi senza smarrire il senso.
Divulgare, per Angela, significa mettersi “in mezzo al pubblico”, non sopra. È una simmetria che chiama in causa anche ciò che sappiamo sulle parole “in movimento”: verbi d’azione, immagini concrete, riferimenti all’esperienza attivano canali cognitivi potenti e inclusivi. È così che un tema specialistico smette di essere “per pochi” e diventa capitale culturale condiviso.
La battaglia non è contro l’ignoranza in sé, ma contro la tentazione di smettere di esercitare ciò che si è imparato. L’analfabetismo funzionale, ricorda Treccani, si combatte con un lavoro paziente di educazione: allenare l’attenzione, spiegare i nessi, creare senso. In questa direzione vanno anche molti interventi recenti sulla necessità di una divulgazione che aiuti a prendere decisioni informate nella vita civile.
Il quadro più ampio è quello dei megatrend che trasformano società ed ecosistemi. Se non vogliamo “navigare a vista”, servono alfabeti comuni e visioni lunghe: lo sottolineano studi come quelli coordinati da Carlo Bordoni, che invitano a pensare la conoscenza come infrastruttura di futuro. La divulgazione, in questa prospettiva, non è un genere: è un servizio pubblico.
L’eredità di Piero Angela non è nostalgia, è metodo:
partire dai fatti e farli parlare,
scegliere parole che aprono, non che escludono,
mettere alla prova le idee, con onestà intellettuale.
È un invito che Canale Cultura fa proprio, nel segno di una cultura accessibile, fondata sulla competenza ma capace di parlare a tutti. Se divulgare significa educare, allora è anche costruire comunità.
D. Scarampi, Piero Angela e la scienza come divulgazione olistica, Treccani Magazine, 2022. Treccani
A. Cerasa, Comunicare o divulgare? Questo è il problema, AGI, 2019. Agi
Piero Angela: ritratto del divulgatore da giovane, Scienza in Rete, 2022. Scienza in rete
M. L. Villa, La scienza, la lingua e i futuri possibili, 2016 (PDF). Italofonia.info
C. Bordoni (a cura di), Immaginare il futuro. La società di domani…, Mimesis, 2016. mimesisedizioni.it